Yukio Mishima ~ Prefazione a La casa delle belle addormetate di Yasunari Kawabata (1972)

Yasunari Kawabata

 

E questa impossibilità non pone forse una volta per tutte l’erotismo e la morte nello stesso luogo? E se noi romanzieri non apparteniamo al versante della « vita » (essendo confinati all’astrazione di una specie di perpetua neutralità), allora « l’irradiazione della vita » può apparire soltanto nel regno dove morte ed erotismo stanno insieme.

 

Yukio Mishima

 

Fra le opere di un grande scrittore si potrebbero annoverare quelle che corrispondono al dritto di una medaglia, o di una moneta, e il cui significato è evidente e visibile, e le altre che appartengono al rovescio della medaglia, e il cui significato è celato, nascosto, dietro, sul retro. Volendo, si potrebbe confrontarle rispettivamente al buddismo essoterico e a quello esoterico. Nel caso di Kawabata, Il paese delle nevi rientra nella prima categoria, mentre La casa delle belle addormentate è indubbiamente un capolavoro esoterico.

In un capolavoro esoterico sono presenti i temi più segreti e più gelosamente nascosti dello scrittore. In questo tipo di opere non prevale la schiettezza e la chiarezza, bensì un’assoluta ermeticità. Invece della limpidezza e della purezza incontriamo qualcosa di denso; anziché in un mondo ampio e aperto, ci troviamo come in una stanza chiusa. Lo spirito dell’autore, messa da parte qualsiasi inibizione, si mostra nella sua forma più audace. Ho sempre paragonato La casa delle belle addormentate a un sommergibile nel quale l’equipaggio sia rimasto intrappolato e dove l’aria venga via via a mancare. Preso dalla vicenda, il lettore suda, si sente cogliere dalla vertigine e percepisce con immediatezza unica il terrore del piacere che urge sotto la spinta della morte che si approssima. O, letto in un certo modo, il libro può essere paragonato a una pellicola in negativo. Un positivo ricavato da questo negativo mostrerebbe senza dubbio quella piena luce del giorno in cui viviamo, svelerebbe sino al’ultimo particolare la sua evidente e plastica ipocrisia.

La casa delle belle addormentate spicca tra le opere di Kawabata per la sua perfezione formale. Alla fine la ragazza bruna muore e la « donna della casa » dice: « Di ragazza ce n’è un’altra, no? ». Con questa sua ultima osservazione, essa porta la casa del piacere, sino allora tanto attentamente e minuziosamente edificata, a una rovina umana che va ogni altra possibile descrizione. Questa osservazione può sembrare casuale, ma non lo è. Istantaneamente essa rivela l’assenza disumana di una struttura che all’apparenza sembra costruita con cura e solidamente, e di questa essenza disumana partecipano la « donna di casa » e il vecchio Eguchi stesso.

Ed è per questa ragione che « nulla aveva mai colpito tanto il vecchio Eguchi quanto questa osservazione ».

Per Kawabata l’erotismo non ha mai mirato alla totalità, perché l’erotismo come totalità implica umanità. Il piacere si avvale inevitabilmente di frammenti, ed essendo così privo di soggettività, le stesse belle dormienti sono frammenti di esseri umani che spingono il piacere alla sua massima intensità. Paradossalmente, un bel cadavere privo ormai delle ultime tracce di spirito, dà le più forti sensazioni di vita. Dal riflesso di queste violenti sensazioni in chi ama, il cadavere promana le più intense irradiazioni vitali.

A un livello più profondo, questo tema è correlato a un altro importante tema contenuto nell’opera di Kawabata: il suo culto delle vergini. Qui è la sorgente del suo limpido lirismo, ma sotto la superficie c’è qualcosa in comune con i temi della morte e dell’impossibilità. Poiché una vergine non è più tale quando è violata, l’impossibilità di raggiungere lo scopo è una premessa necessaria per porre la verginità oltre l’agnosticismo. E questa impossibilità non pone forse una volta per tutte l’erotismo e la morte nello stesso luogo? E se noi romanzieri non apparteniamo al versante della « vita » (essendo confinati all’astrazione di una specie di perpetua neutralità), allora « l’irradiazione della vita » può apparire soltanto nel regno dove morte ed erotismo stanno insieme.

La casa delle belle addormentate comincia con la visita del vecchio Eguchi a una casa segreta condotta da n« una donna, piccola e sulla quarantina ». Poiché la ragione della sua presenza è quella di pronunciare l’osservazione estremamente importante della conclusione, essa è ritratta nei suoi particolari più inquietanti, quali il grande uccello del suo obi o il fatto che sia mancina.

Si resta colpiti di ammirazione per la precisione e la straordinaria finezza dei particolari che Kawabata impiega per descrivere la prima delle « belle addormentate » con cui il sessantasettenne Eguchi trascorre la notte: è come se essa venisse carezzata soltanto dalle parole. Ovviamente, questa precisione e questa finezza alludono a una certa obiettività disumana insita nelle qualità visive del piacere maschile.

« La ragazza teneva il polso destro fuori della sopraccoperta. Sembrava che la sinistra fosse allungata obliqua sotto le coperte, ma la destra, in una posizione tale che soltanto metà del pollice era nascosto sotto la guancia, sfiorava il volto addormentato, appoggiato sul guanciale, e le dita, nell’abbandono del sonno, si incurvavano appena, non tanto da non far indovinare le graziose fossette alle giunture Il rosso caldo del sangue sul dorso della mano si faceva via via più intenso verso le punte. Era una mano bianca e morbida. »

« Un ginocchio piegato della ragazza sporgeva in avanti: Eguchi disponeva quindi di uno spazio limitato per le proprie gambe. La ragazza, che dormiva sul fianco sinistro, non aveva il ginocchio destro ripiegato sul sinistro in una posizione difensiva, ma teneva la gamba completamente distesa: Eguchi lo capì senza neppure guardare. »

Così la ragazza, che è diventata una « bambola vivente », è per il vecchio « quella vita con cui si può tranquillamente entrare in contatto ».

E quale splendida tecnica erotica abbiamo quando il vecchio Kiga vede le bacche di pungitopo nel giardino. « In terra ce n’erano diverse. Kiga ne riportò soltanto una e mentre la rivoltava tra le dita, gli parlò di quella casa del segreto. »

Da questo brano, press’a poco, la sensazione di chiusura e di soffocazione comincia a prendere il lettore. Le tecniche abituali del dialogo e della descrizione dei personaggi non sono impiegate nella Casa delle belle addormentate, perché le ragazze dormono. È una cosa assai rara in letteratura rendere con tale vivezza il senso di una vita individuale mediante la descrizione di figure dormienti.

Yukio Mishima

(Traduzione di Aldo Chiaruttini).

 

 

 

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Yasunari Kawabata, La casa delle belle addormentate ; traduzione di Mario Teti ; prefazione di Yukio Mishima ; postfazione di Goffredo Parise · Milano : A. Mondadori, 1982 · Collezione · Medusa. Serie ’80 ; 21 · Titolo uniforme · Nemureru bijo · Classificazione Dewey · 895.6 (18.) LETTERATURA GIAPPONESE

 

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