Carlo Collodi e Fabrizio Peli ~ Pinocchio in aretino

 

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

 

 

COM’ ANDETTE CHE ‘L SÒR SARÉGIA, FALIGNAME, TROVÒ ‘N PEZZO DE LÉGNO, CHE PIÀGNIVA E RIDIVA COME ‘N CITTO BIGHJÌNO

 

C’éra ‘na volta …

– En re! – dirèno subbeto i citti che me stèno a sintì. Noe, citti, éte sbaglio. Céra ‘na volta ‘n pezzo de légno.
Unn’éra ‘n legno de queli bóni, ma ‘n tizzone de catèsta, de queli che de ‘nverno se metteno ‘n le stufe o ‘nnî camini per atizzère ‘l fóco e scaldà le stènze.

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Franco Loi ~ Poesie del silenzio

 

Rauschenberg

Robert Rauschenberg, White Painting [three panel], 1951; latex paint on canvas, 182.88 cm x 274.32 cm; Collection SFMOMA, New York, NY

 

Silensi

 

1.

Me sun perdü tra i scal, cercavi i port
e û truâ un silensi che spetava
növ, pien de mì e del cercà la sort…
… i scal ne la matina se perdeven
e mì slentavi el pass per mai rivà…
… ah, dré di veder el fiâ della campagna!
bèj firàgn de l’üga ch’j se sgrana,
la lüs del sû ch’aj castenmatt se sfa,
la gioia de la tusa’ m’encantada…
… cume se fa a dì queèl sbandunàss?
quèl stà suspes tra i port sensa parola?
La vûs sculta la vûs per retruàss,
el temp che dré del temp se fa de aria…
… L’è lì, la sta sül fil de la campagna,
e par che nel tasè l’è un recurdàss…

 
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Roger Caillois ~ La scrittura delle pietre (1)

 

Acqua Mirò, Agata, Photo Bruno Cupillard

Bruno Cupillard, Acqua Mirò, foto di Agata

 

La scrittura delle pietre

 

L’immagine nella pietra

 

In ogni tempo, l’uomo ha cercato non solo le pietre preziose, ma anche le pietre insolite, strane, quelle che attirano l’attenzione per qualche irregolarità della forma o per una certa significativa bizzarria di disegno o di colore. Quasi sempre, è una somiglianza inattesa, improbabile e tuttavia naturale, che le rende affascinanti. Le pietre, in ogni caso, posseggono un non so che di solenne, di immutabile e di estremo, di imperituro o già finito. Sono seducenti per un’intima bellezza, infallibile, immediata, che non deve niente a nessuno: necessariamente perfetta, esclude però l’idea della perfezione, proprio per non permettere approssimazioni, errori o eccessi. In tal senso, questa naturale, genuina beltà anticipa e supera il concetto stesso di bellezza, ne offre insieme garanzia e sostegno.

 

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Giardino di Boboli ~ Hermann Hesse

 

Valerio Cioli, Nano Morgante sopra la tartaruga

Valerio Cioli, Nano Morgante sopra la tartaruga, Vista laterale da sx, Giardino di Boboli, Stanzonaccio (1564 ca)

 

Giardino di Boboli

 

1901

 

Nonostante tutti i miei sforzi per gustare al massimo il soggiorno a Firenze, non rimpiango affatto i pomeriggi trascorsi a camminare e fantasticare nel giardino di Boboli, Della visita ad alcune chiese famose, di tante città attraversate frettolosamente, non ho riportato che memorie vaghe e sfumate, ma le ore trascorse a Boboli spero di non dimenticare mai.

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Theodor Fontane / Eustachy Kossakowski ~ Arrivo a Swinemünde

 

kossakowski 1

 

I sei mesi di attesa per poter rilevare la nuova attività trascorsero lentamente, ma poi il momento giunse. A fine maggio iniziammo le operazioni di imballaggio e spedizione della mobilia che, intanto, era aumentata con la morte del nonno e quando, quattro settimane più tardi, giunse la notizia che tutto era felicemente arrivato nella nuova casa, il giorno di San Giovanni del 1827, finalmente partimmo anche noi. Mia madre non ci accompagnò: a metà giugno si era recata a Berlino per farsi curare i nervi dal luminare allora più in vista, il consigliere intimo Horn. La raccomandazione che Horn le fece è la stessa adottata ancora oggi: «Si curi bene, stimata signora» (a quel tempo nella società borghese non si usava ancora dire “gentile signora”), «ed eviti i contrasti». Oggi come allora, il consiglio dato fu efficace fino a quando fu possibile attenervisi. A Berlino, tra le amiche che vivevano nella pensione Lionnet, il suggerimento fu di facile attuazione; quando però, alcune settimane dopo, mia madre arrivò a Swinemünde e trovò molte cose diverse da come se le aspettava, non fu più possibile “evitare i contrasti” e i suoi nervi furono nuovamente messi a dura prova.

 
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