Nichita Stănescu

 

nichita stanescu

 

 

IL CUORE

Tutto si riduceva in modo uguale, alla velocità del pensiero,
contemporaneamente, i monti, i mari, gli uomini.
Tutto crollava su se stesso con uguale velocità
e contemporaneamente, tanto che nessuno
si accorgeva di niente.

Solo la presenza della luce, dell’ostinata,
immobile luce,
solo questo sangue perduto
dalle cose
avrebbe potuto destare sospetti.  Continua a leggere

Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (X – XII)

 

[Nel suo tormentato e instancabile viaggio verso il riconoscimento da parte della Giustizia, Bortolo non finisce di trovare rassegnazione e disillusione. Prima è il contadino a invitarlo alla rassegnazione e a scaricarlo come un visionario, poi due ubriachi all’osteria: la madre di un bimbo cieco, se ce ne fosse ancora bisogno, lo zittisce persino sulla presunta giustizia divina. Ma Bortolo è ostinato ed arriva alla città, a Lubiana esisterà pure un palazzo di giustizia con giudici giusti! La città è frenetica, tutti corrono, tutti sembrano sapere dove andare: Bortolo deve chiedere aiuto ai signori cittadini che lo deridono e si prendono burla di lui, «ci vuole un avvocato… si deve scrivere la querela». Condotto da quello che dovrebbe essere un giudice giusto, di nuovo il povero servo si sente dire che la legge va a braccetto con l’ingiustizia e non resta che volgersi altrove. Segue l’invettiva contro il grande palazzo, dove la giustizia è stata imprigionata «perché non la conoscano gli uomini! L’avete rinchiusa a chiave, l’avete suggellata nove volte».]

 

Ivan Grohar

Ivan Grohar, Mož_z_vozom, 1910

 

 

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Siracusa ~ Johann G. Seume

 

Henry Tresham, Siracusa

Henry Tresham (1751 – 1814) Rovine del Tempio di Zeus con vista di Ortygia, Siracusa

 

LETTERA XXIII

 

Siracusa

 

Io sono allegro, oggi, allegro, allegro,
non porgo orecchio ai saggi e costumati,
mi voltolo per terra e grido e strillo,
e il re, oh! il re deve lasciarmi fare.

 

Così canta Asmus[1] il primo di maggio a Wandsbeck: così posso cantare io quattro settimane in anticipo, il primo d’aprile, a Siracusa; io sono allegro, quantunque poche ore fa sia stato per annegare ovvero morir soffocato nelle paludi siracusane.

 Di dove comincio? Dove faccio punto? Quando uno è a Siracusa e siede non lungi dalla fonte Aretusa, e scrive a un amico in patria, gli argomenti gli si affollano alla mente; perdonami dunque un pochino di disordine.

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Joë Bousquet

 

jpg_Joe_Bousquet

 

«Tu scrivi per aprire con la tua solitudine un largo sentiero verso altri»

 

Ho visto giungere a me uomini e donne. Dotati di sensi certamente più delicati dei miei, capivano meglio di me le mie parole; non erano con le loro orecchie che mi ascoltavano, ma con ciò che loro stessi avevano da dire. Ho sentito l’obbligo di rispondere alle loro richieste e mi lasciavo guidare dalla fiducia che mi testimoniavano…

Non sono cosciente di ciò che do. Non sono neppure cosciente di possedere qualcosa. Provo vergogna di possedere tutto ciò che ho tra le mani, sapendo da dove mi viene.

Più triste e più umile di tutti, sono come perduto nella folla di coloro che credono che io esista. Vedo il loro errore…

Tuttavia è questo malinteso ad avere più probabilità di dare un senso alla mia vita. Lo sforzo che compio per uscirne traccia la linea che posso seguire ad occhi chiusi.

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Luigi Malerba ~ Strategie del comico (3)

 

Kienerk

Giorgio Kienerk, Sorrisi (1900)

 

Torte in Faccia

 

Un signore in frac e cilindro, una signora con cappello di piume e collana al collo, sono obiettivi ideali per la torta in faccia. Anche l’ambiente deve essere «alto» per dare forza alla trasgressione. La porta viene portata nel luogo della festa e i personaggi importanti e eleganti sono dentro la festa (la festa si trasforma in farsa per mezzo delle torte in faccia). Si ride nel vedere imbrattati di panna e crema i personaggi che in un altro luogo umiliano il prossimo con la loro autorità e con il loro potere. Il riso che trasgredisce questa autorità sta dalla parte dell’umile che, ridendo del potente, ha la sua rivincita. Dunque il riso della torta in faccia, che appare fra tutti come il più innocente e gratuito, quasi un riso infantile, in realtà è un ridere sociale, ha una decisa connotazione «politica». Esso ristabilisce per un momento degli equilibri sociali perduti, segna la rivincita momentanea di una classe inferiore che copre di crema e di ridicolo quella superiore.
La goffaggine del cameriere può essere autentica, ma l’inciampo è consciamente o inconsciamente premeditato e la torta andrà a colpire l’obiettivo giusto sempre e con precisione. La torta in faccia non perdona (probabilmente la torta in faccia è stata inventata da comici ebrei).

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