Rutilio Namaziano ~ De Reditu I, 217-276 ~ Prime località sul Tirreno

 

Libro primo I, 217-276

 

[Finita l’attesa del vento favorevole in porto (qui) Rutilio può intraprendere il suo primo giorno di navigazione. Nella luce incerta scorrono località conosciute tra rovine e grandi ville facendo attenzione a che il mare sia propizio e la terra pronta ad accogliere le agili navi. Ecco Alsio, Pigi, Cere (Cerveteri) e Castro nuovo dove a distanza una statua di Pan (qui) o di Fauno è colta nell’atto di unirsi con Venere. Poi finalmente Centocelle chiude la prima tappa e accoglie nel porto le navi. C’è tempo per una visita e un bagno rinfrescanti nelle Terme che un Toro, o un dio con sue fattezze, fece sgorgare dalla terra …]

 

Ostia Antica, Foro delle Corporazioni con pavimento a mosaico

 

 

… prime località avvistate…

 

Finalmente sciogliamo gli ormeggi alla luce incerta dell’alba,

quando i campi ripreso colore si lasciano scorgere.

Si va con piccole barche vicini alla costa

220       confidando che la terra ci offra continuo rifugio;

d’estate affrontino i flutti le vele delle grosse navi,

d’autunno è più prudente essere pronti alla fuga.

Ecco la terra di Alsio, mentre Pirgi s’allontana,

dov’erano piccoli villaggi, ora spuntano grandi ville.

225       Già il marinaio ci addita il profilo di Cere:

nel tempo Agilla ha perso il nome antico.

Stringiamo Castro (consunto) dal mare e dal tempo:

rimane poco più di un’antica porta a ricordo del luogo diroccato:

sta a guardia in forma di piccola statua di pietra

230       colui che porta corna sulla fronte pastorale.

Nel tempo il vecchio nome è svanito,

ma questo si crede sia stato il Castro d’Inuo,

sia che ai boschi Tirreni Pan sia passato dal Menalo,

sia che fosse Fauno a penetrare i recessi nativi:

235       poiché rinnova con larghezza di prole le stirpi mortali

quel dio è ritratto pronto a giacere su Venere.

 

 

 Centocelle

 

Volgiamo verso Centocelle, sotto un forte Austro,

le navi a riposare tranquille in rada.

I moli chiudono l’anfiteatro d’acqua

240       e un’isola costruita protegge gli stretti accessi:

innalza torri gemelle e dal doppio passaggio

allarga per strette bocche in entrambi i lati.

Né bastano le stazioni navali a contenerle nel porto:

perché il vento volubile non batta le barche sicure

245       un golfo più interno, accolto fin dove son le case,

ignora tra le acque ferme l’incerta aria;

come a chi nuota a Cuma  l’onda prigioniera

sostiene calme le braccia a battere colpi alterni.

 

 

Le Terme del Toro

 

Ci piace visitare le Terme che hanno il nome del toro

250       né è troppo duro affrontare all’interno tre miglia.

Là le sorgenti non sono viziate da un gusto amaro

e la loro limpidezza si scalda senza bisogno di zolfo fumante.

Odore puro e sapore dolce, portano chi si bagna

a dubitare quale sia la parte migliore da provare.

255       Se dobbiamo credere alla fama, quei bagni ardenti

ci diede un toro che scoprì la fonte,

come quando si accinge allo scontro solleva con furia le zolle

e le corna abbassate colpiscono un duro tronco;

o forse un dio sotto l’aspetto e la forza di un giovenco

260       non volle che il dono del suolo bruciante fosse nascosto:

così quello che rapì per godere di Europa

ne scosse il peso di vergine per i flutti.

Non siano solo i Greci a vantare miracoli incredibili:

la fonte dell’Elicona la dobbiamo a un animale;

265       le nostre ninfe si credono scaturite da analoga origine;

la sorgente delle Muse fu scoperta dallo zoccolo di un cavallo.

I suoi stessi spiragli raffronta agli antri delle Pieridi

questo terreno il carme di Messalla che lo nobilita:

catturato è chi entra, trattenuto chi si diparte

270       dal dolce poema scolpito sopra le sacre porte.

Questi è colui che dal primo console discende

se risaliamo fra gli avi fino ai Publicola;

questi col comando di prefetto resse il pretorio,

ma nell’ingegno e nella lingua ha maggior gloria;

275        questi insegnò quale posto richieda la facondia:

per essere buono, chiunque sarà eloquente.

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