Eric Dolphy

 

Eric Allan Dolphy

 

Eric Dolphy (20 giugno 1928, Los Angeles – 29 giugno 1964, Berlino): Out!.

Di chi parliamo quando parliamo di Eric Allan Dolphy? Dell’altosassofonista che ridisegnò voce e ruolo allo strumento che sembrava aver raggiunto il massimo della sua espressione con Charlie Parker? Di colui che portò per primo il basso clarinetto nella musica jazz? Dell’eccellente flautista che suonava con virtuosismo classico e naturalezza d’avanguardia uno strumento di per sé poco duttile al linguaggio jazz? Del musicista che esaltava la personalità dei grandi senza offuscarsi né fare loro “spalla”?

John Coltrane, Ornette Coleman, Charles Mingus, Booker Little, George Russell, Andrew Hill: in ogni registrazione dal vivo e su disco Dolphy appare veramente come una «stella speciale» che non si riduce ad una apparizione, riuscendo al contrario ad esaltare la vitalità mingusiana o facendosi contraltare all’epigone del free Ornette Coleman o portando la poetica di Booker Little ad una consonanza perfetta o ampliando il respiro circolare di Coltrane o dando senso all’astrattismo di Russell o assecondando la spigolosità melodica di Hill. Come possiamo parlare di un artista che praticamente lasciò in soli cinque anni tracce indelebili: si pensi alle registrazioni live al Five Spot con Little, quelle al Village Vanguard con Coltrane o quelle all’Opera di Parigi con Mingus, a “Point of Departure” con Hill, a “Ezz-thetics” con Russell e “Free Jazz: A Collective Improvisation” dove si contrappone nel gioco del doppio quartetto alla voce di Coleman. E cosa dobbiamo dire delle registrazioni a suo nome? Tutte caratterizzate dalla parola “Out”: “Outward Bound”, “Out there” fino all’inarrivabile e indefinibile “Out to Lunch”, forse il suo migliore disco e una delle più alte vette della musica jazz, dove i suoi assoli sono così dissonanti e imprevedibili che sembrano venire da un piano completamente nuovo.

Il suo stile improvvisativo si caratterizzò per un flusso di idee vulcanico, che utilizzava ampi intervalli ed era pieno di effetti di voce quasi animaleschi facendo parlare i propri strumenti. Il suo lavoro, classificato all’epoca come free jazz, in realtà segue una logica del tutto insolita rispetto proprio a quello di altri musicisti del suo tempo, ponendosi come vera avanguardia. Negli anni dopo la sua morte la sua musica, inizialmente definita “anti musica”, apparve più propriamente come essere stata “troppo fuori per essere dentro e troppo dentro per essere fuori”.

 

 

Eric Dolphy ‎– Out To Lunch! – Blue Note ‎– BST 84163 – Vinyl
A1 – Hat And Beard 8:24
A2 – Something Sweet, Something Tender  6:02
A3 – Gazzelloni  7:22
B-1 Out To Lunch 12:06
B2 – Straight Up And Down 8:19
[Freddie Hubbard – Trumpet; Eric Dolphy – Alto Saxophone (B1, B2), Flute (A3), Bass Clarinet (A1, A2), Composed By; Bobby Hutcherson – Vibraphone ; Richard Davis – Bass;  Anthony Williams – Drums]

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