San Gimignano ~ Walter Benjamin

 

Walter Tyndale, San Gimignano - Via Capassi (1913)

Walter Tyndale, San Gimignano – Via Capassi (1913)

 

1925 circa

 

Trovare parole per ciò che si ha dinnanzi agli occhi: quanto può essere difficile. Ma quando esse arrivano, allora è come se battessero con dei piccoli colpi di martello contro la superficie del reale, sino a sbalzarne, come da una lastra di rame, la forma. “Alla sera le donne si raccolgono alla fontana davanti alla porta della città, per prendere acqua in grandi brocche”. Soltanto quando ebbi trovato queste parole, dal turbamento delle impressioni immediate emerse, con i suoi precisi rilievi e le sue ombre profonde, l’immagine. Cosa mai avevo saputo prima dei salici fiammeggianti, che al pomeriggio fanno guardia con le loro lingue di luce davanti ai bastioni che cingono la città? Quanto strette prima dovevano stare le tredici torri, e come comodamente ciascuna trovava ora il suo posto, e anzi avanzava ancora molto spazio tra loro!

A chi viene da lontano subito il borgo sembra scivolato, di soppiatto come da una porta, nella campagna. Esso non dà l’impressione che sia possibile raggiungerlo. Ma se si fa tanto di riuscirvi, allora il suo grembo ci accoglie e ci si perde nel concerto dei grilli e nel vociare dei bambini.

Nel corso di tanti secoli si sono sempre più strette fra loro le sue mura; quasi nessuna casa che non porti le tracce di ampi archi sopra alle anguste porte. Le aperture, da cui ora sventolano sudice tende a riparo dagli insetti, erano una volta bronzei portoni. Resti dell’antica decorazione in pietra sono rimasti come dimenticate nelle mura, e conferiscono loro un tratto araldico. Passata la Porta San Giovanni, ci si sente in un cortile, non in una strada. Anche le piazze sono cortili, e in tutte ci si sente al riparo. Quel che spesso si trova nelle città del Sud, in nessun altro luogo è tangibile come qui; ossia che l’uomo che le abita dura fatica a rammentarsi di ciò che gli occorre per vivere, tanto il profilo di questi archi e di questi merli, l’ombra e il volo dei colombi e delle cornacchie gliene fa scordare il bisogno. Gli riesce difficile svincolarsi da questa sovraccarica realtà, di mattina pensare alla sera, e di notte al giorno.

Là dove si può stare in piedi, ci si può anche sedere. Non soltanto anche i bambini, ma anche le donne hanno il loro posto sulla soglia di casa, a stretto contatto con la terra, le sue tradizioni e forse le sue divinità. La sedia davanti alla porta è già segno di innovazione cittadina. Dell’inaudità facoltà di star seduti al caffè, poi, si avvalgono unicamente gli uomini.

Mai prima d’allora il sole e la luna si erano levati così sullo schermo della mia finestra. Quando sono steso a letto di notte o al pomeriggio, non vedo che cielo. Solitamente comincio a svegliarmi poco prima dell’alba. Poi aspetto che il sole si levi dietro al monte. Ecco allora questo primo, fuggevole attimo in cui esso non è più grande di una pietra ardente sulla cresta del monte. Ciò che Goethe disse della luna: “Il tuo orlo spunta lucente come stella”, ancora nessuno l’ha detto del sole. Ma qui non di stella si tratta, ma di pietra. Gli antichi devono aver posseduto l’arte di tener nascosta presso di sé questa pietra come talismano, e di far prendere così al tempo una piega felice.

Guardo dall’alto delle mura della città. La campagna non fa pompa di ville e fattorie. Ce ne sono molte, è vero, ma celate e difese. Le corti, a cui il bisogno ha aggiunto nuove costruzioni, sono, non solo nello stile ma in ogni sfumatura dei mattoni e dei vetri, raffinate come non lo è nessuna casa di ricchi perduta nel verde. Ma il muro a cui mi appoggio partecipa del segreto dell’ulivo, la cui chioma, come un serto tenace e poroso, lascia filtrare da mille varchi il cielo.

Walter Tyndale, San Gimignano - Portone dei Becci (1913)

Walter Tyndale, San Gimignano – Portone dei Becci (1913)

 

Walter Benjamin, Immagini di città ; nota di Peter Szondi ; traduzione di Marisa Bertolini – Torino : Einaudi, 1980 – Collezione   · Nuovi coralli ; 273 Traduzione di Städtebilder. Classificazione Dewey · 838.9 (18.) Miscellanea Tedesca. 1900-

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