Egon Schiele ~ Diario dalla prigione di Neulengbach

 

Egon_Schiele_-_Die_eine_Orange_war_das_einzige_Licht19-4-1912

«In mezzo al grigio sporco della coperta il colore brillante di una arancia, l’unica luce che brilla nella stanza.» (19 aprile 1912)

 

Prigione di Neulengbach, 16 aprile 1912

 

Finalmente! – Finalmente! – Finalmente! – finalmente la pena è alleviata! Finalmente carta, matita, pennelli, colori, per disegnare e per scrivere. Strazianti sono state queste ore selvagge, disordinate, terribili, queste ore indistinte, informi, monotone, totalmente grigie, che ho dovuto trascorrere come un animale, spogliato, nudo tra muri freddi e spogli. Questo stato di debolezza interiore avrebbe condotto alla pazzia, e questa sarebbe stata presto anche la mia sorte, se fossi rimasto a lungo, per giorni, come vuoto; così mi sono messo a dipingere, lacerato fin nelle radici della mia attività, e per non diventare realmente pazzo, con il dito tremante immerso nello sputo amaro, utilizzando le macchie dell’intonaco; ho dipinto personaggi e teste nel muro della cella, e li ho visti poi asciugarsi a poco a poco e sbiadire, perduti nella profondità del muro, come fatti sparire da una mano invisibile, magica.

Per fortuna ho di nuovo il materiale per disegnare e scrivere; mi hanno ridato anche il pericoloso temperino. Posso essere attivo, e così sopporterò quello che prima mi era insopportabile. Per riavere le mie cose mi sono sottomesso, mi sono umiliato, ho chiesto, ho pregato, mendicato e avrei anche piagnucolato se non ci fosse stato nient’altro da fare. Oh, Arte! – Cosa non potrei fare per te!

 

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Jerzy Andrzejewski / David Seymour ~ Io non volevo andare a una Crociata

 

David Seymour, 1948

David Seymour, A displaced child from the Sudeten Lands plays with homemade doll, Austria, 1948

 

Di quanto vasto ed irresistibile fosse il rapimento religioso, può far testimonianza quella strana crociata di bambini che, qualche anno prima della morte di Innocenzo III (1213), mosse dalla Francia sud-orientale, e perfino da alcune contrade tedesche. Un pastorello prese a dire che gli spiriti celesti gli avevano rivelato che solo gli innocenti e i fanciulli avrebbero potuto liberare il Santo Sepolcro. Ragazzi e ragazze tra gli otto ed i sedici anni lasciarono i loro villaggi e si diressero in massa verso il mare. Molti di essi perirono uccisi dalla fatica e dagli stenti. Molti altri furono preda di avidi mercanti che allettarono a sé i fanciulli, per poi farne commercio.
FREDERICH SCHLOESSER, Storia universale

 

Per tutta la durata della confessione generale fu sospeso ogni canto, s’era ormai alla fine del terzo giorno, e sempre andavano per le immense foreste del Vendôme, camminavano senza inni né suono di campanelli, stretti gli uni agli altri, e non s’udiva che il monotono fruscìo di duemila piedi rotto a momenti dal cigolìo dei carri che seguivano il corteo di fanciulli portando i più sfiniti dalla fatica o quelli che avevano i piedi tanto piagati da non poter più camminare, la strada nell’antica foresta sembrava non avere inizio né fine, già cinque domeniche erano trascorse da quell’ora vespertina in cui Jacopo di Cloyes detto il Trovatello e talvolta, ma da poco, il Bello, aveva lasciato la sua capanna solitaria tra i pascoli di Cloyes e aveva detto a quattordici pastori e pastorelle del villaggio: comanda Iddio onnipotente che di fronte all’insensata cecità dei re, dei principi e dei cavalieri, i fanciulli cristiani mostrino amore e misericordia per la città di Gerusalemme, che è in mano ai Turchi pagani, poiché al di sopra di ogni potenza sulla terra e sul mare la fede sincera e l’innocenza dei fanciulli può compiere le imprese più grandi, e in quattordici partirono quella notte di primavera colma di rintocchi di campane e del pianto delle madri abbandonate, ma ora che andavano nella foresta e da tre giorni durava la confessione generale che doveva mondarli da ogni colpa e da ogni peccato, erano ben più di mille, il sole lontano splendeva indifferente sopra le distese d’ombra, umidità e silenzio, ma più forte di quel lontano bagliore era l’ombra dei tronchi possenti e delle chiome, dei rami, delle foglie:

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