Carmina Priapea, 27- 39

 

Sileno e Eros
Sileno ed Eros, Bassorilievo del I secolo

 

27. Quinzia, delizia del popolo, straconosciuta al grande Circo,
esperta insuperabile nel muovere il culo,
cimbali e crotali, armi che lo fanno rizzare, a Priapo
dedica e aggiunge pure i timpani assordanti.
In cambio, chiede, piaccia sempre al suo pubblico
e che la schiera dei suoi ammiratori lo tengano dritto come il dio.

 

27 – Deliciae populi, magno notissima Circo, / Quintia, vibratas docta movere nates, / Cymbala cum crotalis, pruriginis arma, Priapo / Ponit et adducta tympana pulsa manu. / Pro quibus, ut semper placeat spectantibus, orat, / Tentaque ad exemplum sit sua turba dei.

 

28. Ehi, fermo lì, mascherina, che a malapena
sai trattenerti dal rubare nel mio orto!
T’inculerò col mio aggeggio lungo un piede.
E se questo ti sembra poco,
alzerò il tiro!

 

28 – Tu, qui non bene cogitas et aegre / Carpendo tibi temperas ab horto, / Pedicabere fascino pedali. / Quod si tam gravis et molesta poena / Non profecerit, altiora tangam.

 

 

29. Che possa morire, Priapo, se non
mi vergogno a usare parolacce e sconcezze;
ma ti chiedo, proprio a te, che sei un dio e mostri
senza pudore i coglioni come fossero medaglie,
mi è permesso chiamare fica la fica e cazzo il cazzo?

 

29 –Obscaenis, peream, Priape, si non / Uti me pudet improbisque verbis; / Sed cum tu posito deus pudore / Ostendis mihi coleos patentes, / Cum cunno mihi mentula est vocanda.

 

 

30. «Ti prego, o Priapo, non minacciarmi con la falce e con l’enormità
che ti rende famoso, ti chiedo solo la strada per la fonte»
Prosegui lungo questa vigna, ma bada foresto, che se tocchi l’uva
ti farò assaggiare un’acqua ben diversa da quella che cerchi.

 

30 – «Falce minax et parte tua maiore, Priape, / Ad fontem, quaeso, dic mihi, qua sit iter». / Vade per has vites, quarum si carpseris uvam, / Cur aliter sumas, hospes, habebis aquam.

 

 

31. Finché non allunghi la tua manaccia a toccare il mio,
potrai sembrare più casta della stessa Vesta stessa,
altrimenti quest’arma del mio ventre te lo allargherà
al punto che sarai tu a uscire dal tuo culo.

 

31 – Donec proterva nil mei manu carpes, / Licebit ipsa sis pudicior Vesta; / Sin, haec mei te ventris arma laxabunt, / Exire ut ipse de tuo queas culo.

 

 

32. Una ragazza più asciutta dell’uva passa,
più pallida del bosso e della cera novella,
che se paragoni il suo corpo a quello delle formiche,
queste ti sembrano grasse,
e l’aruspice etrusco potrebbe darsi da fare tra le sue viscere
senza aprirla, attraverso la pelle,
che è asciutta dappertutto come pomice
– e chi l’ha mai vista sputare? –
una che i medici pensano abbia polvere e segatura invece del sangue,
da me ogni notte è solita venire
con quel suo pallore e una macilenza spettrale.
Mi guardo e mi sento come un calderaio
o un guardiano notturno che sfrega la lanterna di corno.

 

32 – Uvis aridior puella passis, / Buxo pallidior novaque cera, / Collatas sibi quae suisque membris / Formicas facit altiles videri, / Cuius viscera non aperta Tuscus / Per pellem poterit videre haruspex, / Quae suco caret usque et usque pumex, / Nemo viderit hanc ut expuentem, / Quam pro sanguine pulverem scobemque / In venis medici putant habere, / Ad me nocte solet venire et adfert / Pallorem maciemque larualem, Ductor ferreus insulariusque / Lanternae videor fricare cornu.

 

 

33. Una volta i Priapi eran circondati da Naiadi e Driadi
e dove il cazzo teso del dio penetrava, si faceva festa.
Ora tutto tace e la mia voglia è tale
che penso tutte le Ninfe siano scomparse.
È triste lo so, ma perché tutta questa erezione non esploda,
messa da parte la falce, mi aiuta l’amica mano.

 

33 – Naidas antiqui Dryadasque habuere Priapi, / Et quo tenta dei vena subiret, erat. / Nunc adeo nihil est, adeo mea plena libido est, / Ut Nymphas omnes interiisse putem. / Turpe quidem factu, sed, ne tentigine rumpar, / Falce manu posita fiet amica manus.

 

 

34. Fatta la festa al dio maialone,
venne assunta una ragazza a basso prezzo
perché si desse a tutti a sazietà:
bene, in una sola notte, tanti uomini ha servito
quanti salici a forma di cazzo ora ti dedica.

 

34 – Cum sacrum fieret deo salaci, / Conducta est pretio puella parvo / Communis satis omnibus futura: / Quae quot nocte viros peregit una, / Tot verpas tibi dedicat salignas.

 

 

35. Ladro, alla prima t’inculo;
poi, se ci riprovi, passerò all’allattamento;
se insisti una terza volta, beh,
te le darò entrambe:
da dietro e in bocca.

 

35 – Pedicabere, fur, semel, sed idem / Si deprensus eris bis, inrumabo. / Quod si tertia furta molieris, / Ut poenam patiare et hanc et illam, / Pedicaberis inrumaberisque.

 

 

36. Si sa, ognuno è ricordato per qualche particolare:
i capelli lunghi di Febo e i bicipiti di Ercole,
il tenero Bacco sembra una verginella,
grigi son gli occhi di Minerva e strabica è Venere;
vedi i Fauni dell’Arcadia con i capelli fin sulla fronte
e pensi ai piedi straordinari del messaggero degli dei;
il guardiano di Lemno si muove come un gambero;
sempre mezza fatta è la barba di Esculapio,
e infine chi può vantare un torace più robusto del feroce Marte?
Ora, se è rimasto un posticino per me fra tutti questi,
fate largo, un dio dotato più di Priapo non esiste.

 

36 – Notas habemus quisque corporis formas: / Phoebus comosus, Hercules lacertosus, / Trahit figuram virginis tener Bacchus, / Minerva ravo lumine est, Venus paeto, / Fronte crinitos Arcadas vides Faunos, / Habet decentes nuntius deum plantas, / Tutela Lemni dispares movet gressus, / Intonsa semper Aesculapio barba est, / Nemo est feroci pectorosior Marte: / Quod si quis inter hos locus mihi restat, / Deus Priapo mentulatior non est.

 

 

37. Perché, mi domandate, in questa tavola votiva
è dipinto il membro che serve a procreare?
Siccome il mio uccello si era per caso ferito,
ahimè!, temevo ci trafficasse un chirurgo;
né mi consolava l’idea di darlo in mano per le cure del caso
a degli esperti in materia, fosse pure Febo o il figlio di Febo.
Così, mi rivolsi al dio: «Da’ un occhio tu, o Priapo,
a questa parte di cui tu stesso, padre, sembri essere parte;
salvamelo senza ricorrere a tagli
e ti sarà consacrato il dipinto di quello che hai salvato,
stessa forma e medesimo colore».
«Sia fatto», promise il dio, annuendo col suo membro,
e fece quanto chiesto.

 

37 – Cur pictum memori sit in tabella / Membrum, quaeritis, unde procreamur? / Cum penis mihi forte laesus esset / Chirurgamque manum miser timerem, / Dis me legitimis nimisque magnis, / Ut Phoebo puta filioque Phoebi, / Curandam dare mentulam verebar. / Huic dixi: “Fer opem, Priape, parti, / Cuius tu, pater, ipse pars videris; / Qua salva sine sectione facta / Ponetur tibi picta, quam levaris, / Par vel consimilisque concolorque.” / Promisit fore, mentulamque movit / Pro nutu deus et rogata fecit.

 

 

38. Senza girarci intorno, comunque sia, ti parlerò,
perché la mia natura è sempre aperta a tutti.
Io ho voglia d’inculare e tu di prendere le mele
e allora dammi ciò che io chiedo e tu riceverai quello che desideri.

 

38 –Simpliciter tibi me, quodcunque est, dicere oportet, / Natura est quoniam semper aperta mihi: / Pedicare volo, tu vis decerpere poma; / Quod peto, si dederis, quod petis, accipies.

 

 

39. Mercurio può piacere perché bello,
di Apollo si ammira la bellezza,
e bello si dipinge Lieo viene dipinto bello
e il più bello di tutti è certo Cupido.
Io, lo ammetto, non posso competere;
ma a dire il vero è il mio uccello a risplendere su tutto!
Questo desidera, mica gli altri dei,
una ragazza con una fica che si rispetti.

 

39 – Forma Mercurius potest placere, / Forma conspiciendus est Apollo, / Formosus quoque pingitur Lyaeus, / Formosissimus omnium est Cupido. / Me pulcra fateor carere forma, / Verum mentula luculenta nostra est: / Hanc mavolt sibi quam deos priores / Si qua est non fatui puella cunni.

 

 

 

NOTE AL TESTO
27. Crotali, cimbali e timpani spesso accompagnavano danze lascive.
36. Il guardiano di Lemno è Vulcano, che era zoppo: il passo del gambero non è traduzione “corretta” ma vuol rendere un’anomalia che diviene caratteristica di riconoscimento.
37. Il figlio di Febo è Eusculapio raffigurato con una verga con attorcigliato un serpente.
39. Lieo è Bacco, dio che salva dalle preoccupazioni.

 

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