Else Lasker-Schüler / Georg Trakl ~ Poesie e lettere

 

Else Lasker-Schüler e Georg Trakl si conobbero nel marzo del 1914 a Berlino. Poco sappiamo di quella relazione, mentre è evidente la distanza delle due personalità, eccentricamente visionaria la poetessa ebrea tedesca, angosciosamente avvinto nella propria coscienza ossessionata dal male il poeta austriaco. Entrambi appartenevano alla prima generazione dell’espressionismo ma non sembrano poter mai trovare un punto d’incontro, tanto è animata da una fascinazione fantastica e strettamente legata alla cultura ebraica lei, quanto colto in un punto di irrimediabile non ritorno dell’Occidente lui. Ne è testimonianza la poesia Abendland, dedicata a Else solo in un secondo momento rispetto alla composizione, dove vita e crollo, bellezza e putredine convivono in un equilibrio poetico stupefacente. Lei invece gli parla di ebbrezza, rapina, evasione, bellezza piena. Trakl le scrisse una cartolina pochi giorni prima la morte per suicidio chiedendole di raggiungerlo all’ospedale di Cracovia dove era ricoverato per una grave forma dissociativa a seguito della battaglia di Grodek. Ma la cartolina arrivò solo dopo la morte e la Lasker-Schüler ne fu colpita tanto da non riuscire neppure a comunicare la notizia alla famiglia. Vagheggiò allora presentimenti recenti e incontri immaginari avuti con lui lontano nel tempo, ma scrisse un ricordo poesia che più che un necrologio è la restituzione del poeta ad un’infanzia mai avuta, ancorato com’era allo stato di Ungeborener, non nato, ma per questo innocente.

 

Lasker-Schüler

 

 

Georg Trakl

 

Seine Augen standen ganz fern.
Er war als Knabe einmal schon im Himmel.

Darum kamen seine Worte hervor
Auf blauen und weißen Wolken.

Wir stritten über Religion,
Aber immer wie zwei Spielgefährten,

Und bereiteten Gott von Mund zu Mund.
Im Anfang war das Wort.

Des Dichters Herz, eine feste Burg,
Seine Gedichte: Singende Thesen.

Er war wohl Martin Luther.

Seine dreifaltige Seele trug er in der Hand,
Als er in den heiligen Krieg zog.

– Dann wußte ich, er war gestorben –

Sein Schatten weilte unbegreiflich
Auf dem Abend meines Zimmers.

 

Georg Trakl

I suoi occhi restavano assai distanti.
Già una volta da bambino era stato in cielo.

Per questo le sue parole uscivano
Da nuvole azzurre e bianche.

Noi litigavamo di religione,
Ma sempre come due compagni di gioco.

E davamo forma a Dio da bocca a bocca.
All’inizio era il verbo.

Il cuore del poeta, una roccaforte,
Le sue poesie: tesi in forma di canto.

Lui era Martin Lutero.

Recava nella mano la sua anima tripartita,
Quando mosse per la guerra santa.

– Poi seppi che era morto –

La sua ombra temporeggiava oscura
Nella sera della mia camera.

Traduzione di Clio Pizzingrilli

 

 

 

 ℘

 

 

Georg Trakl 

 

 

Abendland

Else Lasker-Schüler in Verehrung

 

1

Mond, als träte ein Totes
Aus blauer Höhle,
Und es fallen der Blüten
Viele über den Felsenpfad.
Silbern weint ein Krankes
Am Abendweiher,
Auf schwarzem Kahn
Hinüberstarben Liebende.

Oder es läuten die Schritte
Elis’ durch den Hain
Den hyazinthenen
Wieder verhallend unter Eichen.
O des Knaben Gestalt
Geformt aus kristallenen Tränen,
Nächtigen Schatten.
Zackige Blitze erhellen die Schläfe
Die immerkühle,
Wenn am grünenden Hügel
Frühlingsgewitter ertönt.

 

2

So leise sind die grünen Wälder
Unsrer Heimat,
Die kristallene Woge
Hinsterbend an verfallner Mauer
Und wir haben im Schlaf geweint;
Wandern mit zögernden Schritten
An der dornigen Hecke hin
Singende im Abendsommer,
In heiliger Ruh
Des fern verstrahlenden Weinbergs;
Schatten nun im kühlen Schoß
Der Nacht, trauernde Adler. S
o leise schließt ein mondener Strahl
Die purpurnen Male der Schwermut.

 

3

Ihr großen Städte
Steinern aufgebaut
In der Ebene!
So sprachlos folgt
Der Heimatlose
Mit dunkler Stirne dem Wind,
Kahlen Bäumen am Hügel.
Ihr weithin dämmernden Ströme!
Gewaltig ängstet
Schaurige Abendröte
Im Sturmgewölk.
Ihr sterbenden Völker!
Bleiche Woge
Zerschellend am Strande der Nacht,
Fallende Sterne.

 

 

 

Occidente

a Else Lasker-Schüler devotamente

 

1

Luna, come avanzasse un morto
Dall’azzurra grotta,
E cadono i fiori
Copiosi sul sentiero di roccia
Argenteo piange l’ammalato
A sera nei pressi dello stagno,
Sopra la nera barca
Il trapasso degli amanti.

O risuona il passo
Di Elis nel bosco
Dei giacinti
Sotto la quercia si perde la sua eco
Oh, il corpo del fanciullo
Fatto di pianto cristallino,
Di notturne ombre
Il fulmine lampeggia sulla tempia
Che sempre rattrappisce,
Quando sul colle verdeggiante
La tempesta primaverile rumoreggia.

2

Son così quieti i verdi boschi
Del nostro paese
L’onda cristallina
Che muore su consunte mura
E noi nel sonno abbiamo pianto;
Vaga con passi incerti
Lungo la siepe spinosa
Uno che canta nella notte estiva,
Nella pace sacra
Del vigneto raggiante in lontananza;
Ombre ora nel grembo freddo
Della notte, aquile in lutto
Così piano sigilla un raggio lunare
Il marchio purpureo della tristezza.

3

Grandi città
Costruite in pietra
Nella pianura!
Così ammutolito segue
Il senza casa
Con fronte oscura il vento,
Gli alberi brulli sul colle
Fiumi in lontano albore!
Immensamente angoscia
Lo spaventoso rosso della sera
Tra nubi tempestose
Oh popoli alla morte!
Pallida onda
Che si frange su notturne rive,
Stelle cadenti.

Traduzione di Roberto Carifi

 

 

 ℘

 

 ELSE LASKER-SCHÜLER A GEORG TRAKL[1] – INNSBRUCK
Al Signor Georg Trakl (Ed. del «Brenner») M ü h l a u  I n n s b r u c k  (Tirolo)
[Berlino, 12.V.1914]
Caro, ottimo poeta
Sono malata, sto a letto, presto maggiori notizie! M o l t e  g r a z i e![2]
Se il Signor von Ficker vuole, g l i  d o  il resto delle mie lettere e delle foto.
Il Suo principe Jussuf di Tebe.[3]

 

ELSE LASKER-SCHÜLER A GEORG TRAKL – INNSBRUCK
[probabilmente estate 1914]
Caro poeta,
questa volta non posso dire nulla, perché anch’io ho vissuto così – ma insomma ho fatto tanti ragionamenti che lascio perdere. Ma se continua a bere, io rompo il giuramento e riprendo a bere. Dev’essere così bello il Tirolo, bisogna vederlo almeno una volta; lì mi ubriaco di verde o col fuoco dei lampi. Molti temporali lì, io amo i temporali e il gioco dei  f u l m i n i  trasversali e incrociati. Sono fatta così. Devo venire a Monaco e a Innsbruck. A Monaco ho un’amica meravigliosa: la fanciulla di Rinaldo. Occhi azzurri come fiumi – adoro annegarvi. Ma adesso ho così poco denaro – ma entro 8 giorni lo rapino. Viva la rapina! Che cosa ne dice di saccheggiare un relitto marittimo? Il mio cuore batte forte; cripta in cima alla torre: in me, smorta e senza slancio. Se avessi un paracadute, salterei giù. Saluti al langravio Ludwig.
Il suo selvaggio principe Jussuf.
note:
[1] Else Lasker-Schüler aveva conosciuto Trakl nel marzo 1914 a Berlino.
[2] Probabilmente la Lasker-Schüler si riferisce proprio alla poesia Abendland (Occidente) apparsa sul «Brenner» del I° maggio.
[3] Uno degli eteronimi usati dalla poetessa. «Else Lasker-Schüler era abituata a recitare la parte dell’esotica. Firmava le sue lettere con i nomi di “Jussuf Principe di Tebe”,“Tino Principessa di Bagdad”, “Principe Onit” o “Giaguaro azzurro”. Il Principe Jussuf – la sua maschera preferita – è anche il protagonista del suo romanzo autobiografico Il mio cuore – “romanzo d’amore” (uscito a puntate,  tra il 1910 e il 1911, sulla rivista “Der Sturm”)». (Nicola Gardini).

 

Testi:
Abendland: Georg Trakl, La notte e altre poesie ; traduzione di Massimo Baldi e Roberto Carifi ; postfazione di Roberto Carifi – Pistoia : Via del vento, 2008 – Collezione · Acquamarina ; 34 · [ISBN] 978-88-6226-012-1
La poesia e le lettere di Else Lasker-Schüler sono tratte da Georg Trakl, Gli ammutoliti : lettere 1900-1914; a cura di Clio Pizzingrilli – Macerata : Quodlibet, 2006 – Collezione · In ottavo ; 11 – [ISBN] 88-7462-001-2

2 commenti su “Else Lasker-Schüler / Georg Trakl ~ Poesie e lettere

  1. dietroleparole ha detto:

    Preziosa l’occasione che offri di intrattenersi tra i versi di Trakl che sempre si impongono per la loro allusiva e ardente drammaticità. Scopro, con gioia, tra i traduttori il nome di Roberto Carifi. Così, a volte, si scoprono e comprendono le motivazioni di inconsapevoli scelte di letture poetiche. Un ringraziamento e un saluto.

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