4 luglio 1944

 

Questa storia, relativa ad una strage di civili effettuata dalle forze di occupazione tedesca in alcuni paesi del Valdarno aretino nel luglio 1944,  è tratta da un volume di prossima pubblicazione che viene qui rielaborata e depurata di tutta la parte di riflessione metodologico storica e avrà una cadenza periodica. È bene tenere presente che lo studio della formazione del racconto storico in relazione alla testimonianza del sopravvissuto o parente della vittima anche in questa versione semplificata ne costituisce il vero filo rosso. Va da sé che tutta la storia può essere riletta anche come una nuova cronaca dei fatti, pur non cedendo mai alla tentazione dello scoop storiografico o della rivelazione roboante di chissà quale “altra” verità. I testi riprodotti non mantengono la lineare disposizione del libro e sono opera di Francesco Gavilli che ne è interamente responsabile nel taglio e nel contenuto. (F. G.)

 

Fonte: Eccidi nazifascisti Regione Toscana
Fonte: Eccidi nazifascisti Regione Toscana

 

Un’introduzione

 

Nei primi giorni del luglio del 1944 reparti della Divisione Hermann Göring, poco prima che fosse trasferita nel fronte orientale a contrastare l’avanzata sovietica, consumarono a Meleto e a Castelnuovo dei Sabbioni, nella zona mineraria del Valdarno Superiore aretino, la loro ultima strage di civili italiani. Quasi duecento uomini furono fucilati e poi bruciati nelle aie e nelle piazze, a gruppi o addirittura, come per i sessantotto di Castelnuovo, in un unico assembramento.

A ridosso delle stragi di Civitella della Chiana e ad opera degli stessi reparti che attuarono un’unica e vasta azione di rappresaglia, nel Valdarno «ufficialmente» la memoria dei fatti si caratterizzò per un atteggiamento non smaccatamente antipartigiano, nonostante parte degli uccisi non fossero stati loro simpatizzanti e alcuni avessero a suo tempo aderito al PNF. In realtà a lungo le tensioni tra antifascisti e chi si era posto in una posizione attendista si mantennero in modo sotterraneo per trasformarsi alla fine in un reciproco e silenzioso riconoscimento. D’altronde se parte della popolazione che era stata fascista aveva riconosciuto tra gli esecutori alcuni «Italiani», le forze antifasciste dal canto loro accettarono progressivamente in modo implicito che la causa scatenante le rappresaglie fossero state le azioni partigiane del mese di giugno. Se i due ordini di eventi (forme di collaborazionismo fascista alle stragi e uccisioni di tedeschi in attentati e imboscate partigiane) avevano entrambi una propria verità, oggi sicuramente la loro rilevanza appare sovradimensionata. Infatti, la partecipazione «italiana» alla strage non ha raggiunto mai la prova certa che sia stata decisiva anche nella sua progettazione, mentre il «fine» tedesco delle uccisioni superava ampiamente la dimensione locale dell’evento.

In questo contesto tracciato sinteticamente, s’inserì la riscoperta di più di duecento dichiarazioni, che i testimoni dell’epoca avevano rilasciato agli Inglesi. Dopo essere state sepolte e dimenticate vennero subito lette con la speranza di trovare la soluzione di un dilemma irrisolto. Da allora sono state pubblicate diverse ricerche che avvalendosi di quelle «rivelazioni» ne hanno ricalcato la chiave interpretativa e condizionato la memoria storica come racconto giudiziario. Così, nel momento in cui il ricordo delle stragi si affievolisce e perde la propria urgenza politica e giudiziaria, la cornice disegnata dagli Inglesi è rimasta l’unica lettura dell’evento. In realtà il Report dell’Inchiesta non era e non poteva essere esente da lacune e contraddizioni, dovute alla ovvia non conoscenza tanto del territorio quanto della struttura e delle motivazioni della Wehrmacht. Ancora oggi tuttavia proprio la riconquistata «concordia civile» sembra impedire di affrontare i punti più controversi, quale la partecipazione dei fascisti, la «collaborazione» convinta, forzata o involontaria di alcuni italiani, il ruolo della dirigenza della Società Mineraria e quello che realmente fecero in quei giorni i Partigiani, che pure l’Inchiesta contribuiva a mettere in luce. Gli Inglesi d’altronde erano soggetti a quello che, visto il destino della loro indagine, doveva apparire un vero «pregiudizio storico»: per loro infatti l’azione partigiana, che sin lì avevano sostenuto, era legittima e allo stesso modo la collaborazione italiana alle forze di occupazione, a motivo della quale stavano combattendo contro i Fascismi in Europa, stava nell’ordine delle cose. Questa visione prospettica, se non si fosse deciso di tenerla nascosta per lunghi anni, avrebbe garantito per lo meno una certa terzietà, pur non potendo a lungo sottrarsi all’emergere di un insanabile contrasto interpretativo tra chi voleva sbarazzarsi di un compromettente passato e chi doveva fondare un lineare futuro.

Public Record Office
Public Record Office

 
 

Letture di riferimento

 

I seguenti titoli non sono la bibliografia sulla strage di Meleto e Castelnuovo ma i riferimenti necessari per l’approfondimento di ogni articolo
Baldissara, Luca e Pezzino, Paolo
2005 (a cura di) Giudicare e punire, l’ancora del mediterraneo, Napoli.
Belco, Victoria
2010 War, massacre, and recovery in Central Italy, 1943-1948, University of Toronto Press, Toronto.
Boni, Filippo
2007 Colpire la comunità. 4-11 luglio: le stragi naziste a Cavriglia, Consiglio Regionale della Toscana, Firenze. (CLC)
Fulvetti, Gianluca
2009 Uccidere i civili, Carocci, Roma.
Fulvetti, Gianluca e Pelini, Francesca
2006 (a cura di) La politica del massacro, l’ancora del mediterraneo, Napoli.
Gentile, Carlo
1998 Le stragi del 1944 in provincia di Arezzo e i loro perpetratori, in http://uni-koeln.academia.edu/CarloGentile/Papers.
Macucci, Romano
1994 Pane spezzato. Breve storia di tre preti eroici, Servizio Editoriale Fiesolano, Fiesole.
Nash, Maurice G.
2006 The Price of Innocence, Intype Libra, Wimbledon; trad. it. Il prezzo dell’innocenza, a cura di Emilio Polverini, edizione accresciuta, Comune di Cavriglia 2009.
Polverini, Emilio e Priore, Dante
1994 (a cura di) Perché la memoria non si cancelli. Gli eccidi del Luglio 1944 nel territorio di Cavriglia, Tipografia Valdarnese, San Giovanni Valdarno. (PMNSC)
Pondini, Ada
1999 (a cura di) Racconti del 4 luglio 1944, Associazione culturale “Meleto vuole ricordare”, Meleto Valdarno. (4L1944)
PRO
1945 Public Record Office, WO 204/11.477, War Crime – Atrocities committed by German Troops: – (1) In the Commune of Cavriglia, Arezzo on the 4, 8, 11 July 44 and (2) Reggello, Florence on 13 July 44. (PRO)
Secciani, Filippo
1999 4 luglio 1944. Un popolo nella più grande disperazione, Associazione culturale “Meleto vuole ricordare”, Meleto Valdarno.
Ventura, Andrea
1999 Luglio 1944: le stragi naziste in Valdarno, relatore I. Tognarini, Università degli studi di Siena, Siena 1997-1998, ora in «In/formazione», XVII, 32, 1999: 3-21.

© Francesco Gavilli

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