Malcolm X ~ «La scheda o il fucile» (1)

 

Malcolm X con una carabina in mano guarda fuori la finestra di casa. Da Life, 1964
Malcolm X con una carabina in mano guarda fuori la finestra di casa. Da Life, 1964

 

 

The Ballot or the Bullet[1]

 

[Il discorso di Malcolm X, ripreso dalla traduzione italiana di Malcolm X Speaks, discorsi e interviste edite da George Breitman nel 1965, è uno dei più famosi discorsi politici sulla questione razziale. Breitman stesso lo ricorda come uno dei migliori tra tutti quelli di Malcolm X. In una società, quella americana, che viveva, e vive tuttora del discorso politico assunto a retorica pura, in realtà ha anche un alto valore retorico, se s’intende come l’uso dell’argomentazione per ottenere consenso e non come stile ridondante e “avvincente” per incantare. Questa distinzione, benché elementare e apparentemente prepolitica è estremamente attuale, in quanto il discorso politico attuale ha perso del tutto ogni riferimento al reale, al quotidiano, alla sofferenza, al problema, alla questione in sé e per sé, per divenire forma, colpo di scena, posa, studio della mossa e della postura del corpo: qui Malcolm X può ben chiamare fratelli i suoi referenti senza quell’adulazione pelosa volta solo a raccogliere il voto. Questo discorso oltre il suo valore storico di per sé o il dilemma ricorrente “uso della forza/gradualità delle conquiste in un progressivo ordine è un eccellente esempio di uso della parola «al servizio della persuasione» (Gian Luigi Beccaria).]

 

Signor moderatore, fratello Lomax[2], fratelli e sorelle, amici e nemici, perché non posso credere che tutti i presenti siano amici e al tempo stesso non voglio trascurare nessuno. L’argomento di stasera è «La rivolta negra: quali sviluppi avrà?»; oppure, per dirla in altre parole: «Che cosa verrà dopo?». A mio modesto modo di vedere essa pone un preciso dilemma: la scheda o il fucile.

Prima di spiegare cosa intendo dire con questa espressione, vorrei chiarire qualche punto che mi riguarda. Sono ancora musulmano, l’Islam è ancora la mia religione. Questa è la mia fede personale. Così come Adam Clayton Powell è un pastore cristiano che dirige la Abyssinian Baptist Church[3] di New York, ma al tempo stesso partecipa alla lotta politica per la conquista dei diritti dei neri in questo paese, allo stesso modo in cui il dottor Martin Luther King fa il pastore cristiano ad Atlanta nella Georgia e al tempo stesso è alla testa di un’altra organizzazione nera per i diritti civili; così come il reverendo Galamison[4] – credo che lo abbiate sentito rammentare – è un altro pastore cristiano di New York che pure si è profondamente impegnato nel boicottaggio scolastico per combattere la segregazione, ebbene, anch’io sono un pastore, non cristiano ma musulmano e credo nell’azione su tutti i fronti con tutti i mezzi necessari.

Sebbene sia ancora musulmano, non sono venuto qui stasera a parlare della mia religione o a cercare di cambiare le vostre convinzioni in materia. Non sono venuto qui per discutere di ciò che ci divide perché è tempo di cancellare i nostri disaccordi e di renderci conto che abbiamo tutti lo stesso problema, un problema comune, un problema che vi costringerà a vivere in questo inferno sia che siate battisti, metodisti, musulmani o nazionalisti. Non importa se siete colti o analfabeti, se abitate in zone eleganti o nel ghetto, siete anche voi in questo inferno che ha organizzato per noi lo stesso uomo. Quell’uomo è il bianco e tutti noi abbiamo sofferto qui, in questo paese, l’oppressione politica, lo sfruttamento economico, la degradazione sociale ad opera dell’uomo bianco.

Il dire queste cose non significa che siamo contro i bianchi come tali, ma contro lo sfruttamento, contro la degradazione e contro l’oppressione. Se l’uomo bianco non vuole che siamo suoi nemici, ebbene la smetta di opprimerci, di sfruttarci e di degradarci. Indipendentemente dal fatto che siamo musulmani, cristiani, nazionalisti, agnostici o atei, dobbiamo prima di tutto imparare a superare i nostri contrasti. Se tra noi ci sono delle divergenze, discutiamone in privato e quando ci mostriamo in pubblico non accapigliamoci tra di noi prima di aver finito di discutere con l’uomo bianco. Se il defunto presidente Kennedy poté incontrarsi con Chruščëv e stabilire degli scambi commerciali, noi abbiamo molte più cose in comune tra di noi di quante non ne avessero loro.

 Se non si agisce presto, penso che dovete convenire sul fatto che saremo costretti a servirci della scheda o delle pallottole. Nel 1964 sarà la volta dell’una o delle altre. Non è che stia per arrivare il momento: il momento è già arrivato. Il 1964 minaccia di essere l’anno più esplosivo che l’America abbia mai visto. L’anno più esplosivo. Perché? È anche un anno politico, è l’anno in cui tutti i politicanti bianchi torneranno nelle comunità negre a far la corte a voi e a me per farsi dare qualche voto; l’anno in cui tutti gli imbroglioni della politica bianca verranno qui nelle nostre comunità con le loro false promesse, ad alimentare le nostre speranze di pacificazione, con i loro trucchi e i loro inganni, con le false promesse che non hanno nessuna intenzione di mantenere. Con questi metodi essi alimentano l’insoddisfazione che può portare solo a una cosa: l’esplosione. Ora qui in America – mi dispiace, fratello Lomax – ha fatto la sua comparsa il tipo di uomo negro che non tollera più di porgere l’altra guancia.

Non state a sentire quelli che vi dicono che la lotta è impari. Se vi arruolano nell’esercito, vi mandano in Asia a fronteggiare ottocento milioni di cinesi. Se riuscite ad aver coraggio là, potete a maggior ragione averne qui. La lotta è più impari là che qui e se combattete qui, almeno sapete per cosa versate il vostro sangue!

Non sono un uomo politico e neppure uno studioso di scienze politiche. A dire il vero non sono uno studioso di niente in particolare, non sono democratico né repubblicano e non mi considero neanche americano. Se voi e io fossimo americani non esisterebbe alcun problema. Gli ungheresi diventano americani appena scendono dalla nave; i polacchi sono già americani e così pure gli emigranti italiani. Tutti quelli che son venuti dall’Europa; tutti quelli che avevano gli occhi blu sono già americani ma noi, con tutto il tempo che siamo stati qui, non lo siamo ancora.

Ebbene, non sono uno a cui piaccia farsi delle illusioni e non sono disposto a sedermi al tavolo con uno che mangia, mentre a me non si serve nulla, e poi a considerarmi come un commensale. Non si diventa commensali solo per il fatto di sedersi a un tavolo, lo si è solo se si può mangiare. Il fatto di essere in America non basta a renderci americani. Il fatto di essere nati in questo paese non basta a renderci americani. Infatti, se fosse sufficiente il diritto di nascita, non ci sarebbe bisogno di nessuna legislazione, di nessun emendamento alla Costituzione e ora non si assisterebbe all’ostruzionismo parlamentare (filibustering)[5] dei provvedimenti sui diritti civili.

No, io non sono americano. Sono uno dei ventidue milioni di uomini dalla pelle nera che sono vittime dell’americanismo, uno dei ventidue milioni di vittime della democrazia che non è altro che un’ipocrisia travestita. Non vengo qui a parlarvi da americano, da patriota, non sono uno che saluta la bandiera o che la tira fuori ad ogni occasione, no! Io vi parlo da vittima del sistema americano; vedo l’America con gli occhi della vittima e non riesco a vedere nessun sogno americano. Quello che vedo è un incubo americano.

Questi ventidue milioni di vittime si stanno svegliando; stanno aprendo gli occhi; cominciano a vedere quello che prima erano soliti solo guardare; stanno diventando maturi politicamente. Cominciano a rendersi conto che ci sono dei problemi politici, delle correnti politiche in tutto il paese e che, tutte le volte che ci sono le elezioni, capita che i risultati siano quasi uguali da obbligare a un secondo conteggio delle schede. Nel Massachusetts, nelle elezioni governatoriali, fu necessario rifare il conteggio delle schede e lo stesso accadde a Rhode Island, nel Minnesota e in molti altri stati. Quando Kennedy e Nixon si batterono per la conquista della presidenza degli Stati Uniti, lo scarto dei voti fu talmente esiguo che si dovette procedere a nuovi conteggi. Cosa vuol dire tutto ciò? Che quando i bianchi sono divisi in due gruppi quasi della stessa forza e i neri dispongono di un blocco di voti, spetta a loro decidere chi andrà alla Casa Bianca e chi invece sarà sconfitto.

L’attuale amministrazione è stata eletta proprio col voto dei neri. È stato il vostro voto, il vostro voto sciupato a farli andare a Washington, a eleggere un’amministrazione che si è prima preoccupata di chissà quali leggi e poi, per ultimi, di voi, arrivando, come se non bastasse il resto, a servirsi sistematicamente dell’ostruzionismo parlamentare. I vostri e i miei leader hanno il coraggio di fregarsi le mani e dirci che stiamo facendo grandi progressi. E che buon presidente abbiamo! Se non andava bene nel Texas, siate certi che non va bene neanche a Washington. Il Texas è uno stato in cui vive ancora la legge del linciaggio. È come il Mississippi, non c’è nessuna differenza: solo che nel Texas ti linciano con la pronuncia texana e nel Mississippi con quella locale. Questi leader negri hanno il coraggio di andare a prendere il caffè alla Casa Bianca con un texano, un imbroglione sudista – perché tale è Johnson – e poi venirci a dire che sarà meglio per noi visto che è del Sud e sa come trattare i sudisti. Che specie di logica è questa? Allora facciamo presidente Eastland[6] che è anche lui del Sud. Forse è meglio di Johnson per trattare con i sudisti!

In questa amministrazione siedono sui banchi del Congresso 257 democratici contro soli 177 repubblicani. I primi controllano dunque i due terzi dell’assise parlamentare. Perché, ditemi un po’, non riescono a far approvare qualche legge che ci sia veramente di aiuto? Al Senato ci sono 67 democratici e 33 repubblicani. Ebbene, i democratici hanno il governo nelle loro mani e per merito vostro. Eppure cosa vi hanno dato in cambio? Sono quattro anni che hanno il potere e solo ora cominciano a tirar fuori qualche legge sui diritti civili. Solo ora, dopo che tutto è perduto, che le cose son sfuggite al controllo, si mettono lì a discutere e a beffarsi di voi per tutta l’estate con quel loro vecchio gioco che chiamano filibustering.

Tutte queste persone sono in combutta fra di loro. Non vi illudete che non sia così poiché colui che dirige l’ostruzionismo contro le leggi sui diritti civili è un senatore della Georgia di nome Richard Russell[7]. Quando Johnson divenne presidente, la prima persona che mandò a chiamare al suo ritorno a Washington fu «Dicky». Questo fatto vi dà un’idea di come sono amici. Russell è il suo preferito, il più intimo, il più caro dei suoi amici. Eppure tutti e due giocano a quel vecchio giochetto in cui uno ti fa credere di essere dalla tua parte mentre l’altro ti è così decisamente contrario da non essere affatto obbligato a mantenere alcuna promessa.

Ora, nel 1964, è dunque venuto il momento di svegliarsi e quando si vede che si sta tramando una congiura di questo genere, è necessario che voi facciate sapere loro che avete gli occhi aperti, e che avete anche qualcos’altro di aperto perché la scelta è oggi tra la scheda e il fucile. La scheda o il fucile, vi ripeto. Se avete paura di servirvi di questa espressione, ebbene tornatevene in campagna, nel campo di cotone, oppure in qualche vicolo buio dei bassifondi. Si pigliano tutti i voti dei negri e dopo ai negri non tocca niente. Tutto ciò che hanno fatto una volta arrivati a Washington è stato di dare dei grossi posti ad alcuni papaveri negri che non ne avevano bisogno perché erano già sistemati. Questo è un imbroglio, un tradimento, un abile modo di camuffare la verità, di darla ad intendere. Non crediate che critichi i democratici per difendere i repubblicani, perché tra poco mi occuperò di loro. Tuttavia bisogna dire che mentre voi avete dato la preferenza ai democratici, questi vi hanno preso in considerazione per ultimi.

Guardate in faccia la realtà. Quali alibi tirano fuori, visto che controllano sia il Congresso che il Senato? A quali alibi ricorrono quando noi domandiamo tra quanto manterranno le loro promesse? Danno la colpa ai capi del Sud, ai Dixiecrats (2). Chi sono i Dixiecrats[8]? Dei democratici, niente altro che dei seguaci del partito democratico travestiti. Il loro capo è anche capo dei Dixiecrats poiché questi fanno parte del partito democratico. I democratici non hanno mai cacciato i Dixiecrats fuori dal partito, anzi una volta furono loro a fare una scissione! Immaginate un po’ questi straccioni di segregazionisti del Sud che trattano dall’alto al basso i democratici del Nord! Eppure questi non li hanno mai cacciati via. No, guardate le cose come sono. Fanno il solito giochetto, uno da una parte e l’altro dall’altra mentre noi siamo lì nel mezzo. E tempo che ci svegliamo, che cominciamo a considerare le cose come sono, a cercare di capirle e a comportarci in base alla realtà.

A Washington i Dixiecrats controllano le commissioni chiave che determinano la politica del governo e l’unica ragione va cercata nella loro anzianità. Ciò si spiega col fatto che sono eletti in stati in cui i negri sono esclusi dal voto. Il nostro non è un governo fondato sulla democrazia, non è un governo composto di rappresentanti del popolo, perché nel Sud metà degli elettori sono esclusi dal voto. Eastland non dovrebbe neanche essere a Washington e metà dei senatori e dei membri del Congresso che detengono posizioni chiave sono stati eletti illegalmente e in modo del tutto incostituzionale.

 

 

Tratto da:
Malcom X,    Ultimi discorsi ; a cura di George Breitman ; introduzione e traduzione di Roberto Giammanco – Torino : Einaudi, 1973, 3° ediz. – Collezione      · Serie politica ; 3 · In appendice : L’ultimo anno di Malcom X di George Breitman. – Classificazione Dewey · 323 (12.) Diritti civili e politici

 

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NOTE AL TESTO
(Le note tra parentesi quadra sono riprese dalla edizione Einaudi)
[1] [The Ballot or the Bullet. Letteralmente: la palla (o scheda per votare) o la pallottola. Gioco di parole intraducibile in italiano, data la omofonia dei due termini originali.]
[2] Louis Lomax (1922-1970), giornalista afro americano, fu il primo giornalista televisivo nero. Nel 1959, Lomax insieme a Mike Wallace , produsse in cinque parti su The Nation of Islam, The Hate That Hate Produced, andato in onda durante la settimana del 13 luglio 1959 che fece conoscere per la prima volta ai bianchi de The Nation of Islam, del suo leader, Elijah Muhammad e di quello che allora era il suo portavoce carismatico, Malcolm X. Lomax fu un sostenitore di numerose organizzazioni per i diritti civili, tra cui il Congress of Racial Equality (CORE), la Nonviolent Coordinating Committee Student (SNCC), e la Southern Christian Leadership Conference (SCLC). Era stato incaricato di scrivere un’opera in tre volumi sulla storia nera, quando morì il 30 luglio 1970 in un incidente stradale nel New Mexico. Sulla sua morte è stata ipotizzata la mano dell’ FBI, dal momento che Lomax stava lavorando ad un documentario riguardante il ruolo svolto proprio dall’FBI nella morte di Malcolm X.
[3] Adam Clayton Powell Jr. (1908-1972), figlio di Adam Sr., l’influente pastore battista che aveva diretto l’Abyssinian Baptiste Church, una delle chiese più famose di Harlem, dal 1908. Adam Jr. prese le redini della chiesa nel 1937 e costruì la sua carriera politica e religiosa. L’Abyssinian Baptiste Church allora rappresentava la più grande congregazione religiosa protestante degli Stati Uniti ed era divenuta un punto di riferimento nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili dei neri. Adam Clayton Powell Jr sarà il primo nero ad essere eletto nel New York City Council (1941) e a divenire nel 1944 membro della Camera dei Rappresentanti per il Partito Democratico. Nel 1961, Powell divenne presidente del the Education and Labor Committee, massima posizione di potere raggiunta da un Afro Americano nel Congresso. Da questa posizione seguì il passaggio di legislazione sociale sotto le presidenze di John F. Kennedy e Lyndon B. Johnson.
[4] Milton Arthur Galamison (1923-1988), pastore della Siloam Presbyterian Church e attivista per i diritti civili, fu un leader del movimento per l’integrazione scolastica di New York City nel 1960. Eletto, nel 1955, alla presidenza del Comitato per l’Istruzione di Brooklyn del National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) iniziò una lunga battaglia contro la segregazione delle scuole pubbliche ma entrò in conflitto con la conduzione moderata e gradualistica del NAACP. Galamison il 3 febbraio 1964 condusse un boicottaggio studentesco contro la segregazione razziale nelle scuole di New York che coinvolse oltre 460.000 studenti.
[5] Il filibustering è una forma di ostruzionismo parlamentare di lunga tradizione nel Senato americano. Negli anni cinquanta e sessanta fu spesso usata per impedire l’approvazione di leggi sui diritti civili. Nello stesso anno in cui Malcolm X pronunciava questo discorso, il 9 giugno 1964 un gruppo di senatori democratici del Sud attuarono questa forma di ostruzionismo e il solo senatore sudista Robert Byrd parlò per 14 ore e 13 minuti.
[6] James Oliver Eastland (1904-1986) avvocato e membro del Partito Democratico, senatore del Mississippi al Congresso degli Stati Uniti dal 1943 al 1978, era famoso per il suo anticomunismo, la difesa della segregazione raziale negli stati sudisti e l’opposizione ai movimenti per i diritti civili.
[7] Richard Russell (1897-1971) politico del partito democratico, governatore prima della Georgia e a lungo senatore, fu uomo di grande potere politico.
[8] [Democratici degli stati del Sud].

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