Francis Bacon vs Bacon Francis

 

Francis Bacon, Self-portrait, olio su tela; 35,5 x 30,5; collezione privata

 

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Antonio Ligabue vs Ligabue Antonio

 

Antonio Ligabue, Autoritratto, 1955, Olio su tavola, cm 53 x 40, Firenze, Galleria degli Uffizi

 

Antonio Ligabue, Autoritratto, Galleria Uffizi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Piero Del Giudice ~ «Cara Maria Luisa» – Lettere dallo “speciale”

 

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Vedi i giovani venire avanti coi corpi nudi come nude cose e spogliarsi di tutto, spogliarsi anche dell’ultima merce loro rimasta (il loro corpo), vedi la loro inermità, il loro rifiuto e la loro lotta…

 

22/5/81 Cuneo

Cara Maria Luisa

… ho letto con emozione la tua lettera, ma oggi è una giornata meno tranquilla di altre (senso di incertezza e confusione e un filo di disperazione), però decido lo stesso di scriverti; altrimenti la posta partirebbe tra due giorni (domani è sabato) e mi sembra troppo.
Ci sono cose in quello che scrivi che mi turbano e ci sono cose che mi aiutano; quando parli di “equilibrio” incrinato mi prende un po’ di panico, quando affermi che un rapporto è “impegno concreto, quotidiano” mi sento più al sicuro.
Io di questo rapporto parlo e questo rapporto cerco di certificare. Tutte le cautele sono dovute al mio attuale e di futuro immediato stato di dipendenza; è una condizione che può determinare ambiguità, perché è una condizione di assoluto bisogno. Convengo sulla episodicità frammentaria – come la chiami – della nostra memoria (meno convengo sul “mai scandita da me”); ma sono d’accordo che o ci diamo una continuità che attraversa questa nuova condizione, o – appunto – memoria rimane.

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Clarice Lispector ~ “A repartição dos pães” e “A quinta historia” [4]

 

Adriana Varejão, Angels, 1988

Adriana Varejão, Angels, 1988, oil on canvas, 190×220

 

Ora conosco questo grande spavento di essere viva, avendo come unico sostegno proprio la mancanza di sostegno che dà l’essere viva. Di essere viva – ho sentito – dovrò fare il mio motivo e il mio tema. Con delicata curiosità, attenta alla fame e alla stessa attenzione, mi sono allora messa a mangiare delicatamente viva i pezzi di pane.
(Frammento, 28 giugno 1969)

 

 

A repartição dos pães

 

Era sabato, ed eravamo invitati alla cena d’obbligo. Ma ognuno di noi amava troppo il sabato per sprecarlo con una coppia fuori moda. Ognuno almeno una volta aveva provato la felicità e ne aveva serbato il desiderio. Io, io volevo tutto. E noi lì prigionieri, come se il nostro treno fosse deragliato e fossimo costretti a passare la serata fra estranei. Nessuno mi voleva, io non volevo nessuno. In quanto al mio sabato – che fuori dalla finestra ondeggiava fra acacie e ombre – avrei preferito, se proprio dovevo passarlo male, stringerlo nel pugno chiuso, quel sabato perso, e spiegazzarlo come un tovagliolo. In attesa della cena, bevevamo senza entusiasmo, alla salute del risentimento: domani sarebbe già stata domenica. Non è con voi che voglio, dicevano i nostri sguardi privi di umidità, e piano soffiavamo fuori il fumo della sigaretta asciutta. L’avaro desiderio di non dividere il sabato con gli altri a poco a poco prendeva a rodere e a farsi strada come ruggine, fino al punto che una qualsiasi gioia sarebbe stata un insulto alla gioia più grande di non trovarci lì.

 

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Carmina Priapea, 53 – 65

 

Solin, Salona

Iscrizione muraria a carattere osceno scherzoso, Salona (Solin, Croazia) [*]

 

53. Bacco s’accontenta di qualche grappolino d’uva
mentre gli alti tini a malapena trattengono il mosto
e ai capelli di Cerere, quando scarseggia la grande aia
di messi feconde, si appende una piccola corona.
Segui, o dio minore, l’esempio dei grandi:
anche se poca cosa, accontentati di queste mele.

 

LIII – Contentus modico Bacchus solet esse racemo, / Cum capiant alti vix cita musta lacus; / Magnaque fecundis cum messibus area desit, / In Cereris crines una corona datur. / Tu quoque, dive minor, maiorum exempla secutus, / Quamvis pauca damus, consule poma boni.

 
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