Roy Haynes

 

RoyHaynes

 

«Nella mia testa sono in costante lavoro ritmico. Ricordo un insegnante di scuola che una volta mi ha mandato dal preside perché in classe stavo tamburellando con le mani sul banco. Mio padre invece diceva che ero solo nervoso. Io penso sempre ritmicamente, come lo facessi attraverso i tamburi. Quando ero molto giovane ho suonato un sacco di cose, non sempre cose speciali, ma è come se facessi continuamente pratica suonando. Ora mi sento come un medico che lavora su se stesso: lui sta facendo pratica su di me… quando faccio un concerto è la mia pratica. Posso suonare qualcosa che non ho mai sentito prima o che forse non si è mai sentita mai prima. Tutto è una sfida. Mi occupo di suoni e sono come un uomo pieno di ritmo. Questo io provo: penso l’estate, l’inverno, l’autunno, la primavera, il caldo e il freddo, veloce e lento… i colori, ma non faccio analisi. Ho suonato da professionista per più di 50 anni, ed è stato il mio modo di sorprendermi continuamente. La brutta sorpresa è quando questo non avviene, anche se di solito questo viene fuori. Se non suono per un lungo periodo, mi sento come un animale, un leone o tigre rinchiusi in una gabbia, e quando esco devo trattenermi e non devo esagerare. Mi piace essere in continuo movimento e diffondere il ritmo, come ha detto Coltrane: “Keep it moving, keep it crisp”».

Questo è Roy Haynes (Boston, 13 Marzo 1925), un musicista che ha suonato con “tutti”: nel 1947-49 era il batterista di Lester Young, nel 1949 ha lavorato con Bud Powell e Miles Davis, poi è diventato il batterista di Charlie Parker fino al 1953, ha girato il mondo con Sarah Vaughan (1954-1959), ha fatto numerosi concerti con Thelonious Monk (1959-60) e realizzato otto incisioni con Eric Dolphy nel 1960-61, ha lavorato a lungo con Stan Getz (1961-1965) e suonato e registrato con il John Coltrane Quartet (1963-1965), ha collaborato a intermittenza con Chick Corea dal 1968 e con Pat Metheny durante gli anni ’90.

 

Qui in concerto a Londra nel 1966, si esibisce in un assolo straripante, con Stan Getz al sax tenore, Gary Burton al vibrafono e Steve Swallow al contrabbasso.

 

2 commenti su “Roy Haynes

  1. Daniele Bailo ha detto:

    Finalmente un blog con un post jazzistico! Mi viene su un rigurgito di whiplash (visto ultimamente al cinema)…

    Piace a 1 persona

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