Rutilio Namaziano ~ De Reditu I, 475-558 ~ Settimo giorno

 

 

Libro primo I, 475 – 558

 

[Un forte temporale ha tenuto fermo Rutilio presso Albino. Dalla villa dell’amico si osserva il fenomeno della formazione del sale in bacini e vasche dove il sole indurisce l’acqua come il gelo del Danubio (Istro). Ma la forzata sosta porta un’altra piacevole sorpresa: giunge un altro amico, Vittorino, esule da Tolosa, già vicario dei Britanni, ed è l’occasione per un altro encomio che fanno sentire Rutilio con un piede già in patria. Solo ora inizia il settimo giorno di viaggio da quella Vada Volaterrana fino al Porto Pisano: laggiù all’orizzonte tra la lontana Corsica e la prossima Pisa emergono gli scogli dell’isola di Gorgona, occasione di un nuovo attacco al monachesimo cristiano che si è preso un altro concittadino, nobile di origini e di censo. Una setta che trasforma i cuori degli uomini come Circe trasformava i loro corpi in porci. Finalmente si arriva a Villa Triturrita, costruita su una piccola penisola artificiale prospiciente il mare. Siamo così prossimi al Porto Pisano che si può ammirare il commercio degli uomini di mare e la forza della natura che batte il litorale senza freni. Ora il vento Euro, che soffia da sud est sarebbe propizio al viaggio, ma un nuovo incontro ritarda la partenza: un altro esule, Protadio, lasciò onori e beni della patria per rifugiarsi in terra di Tuscia (qui detta Umbria) e dedicarsi al lavoro della terra., come la dinastia dei Cincinnati furono re non meno importanti in pochi iugeri di terra.]

 

 

Galee che entrano nel Porto Pisano, bassorilievo nella Torre pendente di Pisa
Galee che entrano nel Porto Pisano, bassorilievo nella Torre pendente di Pisa

 

 

Saline

 

475       Costretto all’ozio guardo le saline ai piedi della villa:

con questo nome si chiama quella palude di sale

dove discende il mare per canali di terra

ed una piccola fossa irriga molteplici bacini divisi.

Ma, non appena Sirio porta i suoi fuochi ardenti,

480       l’erba ingiallisce ed ogni campo ha sete,

allora chiuse e cataratte escludono il mare

perché la torrida terra renda dure le acque ferme.

I coaguli sorti accolgono in sé un Febo ardente:

la crosta spessa si congiunge al caldo estivo;

485      così, rappreso nei ghiacci, irrigidisce l’Istro

e congelato sostiene sull’acqua grandi carri.

Indaghi chi da esperto soppesi le forze della natura

e spieghi in pari causa effetti opposti:

flutti nella morsa del gelo si liquefanno alla vista del sole

490       e di nuovo per il sole gelano acque fluenti.

 

 

Vittorino

 

Oh, quanto spesso all’origine del bene sta il male!

Tempesta amara diede dolce dimora:

Vittorino infatti, che tanto spesso sta nella mente mia,

mi raggiunse, esaudendo gli auspici di entrambi.

495       Migrante perché Tolosa era caduta, decise di fermarsi

nelle terre di Tuscia e vi venera Lari stranieri.

Non solo nelle disgrazie la sua saggezza rifulse,

con animo simile affrontò sorti più liete.

Il suo valore conosce Oceano e lo conosce Tule

500       e il tracotante Britanno che ara i suoi campi,

dove nelle veci del prefetto il suo potere moderato

diede il frutto di un grande ed eterno amore.

Sebbene quella terra si ritrasse nei margini del mondo,

ne fu guida come fosse il centro del mondo.

505       È a sua maggior gloria aver voluto piacere a quelle genti

a cui dispiacere porta minore vergogna.

Da poco accolto nella sacra corte illustre conte

per amore dei campi ha rinunciato ai più alti traguardi.

Ora che l’abbraccio inganno con lui i venti contrari:

510        e a me sembra, in parte, d’esser giunto già in patria.

 

 

Gorgona e la storia di un monaco

 

L’Aurora dorata aveva proteso i suoi cavalli tersi;

la brezza del lido invita a tendere le antenne.

Un tranquillo soffio spinge gli ornamenti della nave senza scosse,

tremano appena le vele e la gomena sta ferma.

515        Cinta dai flutti, sorge nel mare l’isola Gorgona

fra le coste di Pisa e le Cirnaiche.

Non posso guardarla, monumento di una recente sventura:

era perduto qui, morto che cammina, un concittadino.

Da poco infatti un giovane nostro, dagli avi illustri,

520       non inferiore per censo o matrimonio,

ha lasciato, in preda alla follia, gli uomini e le sue terre,

e pratica, esule sprovveduto, ignobili rifugi.

Pensa, infelice, di sozzure si nutrano le cose del cielo

e si flagella con più violenza di quanto un dio adirato farebbe.

525           Setta peggiore, chiedo, dei veleni di Circe?

Allora erano i corpi, ora i cuori, a trasformarsi in porci.

 

 

Villa Triturrita e il Porto Pisano

 

Da qui raggiungiamo Triturrita, come si chiama una villa

che sporge su una penisola a respingere i flutti;

questa infatti esce in mare su massi a fatica affiancati

530        e chi vi pose la casa, prima fondò il suolo.

Mi stupii del porto vicino, che la fama ricorda

mercato di Pisa e delle ricchezze del suo mare.

È meraviglioso quel luogo, battuto dal mare aperto

e esposto nel nudo litorale alla forza dei venti.

535       Non v’è recesso coperto da braccia sicure come moli

che frenino l’impeto di Eolo,

ma si protendono dal suo fondale sinuose alghe:

accarezzano lo scafo senza fargli danno

mentre dividono in più rivoli i flutti minacciosi a impedire

540       che dal largo si formino alte onde.

 

 

L’amico Protadio

 

Un limpido Euro ci proponeva un tempo favorevole al viaggio

ma avevo a cuore far visita a Protadio.

Chi lo vuol conoscere da segni certi

faccia scoprire al cuore la Virtù,

545       ché non riuscirà un dipinto a renderlo simile

più del ritratto che viene dai suoi meriti:

dal chiaro profilo si intravede la saggezza

e l’idea di giustizia rimanda la luce.

Varrebbe forse meno fosse la Gallia a lodare il suo concittadino:

550        sarà Roma a testimoniare per il suo prefetto.

L’Umbria gli diede, a differenza che in patria, beni modesti,

ma la virtù rese sorte simile.

Uomo saldo, si è curato delle piccole  cose come fossero grandi

così come un tempo teneva le grandi in poco conto.

555           Un piccolo terreno ebbero un tempo i re dei re

e pochi ettari produssero i Cincinnati:

così ci tramandarono cose non certo inferiori,

con l’aratro e il fuoco di Serrano e Fabrizio.

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