Linton Kwesi Johnson ~ La poesia come mestiere di parole

 

lytonkwesijohnson372

 

Quando cominciai a scrivere, la musica si insinuava tra le righe delle poesie: le parole mi venivano in mente sempre accompagnate da una linea di basso. (…) La mia è una poesia semi-melodica con un’organica relazione tra parole e ritmo. La poesia è mestiere di parole, è condensazione dell’esperienza.
(Linton Kwesi Johnson)

 

Cultura bassa

 

musica del sangue
cresciuta dentro il nero
nel dolore radicata
innestata dentro il cuore;

tutta tesa
nel ribollio e nel rimbalzo
nello scatto e nel balzo.

è il battito del cuore
questo pulsar del sangue
è un basso ribollente,
un battere cattivo
che spinge contro il muro
che sbarra il sangue nero.

e grande è la passione
tutta insieme,
come una forma tremenda
come una giusta violenza
che si libera selvaggia
come pazzia furente.

 

 

Muzik of blood, / Black reared / Pain rooted, / Heart geared // All tensed up / In the bubble and the bounce / And the leap an’ the weight drop // Is the beat of the heart / This pulsing of blood / That is a bublin’ bass / A bad bad beat / Pushin’ against the wall / Whey bar black blood // An’ is a whole heappa / Passion a gather / Like a frightful form / Like a righteous harm / Giving off wild like is madness [Bass culture]

 

 

La notte della testa

 

La solitudine pesava sul suo animo
in quella notte dura come ghisa
quando seppe della morte d’un negro

Quella notte per lui i suoi piedi andarono
lungo grige strade ghignanti con occhi
che l’alzavano su in alto nell’andare.

Un verde nebbia discese su di lui
sul suo cammino
e ne bevve come foglia ne beve.

Quella era la notte della testa
e della rossa e della verde nebbia sorgente
quando i mattoni cantarono alla sabbia.

Qualcosa lo stava aspettando
augurando ai suoi piedi d’inciampare.
Era la testa tagliata d’un morto,
la testa nera del vagabondo, morto.

Egli stirò la sua solitudine d’elastico
e bevve verde della nebbia sorgente.
Poi gli occhi della testa del morto
entrambi come molle scattarono
così che una mosca meraviglia
pisciò negli occhi sbarrati di morto.
Testa di morto si storse in un sorriso
e l’uomo solitario, lui pianse:
un’ape verde bagnata era morta
sulla sua lingua incrostata di sabbia.

La bocca del morto aperta spalancata.
Come bugie le dita intorpidite
sudore rosso secernevano i suoi palmi.
Sale era del suo sangue come salamoia.
E toccando i denti della testa di morto
essi sparivano come cenere al suo tocco.
Polvere a polvere, si muoveva la lingua del morto.
Cominciò a ridere e la nebbia urlò rosso.

Vittima del terrore com’era,
Oluwale – all’ultimo attacco,
si ruppe a pezzi e morì di botto.

Uomo d’elastica solitudine
prese su il cazzo dell’uomo morto,
lo tenne come una pistola carica a sperma,
e si diresse ad un vicino posto di blocco.

Con un colpo di machinepistola
distrusse il posto con lo sperma nero.

Non un’anima sopravvisse,
così egli gridò,
e mentre la nebbia urlava di rosso
ne bevve.

 

 

Il male è là

 

più caldo delle punte di fuoco
calore vivo dal cuore del vulcano!
è l’onda culturale della nostra gente.
spiriti irati
sorgono con urla come tuoni;
potere latente
forma prende somigliante alla pazzia,
si presenta con aspetto che è violenza;
spazza via i ceppi della schiavitù,
guarda! per distruggere il male.

l’uomo sente:
la ferita lo conferma.
l’uomo vede
la distruzione che sta intorno.
l’uomo si gira;
l’amore riconferma;
il suo destino brilla come luce;
così la vita assume forma di mutamento dalla calma
l’aspetto prende di tempesta mortale.

la cultura pulsante
alza la temperatura del sangue
la rabbia vomitata
per distruggere la stretta tenace;
la falsa spira audace
stretta alla carne dove libertà piange;
amarezza da un blues,
causa un verme sofferenza,
alza la pressione del sangue,
tuttavia ancora si sente
amore
ancora più teneramente
del suono delle forme
che cantano forte
un inno.

 

 

Strada 66

 

stanza buio crepuscolo
sofficemente urlando
ore-sei-in-punto,
la luce carboncino la vista sfidando
stava diventando nera;
il suono era
musica dolce regolare nel flusso,
la mente dell’uomo-figlio giusto rosso mistica,
verde, rossa, verde… scena fantastica.

nessuno balla ma si sbatte e salta
l’emozione elettrica matura sentimento;
da’ forma al suono che sta cadendo
facendo un movimento ruvido abbastanza;
e battendo mi colpiva la musica con colpi, io sentivo il bruciare, conoscevo lo shock,
oh sì, che dovevo cavalcare il rock.

fuori di questo rock
uscirà un ritmo più verde
perfino più tremendo
del tempo a cui andò il vento,
la brezza che la gloria
andò crescendo.
violenza che è vibrante
è il nostro movimento
un ritmo verde rock
di siccità bruciante
le radici interamente.
il gran poeta I-Roy era in onda
Western fece una mossa e tutti risero;
lui si sente I-Roy, io ho paura.
«Street 66», dice,
«se un poliziotto viene
si becca delle gran botte,
sì gente, proprio una gran
passata di botte».

le ore vanno a tempo, buona la situazione
che di botto bam bam bam
un colpo risuona alla porta.
«Che è?!-» fa Western che si sente a posto.
«Aprite! Polizia! Aprite!»
«Che indirizzo volete?!»
«66! Avanti, avanti aprite!»
Western si sente forte:
«Sì, è il 66 Street; entrate,
entrate, che tutte ve le beccate».

 

The room was dark, dusk howling softly 6 o’clock / Charcoal light, the fine sight was moving black / The sound was music mellow steady flow / And man son mind just mystic red, green, red, green, your scene // No man would dance but leap and shake / That sharp through feeling right / Shape that sound, tumbling down / Making movement, ruff enuff // ‘Cos when the music met I-tops / I felt this thing, knew the shock, yeah, had to do and ride the rock / Outta this rock shall come a greener rhythm / Even more dread than what the breeze of glory bred // Vibrating violence is our only move / Rocking with green rhythm / The drought and dry root out // The mighty poet I roy was on the wire / Weston did a skank and each man laugh and feeling irie / Dread I street 66, the sad man said, any policeman come here / Will get some righteous, raasclot licks, yeah mon, whole heapa licks // Hours beat, the scene moving right, when all on a sudden / Bam, bam, bam, a knocking upon the door / “Who is that?”, asked Weston, feeling right / “Open up, it’s the police, come on, open up” // “What address do you want?” / “Number 66, come on, open up” / Weston, feeling high, replied / “Yes, this is street 66, step right in and take some licks”[Street 66]

 

 

Scatta-Matta-Shatta-Shack!

 

che ritmo!

perché il tempo è arrivato
che la passione si gonfia
ed il ritmo colpisce
che il muro già si sfascia,
e la musica cambierà
come la cultura muterà
e l’oppressione si frantumerà.

 

what a beat! // for the time is nigh / when passion gather high / an the beat jus lash / when the wall mus smash, / and the beat will shiff / as the culture allta / when oppression scatta.[Scatta-Matta-Shatta-Shack!]

 

traduzioni di Vanni di Simone

 

 

 

NOTA AL TESTO
I testi qui presentati sono ripresi da “alfabeta”, n. 30 novembre 1981 pagina 15 e rivisti personalmente dal traduttore Vanni De Simone che ringraziamo per la pazienza e l’attenzione.
Le poesie di Linton Kwesi Johnson in italiano sono state pubblicate in:
L.K.J., Facendo la storia e altre poesie ; Pisa : ETS, 1989
– , Linton Kwesi Johnson ; (a cura di) Gianni Galli ; prefazione di Giorgio Battaglia ; Roma : Stampa Alternativa, [s.d.]
– et al., Contro Babilonia : poesia anglofona creola delle isole caraibiche ; a cura di Vanni De Simone ; Salerno / Roma : Rispostes, 1990

 

Discografia essenziale:
1978 Dread Beat an’ Blood Heartbeat
1979 Forces of Victory Mango
1980 LKJ in Dub Mango
1980 Bass Culture Island
1984 Making History Mango
1999 More Time LKJ Records
2004 Live in Paris Wrasse

 

Linton Kwesi Johnson nasce il 24 agosto 1952 a Chapelton in una zona rurale della Giamaica. All’età di undici anni, nel 1963, si trasferisce in Inghilterra nel ghetto nero di Brixton vicino Londra, pur rimanendo legato alla cultura originaria caraibica, al suo patrimonio di poesie orali, canzoni di lavoro e racconti popolari. Si laurea in sociologia e nel ’74 pubblica la prima raccolta di liriche The Voices of Living and the Dead, cui fa seguito l’anno successivo Dread, Beat and Blood (Paura, ritmo e sangue). La poesia di L. K. Johnson riprende il sistema di versificazione africano e usa il linguaggio familiare, il gergo di strada e il dialetto immediato inglese-giamaicano parlato dalla minoranza di colore. I temi sono quelli della vita della comunità giamaicana, della discriminazione razziale, la disoccupazione, le lotte operaie e le violenze del National Front, formazione parafascista e razzista, e della polizia. Militante marxista dell’associazione Race Today per la difesa dei diritti delle minoranze, non aderisce alla religione Rasta, non credendo al ritorno in Africa ma calandosi nei problemi quotidiani della comunità nera. Dopo il 1977 decide di mettere in musica le sue poesie e inventa la dub poetry, un tipo di toasting derivato dallo stile dei DJ (U-Roy, I-Roy, Big Youth, King Stitt) che parlano e improvvisano su musica preregistrata. Ma alle performance di Johnson manca da subito la frenesia cinetica dei toasters a favore di una recitazione diluita, languida, gergale e accattivante.

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