Chinua Achebe ~ Poesie sulla guerra

 

Achebe

 

La dolorosa, civile ed epica poesia di Albert Chinualumogu Achebe, soprannominato Chinua (Ogidi, 16 novembre 1930 – Boston, 22 marzo 2013), scrittore, saggista, critico letterario e poeta nigeriano, è intrisa di un rude e affatto pacificante realismo dove la parola tarda a consolare ma diviene martellante mostra della tragedia e della miseria (“l’aria era pesante di odori / di diarrea di bambini non lavati / con costole slavate e sederi prosciugati / in lotta con passi affaticati dietro vuoti ventri rigonfi”).
Considerato il padre della letteratura africana moderna in lingua inglese, pubblicò nel 1958 la trilogia «Il crollo», scritta in inglese con il titolo di «Things Fall Apart», dove si narrano le vicissitudini di una famiglia e di una comunità nigeriana attraverso i decenni che vanno dalla tradizione ancestrale di inizio `900, fino alla modernità passando per il periodo del colonialismo. Fu attivo testimone della sanguinosa balcanizzazione dell’Africa nell’esperienza della secessione del Biafra (1967-1970), dove gli Igbo, di cui lo stesso Achebe faceva parte, erano opposti al resto del Paese per ottenere l’indipendenza del sud-est della nazione e far nascere un nuovo stato, la Repubblica del Biafra. Nella guerra civile che seguì si consumò uno dei più grandi genocidi del `900 che costò la vita a più di un milione di Igbo.

 

 

The first shot

That lone rifle-shot anonymous
in the dark striding chest-high
through a nervous suburb at the break
of our season of thunders will yet
steep its flight and lodge
more firmly than the greater noises
ahead in the forehead of memory.

 

Il primo sparo

Quell’unica fucilata anonima nel buio,
che arriva rapida e tesa
in un sobborgo nervoso
all’irrompere della stagione dei tuoni
fermerà comunque il suo volo e andrà a conficcarsi
più fermamente dei grandi rumori
avanti, nella fronte della memoria.

 

 

Refugee mother and child

No Madonna and Child could touch
thet picture of a mother’s tenderness
for a son she soon would have to forget

The air was heavy with odours
of diarrhoea of unwashed children
with washed-out ribs and dried-up
bottoms struggling in laboured
steps behind blown empty bellies. Most
mothers there had long ceased
to care but not this one; she held
a ghost smile between her teeth
and in her eyes the ghost of a mother’s
pride as she combed the rust-coloured
hair left on his skull and then –
singing in her eyes – began carefully
to part it… In another life this
would have-been a little daily
act of no consequence before his
breakfast and school; now she
did it like putting flowers
on a tiny grave.

 

Madre e figlio profughi

Nessuna Madonna con Bambino poteva eguagliare
quell’immagine di tenerezza di madre
per un bambino che presto doveva dimenticare.

L’aria era pesante di odori
di diarrea di bambini non lavati
con costole slavate e sederi prosciugati
in lotta con passi affaticati dietro vuoti ventri rigonfi.
Molte lì hanno da tempo cessato
di preoccuparsi, ma non quella madre,
che manteneva tra i denti un sorriso spettrale,
e negli occhi il fantasma dell’orgoglio materno
mentre gli pettinava i capelli rugginosi
rimasti sul cranio, e poi,
solo negli occhi cantando, iniziò
a ripartirli adagio… In un’altra vita
questo sarebbe stato un piccolo atto quotidiano
privo d’importanza tra colazione e scuola:
ora lei lo faceva come ponendo fiori
sulla minuscola tomba di un bambino.

 

 

Christmas in Biafra (1969)

This sunken-eyed moment wobbling
down the rocky steepness on broken
bones slowly fearfully to hideous
concourse of gathering sorrows in the valley
would yet become in another year a lost
Christmas irretrievable in the heights
its exploding infermo transmuted
by cosmic distances to the peacefulness
of a cool twinkling star… To death-cells
of that moment came faraway sounds of other
men’s carols floating on crackling waves
mocking us. With regret? Hope? Longing? None of
these, strangely, not even despair rather
distilling pure trascendental hate…

Beyond the hospital gate
the good nuns had set up a manger
of palms to house a line plastercast
scene at Bethlehem. The Holy
Family was central, serene, the Child
Jesus plump wise-looking and rose-cheeked; one
of the magi in keeping with legend
a black Othello in sumptuous robes. Other
figures of men and angels stood
at well-appointed distances from
the heart of the divine miracle
and the usual cattle gazed on
in holy wondeer…

Poorer than the poor worshippers
before her who had paid their homage
of pitiful offering with new aluminium
coins that few traders would take and
a frayed five-shilling note she only
crossed herself and prayed open-eyed. Her
infant son flat like a dead lizard
on her shoulder his arms and legs
cauterized by famine was a miracle
of its own kind. Large sunken eyes
stricken past boredom to a flat
unrecognizing glueyiness moped faraway
motionless across her shoulder…

Now her adoration over
she turned him around and pointed
at those pretty figures of God
and angels and men and beasts –
a spetacle to stir the heart
of a child. But all he vouchsafed
was one slow deadpan look of total
unrecognition and he began again
to swivel his enormous head away
to mope as before at his empyy distance.
She shrugged her shoulders, crossed
herself again and took him away.

 

Natale in Biafra (1969)

Questo momento dagli occhi cavi oscillante
giù dai pendii rocciosi su ossa rotte
lentamente, terribilmente verso l’orrendo
cascame di dolori riuniti nella valle
sarebbe comunque diventato in un anno diverso
un Natale irrimediabilmente perso nelle alture,
il suo inferno esplosivo trasmutato
da cosmiche distanze verso la pace
di una fredda stella baluginante…
Alle tombe di quel momento giunsero suoni lontani
di canti di altri uomini, canti fluttuanti su onde crepitanti,
che si schernivano. Con rimpianto? Speranza? Desiderio?
Niente di tutto questo, stranamente, nemmeno disperazione
ma puro, trascendentale odio stillante…

Oltre l’ingresso dell’ospedale
le buone suore avevano sistemato una mangiatoia
di palme per offrire rifugio
a una bella scena di gesso di Betlemme.
La sacra famiglia era al centro, serena,
Gesù bambino paffuto con sguardo saggio e guance rosate,
uno dei Magi, secondo la leggenda,
simile a un nero Otello in abiti sontuosi.
Altre figure di uomini e angeli stavano a distanza
ben calcolata dal cuore del miracolo divino,
e il solito bue guardava fissamente
perso in un sacro stupore…

Più povera dei poveri fedeli astanti
che avevano pagato il tributo di offerte pietose
con qualche nuova moneta d’alluminio
che pochi mercanti avrebbero accettato,
e un biglietto logoro da cinque scellini,
lei sola si segnò e pregò a occhi aperti.
Il suo bambino, piatto come una lucertola morta,
sulle sue spalle, mani e piedi cauterizzati dalla fame,
era nel suo genere un miracolo.
Grandi occhi incavati, feriti oltre la noia
fino a una piatta viscosità indistinguente
andavano a sfinire lontano,
immobili oltre le spalle…

Finita la sua adorazione
lei rigirò il bambino indicando col dito
quelle graziose statuine di Dio
e angeli, e uomini e bestie,
una scena che tocca il cuore di un bambino.
Ma tutto quello che egli concesse fu uno sguardo
inespressivo e lento di totale irriconoscimento,
e riprese a ruotare la testa enorme
sfinendo come prima nella sua vuota distanza.
Lei si strinse nelle spalle, si segnò
ancora, e lo portò via.

 

 

Air raid

It comes so quickly
the bird of death
from evil forests of Soviet technology.

A man crossing the road
to greet a friend
is much too slow.
His friend cut in halves
has other worries now
than a friendly handshake
at noon.

 

Incursione aerea

Arriva così rapido
l’uccello della morte
dalle foreste del male della tecnologia sovietica.

Un uomo che attraversa la strada
per salutare un amico
è troppo lento.
Il suo amico tagliato in due
ha ora altri problemi
che una amichevole stretta di mano
a mezzogiorno.

 

 

An «if» of history

Just think, had Hitler won
his war the mess our history
books would be today. The Americans
flushed by verdict of victory
hanged a Japanese commander for
war crimes. A generation later
an itching finger pokes their ribs:

We’ve’ got to hang
our Westmoreland
for bloodier crimes
in viet Nam!

But everyone by now must
know that hanging takes much more
than a victim no matter his
load of manifest guilt, For even
in lynching a judge is needed –
a winner. Just think if Hitler
had gambled and won what chaos
the world would have known. His
implacable foe across the Channel
would surely have died for
war crimes. And as for H. Truman,
the Hiroshima villain, well!
Had Hitler won his war
De Gaulle would have needed no
further trial for was he not
condemned already by Paris
to die for his treason
to France?… Had Hitler won,
Vidkun Quisling would have kept
his job as Prime Minister
of Norway, simply by
Hitler winning.

 

Un «se» della storia

Pensate, se Hitler avesse vinto la sua guerra
che confusione sarebbero oggi
i nostri libri di storia. Gli americani
rianimati dal verdetto della vittoria
impiccarono un comandante giapponese
per crimini di guerra. Una generazione dopo
un dito è puntato contro di loro

Dobbiamo impiccare
il nostro Westmoreland
per crimini più sanguinosi
in Vietnam!

Ma tutti ormai devono sapere
che l’impiccagione richiede molto più
di una vittima, qualunque sia il peso
del suo crimine manifesto.
Anche per un linciaggio ci vuole un giudice,
un vincitore. Pensate, se solo Hitler
avesse giocato d’azzardo e avesse vinto, che caos
il mondo avrebbe conosciuto.
Il suo implacabile nemico al di là della Manica
sarebbe certamente morto per crimini di guerra.
E quanto a H. Truman, lo scellerato di Hiroshima, bene,
se Hitler avesse vinto la sua guerra
De Gaulle non avrebbe avuto bisogno di un altro processo:
non era già condannato a morte a Parigi
per il suo tradimento alla Francia?
Se Hitler avesse vinto,
Vidkun Quisling avrebbe conservato
il suo posto di Primo Ministro
della Norvegia, semplicemente
per la vittoria di Hitler.

 

 

Remembrance Day

Your proclaimed mourning
your flag at halfmast your
solemn face your smart backward
step and salute at the flowered
foot of empty graves your
glorious words – none, nothing
will their spirit appease. Had they
the choice they would gladly
have worn for you the same
stricken face gladly flown
your drooped flag spoken
your tremulous eulogy – and
benn alive… Admittedly you
suffered too. You lived wretchedly
on all manner of gross fare;
you were tethered to the nervous
precipice day and night; your
groomed hair lost gloss, your
smooth body roundedness. Truly
you suffered much. But now
you have the choice of a dozen
ways to rehabilitate yourself.
Pick any one of them and soon
you will forget the fear
and hardship, the peril
on the edge of the chasm… the
shops stock again a variety
of hair-dyes, the lace and
the gold are coming back; so
you will regain lost mirth
and girth and forget. But when,
how soon, will they their death? Long,
long after you forget they turned
newcomers again before the hazards
and rigours of reincarnation, rude
clods once more who once had borne
the finest scarifications of the potter’s
delicate hand now squashed back
into primeval mud, they will
remember. Therefore fear them! Fear
their malic your fallen kindred
wronged in death. Fear their blood-feud;
tremble for the day of their
visit! Flee! Flee! Flee your
guilt palaces and cities! Flee
lest they come to ransack
your place and find you still
at home at the crossroad hour. Pray
thet they return empty-handed
that day to nurse their red-hot
hatred for another long year…
your glorious words are not
for them nor your proliferation
in a dozen cities of the bronze
heroes of Idumota… Flee! Seek
asylum in distant places till
a new generation of heroes rise
in phalanges behind their purified
child-priest to inaugurate
a season of atonement and rescue
from fingers calloused by heavy deeds
the tender rites of reconciliation.

 

Remembrance Day

Il vostro lamento proclamato
la vostra bandiera a mezz’asta, la vostra
faccia solenne, il vostro elegante
passo all’indietro, e il saluto
al fondo fiorito delle tombe vuote,
le vostre gloriose parole, niente, nessuno
placherà il loro spirito. Se potessero
scegliere avrebbero volentieri mostrato
per voi la stessa faccia afflitta,
avrebbero fatto svolazzare la vostra bandiera abbassata, pronunciato il vostro tremante elogio,
e sarebbero vivi… vero, anche voi
avete sofferto. Vivendo miseramente
di ogni tipo di cibi dozzinali,
notte e giorno impastoiati al crollo nervoso,
i vostri capelli puliti hanno perso lucentezza,
i vostri corpi lisci perso rotondità.
Veramente avete sofferto molto. Ma ora
potete scegliere tra una dozzina di modi per riabilitarvi. Sceglietene uno
e presto dimenticherete la paura e gli stenti,
il pericolo all’apice dell’abisso. I negozi hanno ancora nei magazzini tinture per capelli,
il pizzo e l’oro stanno tornando,
così riavrete l’alloro e la pancia perduti,
e dimenticherete. Ma quando, quando loro
dimenticheranno l loro morte?
Molto molto tempo dopo che voi avrete dimenticato
essi, rigenerati in nuovi venuti,
esposti ai rischi e ai rigori della reincarnazione,
rudi zolle una volta ancora,
essi che un tempo avevano subito il fine cesello
delle mani raffinate del vasaio, adesso spiaccicati di nuovo nel fango primordiale,
essi ricorderanno. Quindi abbiate paura
di loro, paura del loro astio, del vostro
simile caduto e offeso nella morte.
Temete il loro occhio iniettato di sangue,
tremate per il giorno della loro visita.
Fuggite, fuggite, fuggite
dai vostri palazzi e dalle città macchiate di colpa,
fuggite, che non vengano a frugare
nei vostri luoghi e vi trovino ancora
a casa nell’ora del bivio. Pregate
che ritornino a mani vuote quel giorno,
a nutrire il loro odio rovente
per un altro lungo anno ancora…
le vostre gloriose parole non sono per loro,
né per città e città il proliferare
degli eroi bronzei di Idumota.
Fuggite, cercate asilo in luoghi lontani,
fino a che una nuova generazione di eroi
sorga a falangi dietro al purificato
prete bambino a inaugurare
una stagione di espiazione e riscattare
dalle dita incallite dalla durezza della vita
i teneri riti di riconciliazione.

 

 

After a war

After a war life catches
desperately at passing
hints of normalcy like
vines entwining a hollow
twig; its famished roots
close on rubble and every
piece of broken glass.

Irritations we used
to curse return to joyous
tables like prodigals home
from the city… The metre-man
serving my maiden bill bore
the first friendly face to my circle
of sullen strangers and brought me
smiling gratefully
to the door.

After a war
we clutch at watery
scum pulsating on listless
eddies of our spent
deluge… Convalescent
dancers rising too soon
to rejoin their circle dance
our powerless feet intent
as before but no longer
adept contrive only
half-remembered
eccentric steps.

After years
of pressing death
and dizzy last-hour reprieves
we’re glad to dump our fears
and our perilous gains together
in one shallow grave and flee
the same rueful way we came
straight home to haunted revelry.

Christmas 1971

 

Dopo una guerra

Dopo una guerra la vita si attacca disperata
a effimeri accenni di normalità,
come la vite s’attorce a un ramo cavo,
le sue radici fameliche si chiudono
sulle macerie e su ogni
pezzo di vetro infranto.

I contrattempi che solevamo maledire
tornano a banchetti gioiosi
come figli prodighi
di ritorno dalle città.
Quel tipo rigoroso che sbrigò il mio conto,
portò anche con sé
il primo volto sorridente al mio circolo
di innocui sconosciuti e mi accompagnò
sorridendo grato alla porta.

Dopo una guerra
ci afferriamo a schiume
d’acqua pulsante sui gorghi
indifferenti del nostro diluvio trascorso.
Danzatori convalescenti
troppo presto rialzati
a ricongiungere la danza circolare
i nostri piedi fiacchi decisi come prima,
ma non più esperti inventano solo
eccentrici passi semidimenticati.

Dopo anni di morte incalzante
e di vertiginose grazie dell’ultima ora,
siamo contenti di scaricare insieme
le nostre paure e i guadagni pericolosi
in una sola tomba poco profonda e fuggiamo
nello stesso miserabile modo
in cui siamo tornati,
all’orgia visitata da demoni.

Natale 1971

 

 

 

Poesie tratte da:
Chinua Achebe, Attento, soul brother ; traduzione di Roberto Mussapi e Teresa Sorace Maresca ; Milano : Jaca book, 1995 ; Collezione · Mondi letterari ; 14 ; Titolo uniforme · Beware, soul brother. · [ISBN] 88-16-50214-2 ; Classificazione Dewey · 821 (20.) Poesia inglese

 

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