Clarice Lispector ~ “Menino a bico de pena” e “Tentação”[6]

 

Eliseu Visconti, Maternidade, 1906

Eliseu Visconti, Maternidade, 1906

 

 

A volte ho l’impressione di scrivere semplicemente per intensa curiosità. Il fatto è che, scrivendo, mi abbandono alle più insperate sorprese. È mentre scrivo che spesso prendo coscienza di cose che, essendo prima incosciente, non sapevo di sapere.
(Sullo scrivere, 20 dicembre 1969)

 

 

Menino a bico de pena

 

Soprattutto, come conoscere il bambino? Per conoscerlo devo attendere che si deteriori, e soltanto allora sarà alla mia portata. Lui sta laggiù, un punto dell’infinito. Nessuno conoscerà il suo oggi. Nemmeno lui. Quanto a me, lo guardo, ed è inutile: non riesco a comprendere una cosa che è semplicemente attuale come se fosse totalmente attuale. Ciò che conosco di lui è la sua situazione: il bambino è quello a cui sono appena spuntati i primi denti ed è lo stesso che sarà medico o falegname. Nel frattempo, lui è là, seduto in terra, in una maniera reale che devo definire vegetativa per poterla capire. Trentamila di questi bambini seduti in terra avranno l’opportunità di costruire un mondo diverso, un mondo che si faccia carico della memoria dell’attualità assoluta a cui un giorno siamo appartenuti? L’unione farebbe la forza. Lui è là seduto, che inizia ogni cosa per la prima volta, ma, per ciò che riguarda la sua stessa proiezione nel futuro, non ha nessuna reale possibilità di iniziare sul serio.

 
Continua a leggere

Napoli ~ Walter Benjamin

 

 

Alberto Chiancone, Nel porto di Napoli, 1915-1930

Alberto Chiancone, Nel porto di Napoli, olio su cartone, 30×20,3 cm

 

Napoli [*]

 

Quando si dice Napoli, che cosa vi viene subito in mente? il Vesuvio, credo. Spero che non vi dispiacerà molto se io invece non ve ne parlerò affatto. Naturalmente sarebbe tutt’altra cosa se si fosse realizzato il mio massimo desiderio – un desiderio terribile, che comunque una volta mi è venuto – di assistere a un’eruzione del Vesuvio. Sono rimasto lì in zona per otto mesi ad aspettare. Sono salito fino in cima al Vesuvio e ho guardato all’interno del cratere. Ma la cosa più eccitante che mi è capitato di vedere a Napoli è stato un bagliore rossastro che di tanto in tanto solcava il cielo quando a tarda sera sostavo nella terrazza di un locale situato nei pressi di Castel Sant’Elmo, che è il punto più alto della città. “E di giorno?”, mi domanderete voi. Ma credete forse che a Napoli, uno abbia ancora il tempo per voltarsi a guardare il Vesuvio? Si è già contenti di riuscire a sfuggire all’andirivieni delle automobili, delle carrozzelle e delle motociclette e di emergere a nervi saldi dal frastuono degli strilloni, dei clacson, degli strepitanti tintinnii dei tram e del grido strascicato dei ragazzi che vendono i giornali. Non è affatto facile procedere in condizioni del genere. Proprio la prima volta che arrivai a Napoli si stava inaugurando la metropolitana. “Magnifico!”, mi sono detto, “così potrò andare immediatamente dalla stazione in albergo con le valige.” Allora però non conoscevo ancora bene Napoli. Quando il convoglio del metrò sbucò fuori dal tunnel, c’erano scugnizzi napoletani che non solo stavano aggrappati a ogni finestrino e a ogni porta, ma avevano anche invaso ogni posto sia a sedere che in piedi. Per loro era un divertimento il fatto che la linea metropolitana fosse stata inaugurata due o tre giorni prima, poco importava se per loro o per le persone per bene intente a sbrigare i propri affari. Risparmiavano i pochi soldi necessari e poi si divertivano ad andare avanti e indietro fra una fermata e l’altra. Per cui le vetture erano stracolme di viaggiatori, cosicché la gente che aveva fretta non poteva arrivare a destinazione.

 

Continua a leggere

Angelo Maria Ripellino ~ «Di me, delle mie sinfoniette», poesie, traduzioni (con un ricordo di Giacinto Spagnoletti)

 

ripellino-angelo-maria

 

 

“… con l’infinito rimorso di non conoscere tutto, di non stringere tutto”(A. M. Ripellino)

 

Di me, delle mie sinfoniette

 

Vorrei che la mia poesia risonasse come un violino, comunque esso si chiami: violon, violìn, viool, hegedü, Geige, housle, skrzypce, skripka. Anche se storto, se guercio, e perciò chagalliano. Ma non dite di aver udito dalle mie labbra: «Ich bin ein russischer Jude». Perché, sebbene io sia imbrattato delle fuliggini della Mitteleuropa, nutrito di mille umori stranieri e come arrivato sin qui con un carrozzone dipinto di calderai, tuttavia nella barocca e ferale Sicilia nativa affondano le mie radici. Penso talvolta che questo sradicamento sia la sorgente di tutti i miei mali, della mia vita in bilico.

Continua a leggere

Robert Rauschenberg vs Rauschenberg Robert

 

Robert Rauschenberg, Autoritratto, 1967, Litografia e lastre radiografiche, cm 183,5 x 90,5, Firenze, Galleria degli Uffizi

 

Robert Rauschenberg, Autoritratto

 

 

 

 

 

Continua a leggere

L’immagine rubata: Museo di Castelvecchio, Verona

 
Pisanello, Madonna della quaglia
 

Antonio Pisano detto Pisanello, Madonna col bambino, detta Madonna della quaglia, tempera su tavola, cm 54×32, 1420 ca, già Museo di Castelvecchio, Verona.

 
Continua a leggere