Steve Lacy

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*Steven Norman Lackritz ovvero Steve Lacy (23 luglio 1934, New York City – 4 giugno 2004, Boston)

Uno dei più grandi sassofonisti soprano di tutti i tempi, definiva la sua attività come «la combinazione di oratore, cantante, ballerino, diplomatico, poeta, dialettico, matematico, atleta, animatore, educatore, studente, comico, artista, seduttore, in poche parole un bravo ragazzo».

 

 

Lacy «è» il sax soprano, colui che dopo Sidney Bechet, l’oblio dell’era bop e il recupero solo “polistrumentale” di Coltrane ha condotto lo strumento dall’oscurità alla musica moderna. Ammirato per la bellezza e purezza del suo tono, per la sua caparbia e al tempo stesso semplice convinzione della propria identità musicale, non cedette mai a compromessi di sorta e lavorò con una grande varietà di musicisti, divenendo uno dei più prolifici musicisti di tutti i tempi. Per avere uno sguardo che riesca a delineare minimamente la sua cifra musicale andrebbe per lo meno ascoltato con il pianista Mal Waldron, con il quale stabilì una consonanza perfetta; con il trombonista Roswell Rudd nella rivisitazione costante di Thelonious Monk; con il compositore Gil Evans, con il quale produsse la musica più eterea e raffinata; con Cecil Taylor, dal quale apprese quella che chiamava «la modalità offensiva» di suonare, quello stare di fronte al pubblico consapevole di lanciare una musica pericolosa e minacciosa; con la moglie e cantante Irene Aebi, con la quale, stabilitosi in Europa, formò un quintetto che poteva espandersi o contrarsi in un duo o trio fino alla big band. Collaborò anche con artisti i più diversi, dalla ballerina Merce Cunningham al poeta Brion Gysin, componendo le basi musicali delle sue poesie. Ispirato dalla voce ieratica di Irene Aebi, scrisse opere sulla poesia di Anna Achmatova, Mary Frazee, Anne Waldman, Judith Malina. Lungo un periodo di molti anni ha composto “The Beat Suite”, un ciclo di canzoni jazz basato sulla poesia di Jack Kerouac, Allen Ginsburg, Robert Creeley e di altri poeti beat.
In questo pezzo vulcanico, enormemente ridondante di suoni, graffi, urla, rumori, la sua voce si fa via via ape, uccello, scimmia, vento, fruscio di foglie, acqua che scorre, danza tribale, movimenti clowneschi e ritmi urbani.
 

Steve Lacy Seven ‎– Clichés – hatOLOGY ‎– hatOLOGY 536
Clichés (S. Lacy)
{ Irene Aebi – Cello, Violin, Voice; George Lewis – Trombone;  Steve Lacy – Soprano Saxophone; Steve Potts – Soprano Saxophone, Alto Saxophone; Bobby Few – Piano; Jean-Jacques Avenel – Bass; Drums – Oliver Johnson; Cyrille Few, Sherry Margolin – Percussion }
Recorded on 1,2 November 1992, at IRCAM, Espace De Projection, Paris.

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