Bertolt Brecht

 

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Liriche giovanili

 

 

Visione  in bianco. Salmo 1

 

Di notte mi sveglio madido di sudore per la tosse, che mi chiude la gola. La mia stanza è troppo stretta. È piena di arcangeli.

Lo so: ho amato troppo. Troppi corpi ho riempito, troppi cieli arancioni ho consumato. Devo essere annientato.

I bianchi corpi, i più morbidi fra loro, hanno rubato il mio calore, se ne sono andati via tutti. Ora mi sento gelare. Mi coprono con tanti letti, soffoco.

Ho un sospetto: mi si vuole stanare col fumo d’incenso. La mia stanza è sommersa dall’acqua santa. Questo poi è mortale.

Le mie amanti portano un po’ di calce in quelle mani, che ho baciato. Devo pagare per i cieli arancioni, i corpi, e tutto il resto. Io non posso pagare.

Meglio morire. Mi appoggio indietro. Chiudo gli occhi. Gli arcangeli battono le mani.

 

1920

 

Vision in Weiß. 1. Psalm

Nachts erwache ich schweißgebadet am Husten, der mir den Hals einschnürt. Meine Kammer ist zu eng. Sie ist voll von Erzengeln.

Ich weiß es: ich habe zuviel geliebt. Ich habe zuviel Leiber gefüllt, zuviel orangenen Himmel verbraucht. Ich soll ausgerottet werden.

Die weißen Leiber, die weichsten davon, haben meine Wärme gestohlen, sie gingen dick von mir. Jetzt friere ich. Man deckt mich mit vielen Betten zu, ich ersticke.

Ich argwöhne: man wird mich mit Weihrauch ausräuchern wollen. Meine Kammer ist überschwemmt mit Weihwasser. Sie sagen: ich habe die Weihwassersucht. Das ist dann tödlich.

Meine Geliebten bringen ein bisschen Kalk mit, in den Händen, die ich geküsst habe. Es wird die Rechnung präsentiert über die orangenen Himmel, die Leiber und das andere. Ich kann nicht bezahlen.

Lieber sterbe ich. – Ich lehne mich zurück. Ich schließe die Augen. Die Erzengel klatschen.  

 

 

Hybris. Salmo 2

 

I miei calzoni sanno spudoratamente d’amore. Non mi laverò mai più: nuoto nella piscina per giovani, con il viso rivolto in basso.

Ogni tanto il mio angelo custode vuole tirarmi per i capelli fuori dall’acqua. Allora perdo il pelo come un cane a novembre. Ma in acqua sto anche calvo.

Spesso egli mi presta il capo pieno d’aria, affinché io lo porti verso l’alto. Io però mi ostino nella zostera, poiché le teste sono malfide.

Un ostensorio non mi basta, le ostie mi vanno sempre di traverso, bensì uova e cacao. di cui è assetata la mia anima: Così è.

 

1920

 

Hybris. 2. Psalm

 

Mein Hosen riechen schamlos nach Liebe. Ich wasche mich nie mehr: Ich scwimme in Bassin für Jugendliche, mit dem Gesicht nach unten.

Mein Schutzengel will mich von Zeit zu Zeit an meinem Haar aus dem Wasser ziehen. Dann lasse ich Haare wie ein Hund im November. Aber im Wasser bleibe ich auch unzuverlässig.

Nicht eine Monstranz reicht mir, ich verschlucke mich immer an Hostien, sondern aber reicht mir Eier und Kakao, nach welchen meine Seele dürstet. So ist es.

 

 

Dell’andare in altalena. Salmo 4

 

Si devono spingere le ginocchia in avanti come una puttana maestosa, quasi ad esse sospesi. Sono assai grandi. E purpuree cadute mortali nel nudo cielo, e in alto si vola, ora col didietro, ora col davanti. Siamo completamente nudi, il vento palpa tra le vesti. Così siamo nati.

La musica non smette mai. Angeli soffiano in un piccolo girotondo panico, che quasi scoppia. Si vola nel cielo, si vola sulla terra, sorella aria, sorella! Fratello vento! Il tempo passa, la musica mai.

La notte alle 11 si chiudono le altalene, perché il buon Dio possa continuare a dondolarsi.

 

1920

 

Vom Schiffschaukeln. 4. Psalm

 

Man muß die Knie vorwerfen wie eine königliche Dirne, als ob man an Knien hinge. Die sehr groß sind. Und purpurne Todesstürze in den nackten Himmel und man fliegt nach oben, bald mit dem Steiß, bald mit dem vorderen Gesicht. Wir sind völlig nackt, der Wind tastet durch die Gewänder. So wurden wir geboren.

Nie hört die Musik auf. Engel blasen in einem kleinen Panreigen, daß er fast platzt. Man fliegt in den Himmel, man fliegt über die Erde, Schwester Luft, Schwester, Bruder Wind! Die Zeit vergeht und nie Musik.

Nachts um 11 Uhr werden die Schaukeln geschlossen, damit der liebe Gott weiterschaukeln kann.

 

 

traduzione di Francesca Lari

 

in Poesia, anno V, Novembre 1992, N° 56

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Bertolt Brecht, nato Eugen Berthold Friedrich Brecht (Augusta, 10 febbraio 1898 – † Berlino Est, 14 agosto 1956)

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