Clarice Lispector ~ “O ovo e a galinha” [5]

Ismael Nery, Namorados, 1927
Ismael Nery, Namorados, olio su tela, 58,5 x 58,5 cm, 1927 ca.

 

 

Riflettendo un poco, sono arrivata alla certezza leggermente inquietante che i nostri pensieri siano tanto soprannaturali quanto una storia accaduta dopo la morte. Semplicemente ho scoperto all’improvviso che pensare non è naturale. Poi ho riflettuto un altro po’ e ho scoperto che io non ho un giorno per giorno . Ma una vita per vita. E che la vita è soprannaturale
(La vita è soprannaturale, 28 giugno 1969)

 

 

O ovo e a galinha

 

La mattina in cucina sulla tavola c’è l’uovo.

 

Guardo l’uovo con una sola occhiata. Capisco subito che non è possibile che io stia semplicemente vedendo l’uovo; vedere l’uovo è sempre oggi: non appena vedo l’uovo ciò diventa l’aver visto un uovo, lo stesso, da tremila anni. – Nel medesimo istante in cui si vede l’uovo esso è il ricordo di un uovo. – Vede l’uovo solo chi l’ha già visto. Come una persona che, per capire il presente, ha bisogno di aver avuto un passato. – Quando si vede l’uovo è già troppo tardi; uovo visto, uovo perso: la visione è un lampo quieto. – Vedere l’uovo è la promessa di tornare un giorno e vedere l’uovo. – Sguardo breve e indivisibile; nel caso ci sia un pensiero: non c’è, c’è l’uovo. – Guardare è lo strumento necessario che dopo l’uso metterò da parte. Rimarrò senza l’uovo. – L’uovo non ha un se stesso. Individualmente non esiste.

Vedere realmente l’uovo è impossibile: l’uovo è supervisibile, così come esistono suoni supersonici che l’udito non può sentire. Nessuno è in grado di vedere l’uovo. Il cane vede l’uovo? Solo le macchine vedono l’uovo. La gru vede l’uovo. – Quando io ero antica un uovo si è appoggiato sulla mia spalla. – Anche l’amore per l’uovo non si sente, l’amore per l’uovo è supersensibile per me, non è tale da farmi arrivare a farmi sapere che si sente. Non si sa che si ama l’uovo. – Quando io ero antica sono stata depositaria di un uovo e ho camminato in punta di piedi per non versare il silenzio dell’uovo. Quando sono morta, facendo attenzione mi hanno tolto l’uovo: era ancora vivo. – Come non si vede il mondo perché è ovvio, così non si vede l’uovo perché è ovvio. L’uovo non esiste più? Sta esistendo in quell’istante. – Tu sei perfetto, uovo, Tu sei bianco, uovo. – A te dedico l’inizio. A te dedico la prima volta.

 

All’uovo dedico la nazione cinese.

 

L’uovo è una cosa sospesa. Mai si è posato. Quando si posa, non è stato lui a posarsi, è stata una superficie che è venuta a trovarsi sotto di lui. – Guardo l’uovo in cucina con attenzione superficiale per non romperlo. Sto bene attenta a non comprenderlo. Poiché, essendo impossibile comprenderlo, so che se lo comprendessi sarebbe solo perché mi starei sbagliando. Capire è la prova dell’errore. – Pensare all’uovo non costituisce mai la dimostrazione di averlo visto. – È possibile che io sappia dell’uovo? È quasi certo che io sappia di lui. Così: esisto, quindi so. – Quello che non so dell’uovo è proprio ciò che è più importante. Quello che non so dell’uovo mi dà l’uovo propriamente detto. – La Luna è abitata da uova…

 

L’uovo è un’esteriorizzazione: avere un guscio significa darsi. – L’uovo rende la cucina spoglia. Fa della tavola un piano inclinato. L’uovo espone ogni cosa. – Colui che si spinge più a fondo nell’analisi dell’uovo, chi vede più che la superficie dell’uovo, è in cerca di qualcos’altro: è affamato.

 

L’uovo è l’anima della gallina. La gallina priva di grazia. L’uovo certo. La gallina spaventata. L’uovo certo. Come un proiettile sospeso in aria. Perché l’uovo è uovo nello spazio. Uovo su azzurro. – Ti amo, uovo. Ti amo come una cosa che nemmeno sa di amare un’altra cosa. – Non lo tocco. È l’aura delle mie dita che vede l’uovo. Non lo tocco. – Ma dedicarmi alla visione dell’uovo significherebbe la morte della vita mondana, e io ho ancora bisogno di essa, del tuorlo e della chiara. – L’uovo mi vede? L’uovo mi medita? No, l’uovo a malapena mi vede. Ed è esonerato dalla comprensione che ferisce. – L’uovo non ha mai combattuto per essere un uovo. L’uovo è un dono. – È invisibile a occhio nudo. Di uovo in uovo si giunge a Dio, che è invisibile a occhio nudo. – Un uovo sarà stato forse un triangolo che a forza di rotolare nello spazio si è ovalizzato. L’uovo essenzialmente è un vaso chiuso? Che sia stato il primo vaso modellato dagli etruschi? No. L’uovo è originario della Macedonia. Là è stato calcolato, parto dalla più penosa spontaneità. Sulle spiagge della Macedonia un matematico l’ha disegnato con una bacchetta in mano. E poi l’ha cancellato col piede nudo.

 

L’uovo è una cosa che deve fare attenzione. Per questo la gallina è il travestimento dell’uovo. Affinché l’uovo attraversi il tempo, la gallina esiste. Per questo è madre. – L’uovo vive esule per essere sempre troppo in anticipo per i suoi tempi: lui è più che attuale, lui è nel futuro. – L’uovo pertanto sarà sempre rivoluzionario. – Egli vive dentro la gallina perché nessuno sostenga che egli sia bianco. L’uovo in effetti è bianco, ma non può essere definito bianco. Non perché ciò possa fare del male a lui, a cui niente fa male, ma le persone che affermano la verità che un uovo è bianco, queste persone muoiono per il resto della vita. Definire bianco ciò che è bianco può distruggere l’umanità. La verità distrugge sempre l’umanità. Una volta un uomo fu accusato di essere ciò che egli era e fu definito. Quell’Uomo. Non avevano mentito: egli era. Ma ancora oggi non ci siamo ripresi. La legge generale per farci continuare a vivere: si può dire «un bel viso», ma se qualcuno dicesse «il viso» morirebbe per aver esaurito l’argomento.

 

Col passare del tempo, l’uovo si è trasformato in un uovo di gallina. Cosa che non è. Ma, adottato, usa il suo soprannome. Bisogna dire «l’uovo di gallina». Se si dicesse semplicemente «uovo», si esaurirebbe l’argomento, e il mondo ritornerebbe di nuovo nudo. L’uovo è la cosa più nuda che ci sia. – Per quel che riguarda l’uovo, il pericolo è che si scopra in lui ciò che si potrebbe chiamare bellezza, cioè la sua estrema veracità. La veracità dell’uovo non è verosimile. Se si scoprisse la sua bellezza, lo si potrebbe obbligare a divenire rettangolare. (La nostra garanzia è che comunque lui non può; non può è la grande forza dell’uovo: la sua grandiosità viene dalla grandezza di non potere, che si irradia come un non volere). Come stavo dicendo, l’uovo non diverrebbe rettangolare, ma chi lottasse per farlo divenire rettangolare starebbe perdendo la propria vita. L’uovo, quindi, ci pone in pericolo. Quello che ci salva è che l’uovo è invisibile per la maggioranza delle persone. E per quanto riguarda i neofiti, i neofiti mascherano l’uovo come se fossero una setta massonica. Per quel che riguarda il corpo della gallina, il corpo della gallina è il più grande tentativo di dimostrare che l’uovo non esiste. Basta infatti guardare la gallina perché appaia ovvio che sia impossibile che l’uovo esista.

 

E la gallina?

 

L’uovo è il grande sacrificio della gallina. L’uovo è la croce che la gallina porta sulle sue spalle per tutta la vita. L’uovo per la gallina è il sogno inattingibile. La gallina ama l’uovo. Lei non sa che esiste realmente l’uovo. Se sapesse di avere dentro di sé un uovo, si salverebbe? Se sapesse di avere dentro di sé un uovo, perderebbe la sua condizione di gallina. Essere una gallina è la possibilità di sopravvivenza mentale della gallina. La sopravvivenza è la salvezza. Perché sembra che il vivere non esista. Il vivere porta alla morte. Mentre ciò che la gallina fa è sopravvivere permanentemente. Sopravvivere significa continuare la lotta contro la vita che è mortale. Essere una gallina significa questo. La gallina ha un’aria abbattuta.

 

È necessario che una gallina non sappia di avere un uovo. Se no si salverebbe come gallina, il che non è comunque ugualmente garantito, ma perderebbe l’uovo con un parto prematuro per liberarsi di un ideale tanto alto. Quindi lei non lo sa. È perché l’uovo usi la gallina che la gallina esiste. Lei era stata creata solo per compiere la sua missione, ma ha preso a piacerle. Il senso di smarrimento della gallina viene da questo: piacere non fa parte del nascere. Provare piacere di essere vivi dà dolore.

 

In quanto al fatto di chi venga prima, è stato l’uovo che ha trovato la gallina come un buon travestimento. La gallina non è stata nemmeno interpellata. La gallina è direttamente un’eletta. – La gallina vive come in un sogno. Non ha il senso della realtà. Lo spavento che la gallina prova ininterrottamente è dovuto al fatto che interrompono di continuo il suo vaneggiamento. La gallina è un grande sonno. – La gallina soffre di un male sconosciuto. Il male sconosciuto della gallina è l’uovo. Lei non sa darsi una spiegazione: «So che l’errore è in me», chiama errore la sua vita, «non so più cosa sento» ecc.

 

Ciò che la gallina chioccia il giorno intero è questo ecc. ecc. ecc.. La gallina ha un’intensa vita interiore. Per dire le cose come stanno, lei ha solo la vita interiore. La nostra visione della sua vita interiore è ciò che noi chiamiamo «gallina». La vita interiore della gallina consiste nell’agire come se capisse ciò che fa. Una minaccia qualsiasi e lei grida scandalizzata come una pazza. Tutto questo in fin dei conti perché l’uovo dentro di lei non si rompa. L’uovo che si rompe dentro la gallina è come il sangue.

 

La gallina guarda l’orizzonte.

 

Ismael Nery, Donna nuda accovacciata
Ismael Nery, Mujer Nua Ajoelhada, china su carta, 19,5 x 12,5, s.d.

 

 

La gallina guarda l’orizzonte. Come se dalla linea dell’orizzonte stesse arrivando un uovo. Al di fuori di essere un mezzo di trasporto per l’uovo, la gallina è tonta, disoccupata e miope. Come potrebbe comprendere se stessa, la gallina, se è la contraddizione dell’uovo? L’uovo sempre quello originato in Macedonia. Ma la gallina è sempre la tragedia moderna. E viene continuamente ridisegnata. Non è stata comunque ancora scoperta un’altra forma più idonea alla gallina. Mentre il mio vicino risponde al telefono, con la penna disegna distrattamente una gallina. Ma per la gallina non c’è niente da fare: appartiene alla sua condizione non servire a se stessa. Essendo, però, il suo destino più grande di lei, ed essendo l’uovo il suo destino, la sua vita personale non ci interessa.

 

La gallina dentro di sé non riconosce l’uovo, ma anche fuori di sé non lo riconosce. Quando la gallina vede l’uovo pensa di avere a che fare con una cosa impossibile. E improvvisamente guardo l’uovo in cucina e in lui vedo solo una cosa che si mangia. Non lo riconosco, il cuore prende a battermi forte. Una metamorfosi sta avvenendo in me: comincio a non poter più distinguere l’uovo. All’infuori di ogni uovo particolare, all’infuori di ogni uovo che si mangia, per me l’uovo non esiste più? Già ora non riesco più a credere in un uovo. Perdo sempre più la forza di credere, sto morendo, addio, ho guardato un uovo troppo a lungo e lui mi ha assopita, mi ha ipnotizzata.

 

La gallina che non voleva sacrificare la sua vita. Quella che ha optato per essere felice. Quella che non capisce che, se passasse la sua vita disegnando l’uovo come una miniatura dentro di sé, starebbe servendo. Quella che non sapeva rinunciare a se stessa: Quella che ha pensato di avere delle penne che la coprivano affinché lei possedesse una pelle preziosa, senza sapere che le penne servivano esclusivamente a soavizzare la sua traversia di trasportare l’uovo, perché la sofferenza intensa della gallina potrebbe pregiudicare l’uovo. Quella che ha pensato che il piacere fosse un dono per lei, senza capire che serviva a distrarla completamente mentre l’uovo si faceva. Quella che non sapeva che «io» è semplicemente una delle parole che si disegnano mentre si risponde al telefono, mero tentativo di trovare una forma più adeguata. Quella che ha pensato che «io» significhi avere un se stessi. Le galline pregiudiziali all’uovo sono quelle che sono un «io» senza tregua. In loro l’«io»n è così costante che non possono pronunciare la parola «uovo». Ma, chissà, forse era proprio questo ciò che all’uovo serviva. Poiché se non fossero così distratte, se prestassero attenzione alla grande vita che accade dentro loro, disturberebbero l’uovo.

 

Ho iniziato a parlare della gallina ma è già da un bel po’ che non sto parlando della gallina. Sto ancora parlando dell’uovo. Ed ecco che non comprendo l’uovo. Comprendo soltanto l’uovo rotto: rotto in padella.È in questo modo indiretto che mi offro all’esistenza dell’uovo: il mio sacrificio è quello di ridurmi alla mia vita personale. Ho fatto del mio piacere e del mio dolore il mio destino mascherato. Come coloro che in convento spazzano in terra e lavano i panni, servendo senza la gloria data dalle funzioni più grandi, così il mio lavoro è quello di vivere i miei piaceri e i miei dolori. È necessario che abbia la modestia di vivere. Prendo un altro uovo dalla dispensa, gli rompo il guscio e la forma. È da questo esatto momento che non è mai esistito un uovo. È assolutamente indispensabile che io sia una persona occupata e distratta. Sono in maniera indispensabile una di coloro che negano. Appartengo alla massoneria di coloro che una volta hanno visto l’uovo e lo rinnegano per proteggerlo. Siamo quelli che si astengono e lo rinnegano. Siamo quelli che si astengono dal distruggere, e in questo momento si consumano. Noi, agenti mascherati che svolgiamo le mansioni meno rivelatrici, noi a volte ci riconosciamo. Per un certo sguardo, per un particolare modo di darci la mano, noi ci riconosciamo e questo lo chiamiamo amore. E allora il travestimento non serve, per quanto non si parli più, né si senta, per quanto non si dica più la verità, nemmeno è più necessario dissimulare. Amore, soprattutto fra uomo e donna, è quando è concesso partecipare un po’ di più. Pochi desiderano il vero amore, perché l’amore è la grande disillusione di tutto il resto. E pochi sopportano di perdere tutte le altre illusioni. Ci sono quelli che si offrono volontari per l’amore, pensando che l’amore arricchirà la loro vita personale. Al contrario: l’amore è finalmente la povertà. Amore è non avere. L’amore è anche la disillusione di ciò che si pensava fosse amore. E non è un premio, per questo non rende vanitosi. L’amore non è un premio, è una condizione concessa esclusivamente a coloro che, senza di esso, corromperebbero l’uovo con il proprio dolore personale. Questo non fa dell’amore un’onorevole eccezione; esso è concesso proprio ai cattivi agenti, a quelli che rovinerebbero ogni cosa se non fosse permesso loro di intuire vagamente.

 

A tutti gli agenti sono accordati molti vantaggi affinché l’uovo si faccia. Non è comunque il caso di provare invidia poiché, a parte alcune condizioni, peggiori di quelle concesse a un altro, esse sono semplicemente le condizioni ideali per l’uovo. Quanto al piacere, anche questo gli agenti lo ricevono senza un particolare orgoglio. Essi vivono austeramente tutti i piaceri. Non di meno è un sacrificio che compiamo affinché l’uovo si faccia. Ci è stata predisposta, oltretutto, una natura del tutto adeguata all’enorme piacere, il che rende molto più facile far diventare meno penoso il piacere. Si registrano casi di agenti che si suicidano: trovano insufficienti le scarsissime istruzioni ricevute, e si sentono prive di qualsiasi appoggio. C’è stato il caso di quell’agente che ha pubblicamente rivelato di essere un agente perché per lui era intollerabile non essere compreso dalla gente, e non sopportava più la mancanza del rispetto altrui: è morto investito da un auto all’uscita di un ristorante. Un altro, non lo si è dovuto nemmeno eliminare: si è consumato lentamente da solo nella ribellione, la sua ribellione è scoppiata quando ha scoperto che le due o tre istruzioni ricevute non includevano alcun chiarimento. C’è n’è stato un altro, eliminato pure lui, perché pensava che «la verità deve essere coraggiosamente detta, e per prima cosa ha cominciato a cercarla (la verità); di lui è stato detto che è morto in nome della verità, ma il fatto è che stava semplicemente complicando la verità con la sua innocenza; il suo apparente coraggio era stoltezza, come ingenuo era il suo desiderio di lealtà, non aveva capito che essere leali non è una cosa limpida, essere leali verso qualcosa comporta allo stesso tempo essere sleali verso tutto il resto. Questi casi estremi di morte non sono una crudeltà. È che c’è un lavoro, diciamo cosmico, da compiere, e purtroppo i casi individuali non possono essere presi in considerazione. È per coloro che soccombono e diventano individuali che esistono le istruzioni, la carità, la comprensione che non discrimina ragioni, in pratica la nostra vita umana.

 

 

Ismael Nery, Self portrait, 1927
Ismael Nery, Auto-retrato, olio su tela, 130,7 x 86,3, 1927

 

 

Le uova scoppiettano in padella, e ancora immersa nel sogno preparo il caffè della mattina. Senza nessun senso della realtà, chiamo i ragazzi che spuntano da diversi letti, trascinano le sedie e mangiano, e il lavoro del giorno appena iniziato comincia, gridato e riso e mangiato, tuorlo e chiara, allegria fra litigate, giorno che è il nostro sale e noi che siamo il sale del giorno, vivere è estremamente tollerabile, vivere occupa e distrae, vivere fa ridere.

 

E mi fa sorridere nel mio mistero. Il mio mistero che consiste nell’essere io solo un mezzo, e non un fine, mi ha dato la più maliziosa delle libertà: non sono scema e ne approfitto. Fra l’altro, faccio del male agli altri, francamente. Il falso impiego che mi hanno dato per mascherare il mio vero compito, ebbene ne approfitto e faccio di esso il mio vero impiego, e la stessa cosa faccio con il denaro che mi danno come paga giornaliera per facilitare la mia vita in modo che l’uovo si faccia, perché questo denaro l’ho usato per altri scopi e l’ho cambiato al cambio nero, storno di fondi, ultimamente ho comprato azioni della Brahma e sono ricca. Tutto ciò io lo chiamo ancora avere la necessaria modestia di vivere. E la stessa cosa vale anche per il tempo che mi hanno dato, e che ci danno soltanto perché nell’onorevole ozio l’uovo si faccia in me, perché ho usato questo tempo per piaceri illeciti e dolori illeciti, interamente dimentica dell’uovo. Questa è la mia semplicità di agente umano.

 

O è proprio ciò che loro vogliono che mi succeda, esattamente per far sì che l’uovo si compia? È vera libertà o sono manovrata? Perché mi sto accorgendo che tutto ciò che per me è un errore finisce per giovare all’uovo. La mia ribellione nasce dal fatto che io per loro non sono niente, sono semplicemente preziosa: mi seguono istante dopo istante, con la più assoluta mancanza d’amore; sono semplicemente preziosa. Con il denaro che mi danno, ultimamente ho preso a bere. Abuso di fiducia?

 

Ma il fatto è che nessuno sa come si sente dentro colui il cui impiego consiste nel fingere di tradire, e che finisce con il credere nel proprio tradimento. Colui il cui impiego consiste quotidianamente nel dimenticare. E a cui si chiede l’apparente disonore. Anche il mio specchio non riflette più un viso che mi appartiene. O io sono un agente o sono il tradimento in persona. Ma dormo il sonno del giusto perché so che la mia futile vita non ostacola la marcia del grande tempo. Al contrario: sembra che mi si chieda espressamente di essere futile, che mi si chieda espressamente di dormire il sonno del giusto. Mi vogliono occupata e distratta, e a loro non importa in che modo. Poiché, con la mia attenzione ingannevole e la mia grave stupidità, potrei rovinare ciò che si sta facendo dentro di me. È che io stessa, proprio io, sono solo servita per confondere. Ciò che mi rivela che forse sono un agente è l’idea che il mio destino mi trascenda: almeno questo hanno dovuto lasciarmelo intuire, io dovevo essere una di coloro che compirebbero male il loro lavoro se non intuissero almeno qualcosa; mi hanno fatto dimenticare ciò che mi hanno lasciato intuire, ma seppur in maniera vaga mi è rimasta la cognizione che il mio destino mi trascenda, e che io sia uno strumento per il loro lavoro.

 

Ma in ogni caso potevo solo essere uno strumento, poiché il lavoro non potrebbe certo essere il mio. Ho già provato a mettermi in proprio e non ha funzionato; mi è rimasto fino a oggi questa mano tremante. Se avessi insistito ancora un po’ ci avrei rimesso completamente la salute. Da quella volta, da quell’infelice esperienza, cerco di ragionare in questo modo: che mi è già stato dato molto, che mi hanno concesso tutto ciò che può essere concesso; e che altri agenti, molto superiori a me, hanno lavorato semplicemente per ciò che non sapevano: E con le stesse scarsissime istruzioni, e, come me, erano funzionari pubblici, subalterni o no. Mi è già stato dato molto; questo: una volta ogni tanto, con il cuore che batte forte per il privilegio accordato, io almeno so che non sto riconoscendo! con il cuore che batte forte per l’emozione, io almeno non comprendo! con il cuore che batte forte per la fiducia, io almeno non so.

 

Ma… e l’uovo? Questo è esattamente uno dei sotterfugi: mentre io stavo parlando dell’uovo, mi ero dimenticata dell’uovo. «Parlate, parlate», mi hanno istruito. E l’uovo viene integralmente protetto da così tante parole. Parlate molto è una delle istruzioni, sono così stanca.

 

Per devozione all’uovo, l’ho dimenticato. Mia necessaria dimenticanza. Perché l’uovo è schivo. Di fronte alla mia eccessiva adorazione potrebbe ritirarsi e non tornare più, la qual cosa mi ucciderebbe dal dolore. Ma se lo dimenticherò, se farò il sacrificio di vivere semplicemente la mia vita e dimenticarlo. Se l’uovo sarà impossibile. Allora – libero, delicato, senza nessun messaggio per me – forse una volta ancora si dislocherà dallo spazio fino a questa finestra che ho lasciato sempre aperta. E forse all’alba calerà nel nostro edificio l’uovo. Sereno fin dentro la cucina. Illuminandola con la mia pallidezza.

 

 

 

 

A ovo e a galinha apparve sul Jornal do Brasil in tre puntate il 5-12 e 19 luglio 1969, con il titolo Attualità dell’uovo e della gallina.

 

Traduzione da:

 

Clarice Lispector, La scoperta del mondo, 1967-1973 ; traduzione di Mauro Raggini -Milano : La tartaruga, 2001 – Collezione • Saggistica • [ISBN] 88-7738-332-1 • Traduzione di A descoberta do mundo – Classificazione Dewey • 869 (19.) Letteratura portoghese – pp. : 200-209

2 Comments

  1. Un modo veramente strano, particolare, oserei dire concentrico di avvicinarsi con i pensieri al nucleo delle cose. Un tentativo, forse un bisogno, di accedere all’essenza degli oggetti più banali e ordinari, per coglierne quel qualcosa in più che di solito sfugge. Sono elucubrazioni che comunque colpiscono, che non lasciano indifferenti.

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