Georg Trakl ~ «Canto del dipartito» e «Grodek»

 

Ramon Trinca - Georg Trakl
Ramon Trinca – Georg Trakl

 

«Le immagini evocate da Trakl nelle sue liriche si impongono alla nostra attenzione con un particolare carico di autonomia, ricche di senso eppure inspiegabili. Vivono di vita propria, si abbarbicano a noi per non più lasciarci, ombre fatte tangibili, venute da un mondo ignoto, che si intuisce di insondabile profondità, da una zona archetipica della psiche catturata dalla capacità ordinante della scrittura». Così scrive Ida Porena in una lettura di Georg Trakl (1887-1914), poeta austriaco che visse il breve arco di una vita drammatica e oscura. Poesia forte e tutta risolta sulla rarefazione di situazioni non riconoscibili come esperienza ma che trovano un’adesione interiore inattesa seppure sempre ignota. Si raffrontano quattro traduzioni di due sue note poesie, Gesang des Abgeschiedenen (Canto del dipartito) e Grodek, al fine di sottolineare come la traduzione, in testi di così sottile possibilità di fuoriuscita da un senso evocato e non tangibile, porti sempre ad un tradimento misterioso e ad una impossibile restituzione di un infranto mondo interiore.
Il canto del dipartito (o solitario, appartato) ruota attorno al concetto Abgeschiedenheit, termine difficilmente traducibile e che contiene in sé il senso di distacco, separatezza e lontananza. Il nipote è l’ultimo discendente che porta in sé il dramma dell’estinzione della stirpe, colto nel momento preesistente all’esistere, il non nato. Grodek fu composta dopo la battaglia nei pressi di questo paese polacco fra l’11 settembre e il 7 ottobre, quando Trakl addetto alla farmacia nell’esercito austroungarico si trovò a dover fronteggiare in un granaio, da solo e senza mezzi, quasi cento soldati feriti circondato dai cadaveri dei contadini ruteni impiccati agli alberi: da quella dura esperienza avrebbe manifestato la decisione del suicidio, sentendosi «ormai quasi al di là del mondo» e fu trovato morto la mattina del 3 novembre, forse per una dose eccessiva di cocaina.

 

Gesang des Abgeschiedenen

An Karl Borromaeus Heinrich

 

Voll Harmonien ist der Flug der Vögel. Es haben die grünen Wälder
Am Abend sich zu stilleren Hütten versammelt;
Die kristallenen Weiden des Rehs.
Dunkles besänftigt das Plätschern des Bachs, die feuchten Schatten

Und die Blumen des Sommers, die schön in Winde lauten.
Schon dämmert die Stirne dem sinnenden Menschen.

Und es leuchtet ein Lämpchen, das Gute, in seinem Herzen
Und der Frieden des Mahls; denn geheiligt ist Brot und Wein

Von Gottes Händen, und es schaut aus nächtigen Augen
Stille dich der Bruder an, daß er ruhe von dorniger Wanderschaft.
O das Wohnen in der beseelten Bläue der Nacht.

Liebend auch umfangt das Schweigen im Zimmer die Schatten der Alten,
Die purpurnen Martern, Klage eines großen Geschlechts,
Das fromm nun hingeht im einsamen Enkel.

Denn strahlender immer erwacht aus schwarzen Minuten des Wahnsinns
Der Duldende an versteinerter Schwelle
Und es umfangt ihn gewaltig die kühle Bläue und die leuchtende Neige des Herbstes,

Die stille Haus und die Sagen des Waldes,
Maß und Gesetz und die mondenen Pfade der Abgeschiedenen.

 

 

Canto del dipartito

A Karl Borromaeus Heinrich

Tutto armonia è il volo degli uccelli. A sera i verdi boschi
Si sono radunati intorno a più quiete capanne;
I pascoli cristallini del capriolo.
Il fruscio del ruscello placa un Oscuro, le umide ombre

E i fiori d’estate che soavi risuonano al vento
Già si abbuia la fronte all’uomo pensoso.

E un piccolo lume risplende, bontà, nel suo cuore
E la pace della cena, consacrati pane e vino
Dalle mani di Dio e quieto da occhi notturni
Ti guarda il fratello, che abbia riposo dal cammino di spine,
Oh, abitare l’azzurro abitato della notte.

Amorevole la tacita stanza accoglie le ombre degli avi,
I purpurei martirii, lamento di una grande stirpe
Che piamente trapassa nel solitario nipote.

Ché più radioso sempre si desta da neri attimi di follia
Colui che pazienta sulla soglia pietrificata
E potente l’avvolge l’azzurra frescura e il luminoso declino d’autunno,

La casa silente e le saghe del bosco,
Misura e legge e il cammino lunare dei dipartiti.

Traduzione di Ida Porena

 

Canto del dipartito

A Karl Borromaüs Heinrich

 

Pieno di armonia è degli uccelli il volo. Si sono i veri boschi
a sera intorno a più quiete capanne raccolti;
i cristallini pascoli del capriolo.
Un che di oscuro mitiga il mormorio del torrente, le umide ombre

e i fiori dell’estate, che nel vento dolcemente risuonano.
Già declina la fronte dell’uomo pensoso.

E risplende una piccola lampada, il Bene, nel suo cuore
e la pace della mensa; poiché è consacrato il pane e il vino
dalle mani di Dio e ti guarda da notturni occhi
silenzioso il fratello, per riposare da spinoso cammino.
Oh, il dimorare nell’animato azzurro della notte.

Amorosamente anche cinge il silenzio nella stanza le ombre degli avi,
i purpurei martiri, lamento di una grande stirpe
che piamente ora si spegne nel solitario nipote.

Poiché sempre più radioso si risveglia da neri attimi della follia
il paziente sull’impetrata soglia
e lo cinge possente il fresco azzurro e il luminoso declino dell’autunno,

la silenziosa casa e le saghe del bosco,
misura e legge e i lunari sentieri dei dipartiti.

Traduzione di Vera degli Alberti e Eduard Innerkofler

 

Canto dell’appartato

A Karl Borromaeus Heinrich

 

Colmo è di armonia il volo degli uccelli. A sera le versi selve
in capanni più quiete si sono raccolte;
i pascoli cristallini del capriolo.
Attenua una tenebra il fremito ch’è nel ruscello, le ombre umide

e dell’estate i fiori, che multicolori nel vento danno suono.
Già mutano chiarore e oscurità sulla fronte dell’uomo che medita, già passa il buio.

E una lampada, la mitezza, una lampada piccola nel suo cuore raggia
e del convito la pace; poiché il pane e il vino son consacrati d
alle mani di Dio, e osserva te da notturni occhi quieto
il fratello, perché riposi egli dallo spinoso cammino.
Oh, il dimorare nell’animato azzurro della notte.

Nella stanza il silenzio anche stringe le ombre dei cari amando
e i purpurei martirî, compianto di una grande origine,
questa si versa ora docile nell’appartata discendenza.

Poi che più e più luminoso da neri minuti di follia si scuote
colui che soffre paziente sul pietrificato limitare
e lo stringe poderoso il fresco azzurro e il rutilo declivio dell’autunno,

la quieta casa, le silvane leggende,
misura e legge, e i sentieri di luna degli appartati.

Traduzione di Pietro Tripodo

 

Canto del solitario

A Karl Borromeaus Heinrich

Pieno d’armonie è il volo degli uccelli. A sera i boschi verdi
Si sono radunati a formar tetti più quieti;
I pascoli cristallini del cerbiatto.
Il buio calma lo sciabordio dell’acqua, le umide ombre

E i fiori dell’estate, che suonano belli nel vento.
Già imbruna la fronte del meditabondo.

E brilla una lampada, il bene, nel suo cuore
E la pace del desco; santificato è infatti pane e vino,
Dalle mani di Dio, dagli occhi notturni
Ti guarda tacito il fratello, che cerca pace dalla via di spine,
Oh, essere di casa nell’azzurrità vivente della notte.

Amorevole anche abbraccia il silenzio nella stanza le ombre dei vecchi.
Le piaghe purpuree, lamento di una stirpe grande,
Che ora fluisce pia nel nipote solitario.

Ché sempre più raggiante si desta da neri minuti di follia
Il sofferente sulla soglia impietrita,
E possente l’avvolge il freddo azzurro e il declino brillante dell’autunno,

La casa muta e le saghe del bosco,
Misura e legge e le vie lunari dei solitari.

Traduzione di Enrico De Angelis

 

Konrad Bayer, Georg Trakl
Konrad Bayer, Georg Trakl

 

Grodek

 

Am Abend tönen die herbstlichen Wälder
Von tödlichen Waffen, die goldnen Ebenen
Und blauen Seen, darüber die Sonne
Düstrer hinrollt; umfängt die Nacht
Sterbende Krieger, die wilde Klage
Ihrer zerbrochenen Münder.
Doch stille sammelt im Weidengrund
Rotes Gewölk, darin ein zürnender Gott wohnt
Das vergoßne Blut sich, mondne Kühle;
Alle Straßen münden in schwarze Verwesung.
Unter goldnem Gezweig der Nacht und Sternen
Es schwankt der Schwester Schatten durch den schweigenden Hain,
Zu grüßen die Geister der Helden, die blutenden Häupter;
Und leise tönen im Rohr die dunkeln Flöten des Herbstes.
O stolzere Trauer! Ihr ehernen Altäre
Die heiße Flamme des Geistes nährt heute ein gewaltiger Schmerz,
Die ungebornen Enkel.

 

 

 

Grodek

Risuonano a sera i boschi d’autunno
Di armi mortali, le pianure dorate
E i laghi azzurri, su cui più fosco
Rotola il sole; la notte abbraccia
Guerrieri morenti, il pianto selvaggio
Delle loro bocche infrante.
Ma quiete si adunano nel folto dei salici
Nuvole rosse, le abita un dio adirato
Sangue versato, frescura lunare;
Tutte le strade sfociano in nera putredine.
Sotto i rami dorati della notte e le stelle
Ondeggia l’ombra della sorella per il bosco silenzioso
A salutare gli spiriti degli eroi, le teste sanguinanti;
E piano risuonano nel canneto i cupi flauti d’autunno.
O più superbo lutto! voi bronzei altari,
L’ardente fiamma dello spirito nutre oggi un potente dolore,
I nipoti non nati.

Traduzione di Ida Porena

 

La sera risuonano i boschi autunnali
di armi mortali, le dorate pianure
e gli azzurri laghi e in alto il sole
più cupo precipita il corso; avvolge la notte
guerrieri morenti, il selvaggio lamento
delle lor bocche infrante.
Ma silenziosa raccogliesi nel saliceto
rossa nuvola, dove un dio furente dimora,
il sangue versato, lunare frescura;
tutte le strade sboccano in nera putredine.
Sotto i rami dorati della notte e di stelle
oscilla l’ombra della sorella per la selva che tace
a salutare gli spiriti degli eroi, i sanguinanti capi;
e sommessi risuonano nel canneto gli oscuri flauti dell’autunno.
O più fiero lutto! voi bronzei altari,
l’ardente fiamma dello spirito nutre oggi un possente dolore,
i nipoti non nati.

Traduzione di Vera degli Alberti e Eduard Innerkofler 

 

 

Le selve autunnali a sera risuonano
di armi mortali, le piane dorate
e gli azzurri laghi, là sopra il sole
rotola via così spento; stringe la notte
i guerrieri morenti, il grido selvaggio
delle bocche squarciate.
Ma quieta s’aduna nel campo dei salici
rossa caligine, lì dentro un dio irato abita,
il sangue sparso, refrigerio lunare;
tutte le strade sboccano in nera putredine.
Sotto i rami d’oro della notte e stelle
l’ombra della sorella ondeggia per la silente selva,
a salutare gli spiriti degli eroi, le sanguinanti teste;
e lievi nel calamo risuonano i flauti opachi dell’autunno.
Oh troppo altero lutto! voi are di bronzo
la fervida fiamma dello spirito nutre oggi un dolore possente,
la non ancora nata discendenza.

Traduzione di Pietro Tripodo 

 

A sera risuonano i boschi d’autunno
Di armi mortali, i piani dorati
E le acque d’azzurro, più cupo
Vi rotola il sole, chiude la notte
Guerrieri morenti, l’aspro lamento
Di bocche squarciate.
Ma quieto nel bosco di salci s’addensa,
Nuvola rossa, in cui siede un dio irato,
Il sangue sparso, freddo lunare,
Tutte le strade portano a nero marciume.
Sotto notturna ramaglia dorata e le stelle
Della sorella scivola l’ombra fra il tacito bosco,
Saluta gli spettri d’eroi, i lor capi nel sangue;
Piano fra canne risuonano i flauti oscuri d’autunno.
O lutto più fiero! voi altari di bronzo
Possente un dolore oggi alimenta la fiamma bruciante del cuore,
I non nati nipoti.

Traduzione di Enrico De Angelis

 

 

Poesie tratte da:
Georg Trakl,
Poesie; a cura di Ida Porena – Torino : G. Einaudi, 1979 – Collezione · Collezione di poesia ; 152
Le poesie ; prefazione di Claudio Magris ; introduzione di Margherita Caput e Maria Carolina Foi ; traduzione di Vera degli Alberti e Eduard InnerKofler – Milano : Garzanti, 1983 – Collezione · I grandi libri Garzanti ; 284
Liriche scelte ; a cura di Pietro Tripodo – Roma : Salerno, 1991 – Collezione · Minima ; 22
Poesie; a cura di Grazia Pulvirenti; traduzione di Enrico De Angelis – Venezia : Marsilio, 1999 – Collezione · Gli elfi · Letteratura universale Marsilio

 

 

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