Cecco Ragni – Giardino d’arte 2019

Cecco Ragni opera su un limitare, su quell’impalpabile momento del divenire dove si manifesta un inatteso, l’imprevisto che genera stupore e provoca un nuovo impulso a cercare, a domandarsi e domandare. Nei suoi filamenti di rame dispone per la notte, accettando che la propria arte sia sospesa nella luce illusoria e cieca del giorno, in uno strano gioco rovesciato di sogno diurno e manifestazione notturna. Il giorno “pre-vede” quello che la notte attraverso un artificio elettrico trasforma d’incanto quando la luce solare è cessata.

 

Cecco Ragni, Untitled, lecceto del giardino, 2019

 

Cecco Ragni arriva in silenzio. Dall’incedere, dal sorriso e dalla delicatezza rispettosa verso ciò che trova nell’ambiente costruisce il suo messaggio, ritaglia la sua voce fatta di riflessi, rimandi e interrogativi. Il suo locus non è una Natura incontaminata ma il frutto dell’incontro del fare dell’uomo contro e verso la complessità del naturale il quale di per sé è tutto insieme dono, forza, resistenza e ferita, a volte inguaribile. È per questo che la sua arte è “politica” perché porta la polis, distratta dall’uso e dall’interesse, a riflettere su un’altra Legge, essa stessa, in un certo qual modo, indifferente ma di un’indifferenza lontana dalla convenienza immediata e fondata su un equilibrio che riesce ad essere certo e precario.

 

 

 

Cecco Ragni nella vita coltiva una vigna e cura le api e non è un caso se ha messo in vecchi tini una cera colata che si soppesa su bilance imprecise e trova rifugio in una moscaiola sospesa da cui “sorge” come per miracolo una pianta fragile e delicata. Il vino, nato in origine dal taglio di un tralcio, di per sé un’illogica e rischiosa riduzione, e la cera, frutto di un numero imprecisato di voli, di fiori, di profumi, di va’ e vieni dell’ape instancabile, sono l’emblema di una raffinatezza, nel suo senso più letterale, di ciò che all’inizio non è e si crea per esperienza, necessità e intelligenza. Questo, sembra dirci Cecco Ragni, deve tenere presente l’uomo per non rimanere condannato in una perversa rincorsa senza uscita a costruire opere più sicure, più stabili, più durature nel tempo per preservare e combattere la stessa propria tendenza a contaminare e distruggere.

 

 

 

Foto di Enrico Gambaccini

 


 

Cecco Ragni. Nato a Livorno nel 1974, consegue la laurea in Ingegneria e frequenta la Scuola libera di nudo presso l’Accademia di belle Arti di Firenze. Dopo una parentesi pittorica, il percorso creativo prende forma nello spazio attraverso installazioni nate per gli ambienti dove utilizza solitamente acqua, fili di nylon, aria-elio, materiali che palesano un legame territoriale. ha esposto in varie occasioni in Italia e sono presenti opere permanenti presso Villa Montelisi a Crespina (Pi) e Staggia Senese (Si) nella Rocca di Staggia.
[Dal catalogo di Corpus Mine, Arte Contemporanea al Museo delle Miniere di Montecatini Val di Cecina, 2017]

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