Rutilio Namaziano ~ De Reditu I, 277- 348 ~ Secondo e terzo giorno

 

Libro primo I, 277 – 348

 

[Dopo un primo giorno di tranquilla navigazione (qui), Rutilio passa per le rovine di Gravisca e Cosa per approdare a Porto Ercole. Qui nell’accampamento notturno si parla della dinastia dei Lepidi, un vero flagello per Roma di generazione in generazione e lo spunto nasce dal ricordo di Cosa da dove partì uno di loro verso la Sardegna: ma chi venne dopo non ebbe fama più onorevole. Quando inizia il terzo giorno di viaggio la circumnavigazione del Monte Argentario è un difficile slalom tra gli scogli sparsi per poter giungere finalmente alla fine del giorno alla foce dell’Ombrone, nell’attuale Pineta del Tombolo: lontano appare l’Isola del Giglio coraggiosa isola che sa accogliere i romani fuggitivi e respingere i Goti. Finalmente oltre l’Ombrone si appronta un accampamento di fortuna tra l’odore del mirto che brucia nella notte…]

 

Argentario

 

 

…i topi di Gravisca e Cosa…

 

Un’alba di rugiada rifulse nel cielo purpureo

quando oblique le vele volgemmo a gonfiarsi nel vento.

Per un po’ fuggiamo dal litorale in secca del Mignone,

280       dove piccole bocche trepidano alle onde sospette.

Ecco si vedono i tetti sparsi di Gravisca

che spesso l’odore di palude d’estate opprime,

però verdeggiano i dintorni rigogliosi di fitti boschi

e l’ombra dei pini trema sui deboli flutti.

285       Scorgiamo antiche rovine incustodite,

sono le mura diroccate di una desolata Cosa:

imbarazza tra cose serie ricordare la ridicola causa

di tanto sfacelo, ma non posso nascondere il riso:

ci fu un tempo che i cittadini lasciarono le case

290       costretti a migrare perché infestate da topi!

Mi resta più facile credere che le disfatte Pigmee

avvennero perché le gru si unirono in guerra!

 

Porto Ercole

 

Poco lontano ci volgiamo nel Porto che ha il nome da Ercole:

una leggera brezza accompagna il giorno che muore.

295       Tra i resti di un accampamento cade il discorso

sulla fuga precipitosa di Lepido in Sardegna:

infatti dalle spiagge di Cosa Roma scacciò i nemici

parenti grazie al coraggio del suo comandante Catulo.

Peggio fece l’altro Lepido che al tempo dei triumviri

300       volse le armi empie in una guerra civile

e che la libertà, appena conquistata a Modena,

schiacciò portando nuove truppe a terrore dell’Urbe.

Un terzo osò macchinare insidie contro la pace

e subì il destino che tocca ai malfattori.

305       Un quarto, mentre perfido mirava al regno dei Cesari,

pagò la pena di un incestuoso adulterio.

E ora?… che sia la fama ad occuparsi dei nostri

e giudice la posterità a condannare quei tristi semi.

Devo pensare che certi nomi producano questi costumi?

310        O piuttosto bisogna dare certi nomi ai costumi?

Sia come sia, è sorprendente che negli annali del Lazio

tante volte ricorra un disastro Lepido armato di spada.

 

 

 Il monte Argentario

 

Non ancora l’ombra della notte si è ritirata che ci si affida

al mare grazie a un vento propizio disceso dal monte vicino.

315        In mezzo alle onde penetra il monte Argentario

e stringe due golfi azzurri con un doppio giogo.

Attraversando i suoi colli riduci a sei miglia il tragitto

il suo periplo invece è tre volte dodici,

come l’Istmo del Pireo tra flutti gemelli

320       taglia con la spiaggia dei due mari le acque dell’Ionio.

È dura aggirare la rupe per gli scogli dispersi,

e il sinuoso procedere non manca di grande fatica:

si cambia la rotta soggetti a un vento variabile:

le vele ora ci aiutano, di colpo fan danno.

 

 

 L’Isola del Giglio

 

325        Ammiro lontano le cime boscose del Giglio

che sarebbe ingiusto defraudare della sua gloria.

Quest’isola da poco ha difeso i suoi monti selvosi,

per la natura del luogo o per il genio dell’imperatore,

quando si oppose alle armi allora vincenti come se la breve

330       distanza fosse diventata un immenso mare.

Quest’isola ha accolto i molti fuggiti da un Urbe straziata,

dando certa salvezza, deposto il timore, nei suoi anfratti.

Aveva distrutto molti luoghi marini con guerra

insolita di terra una cavalleria tremenda per nave.

335        Desta stupore che un unico porto sia stato

vicino ai Romani quanto lontano ai Goti.

 

 

 Accampamento improvvisato

 

Tocchiamo l’Ombrone, fiume non trascurabile

e bocca sicura per le navi trepidanti,

tanto è il suo alveo ben disposto alle onde prone,

340       quando il mare è scosso dalle tempeste.

Qui avrei raggiunto le rive tranquille

ma cedo ai marinai desiderosi di avanzare ancora.

Così in questa fretta mi lasciano il vento e il giorno

e non si può più procedere né arretrare.

345       Sulla spiaggia mettiamo le tende per il riposo della notte,

un bosco di mirto dà legna per il fuoco della sera.

Facciamo piccole tende con i remi,

e un palo a traverso fa un tetto alla buona.

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