Umberto Eco et alii ~ Povero Pinocchio

 

Roberto Innocenti, Pinocchio

Roberto Innocenti, Pinocchio

 

 

Povero Pinocchio

 

Povero Papà (Peppe)
palesemente provato penuria, prende prestito polveroso pezzo pino
poi, perfettamente preparatolo, pressatolo, pialla pialla, progetta,
prefabbricane pagliaccetto.
Prodigiosamente procrea, plasmando plasticamente, piccolo pupo pel
palato, pieghevole platano!
Perbacco!

 
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Emilio Isgrò vs Isgrò Emilio

 

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Emilio Isgrò, Autoritratto, 1971, carta serigrafata, cm. 29,5 x 21, Galleria degli Uffizi, Firenze

 

 

 

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Annette von Droste-Hülshoff ~ «… come una doppia luce»

 

196095

 

da Heidebilder [Quadri della brughiera]

 

Il Vecchio della brughiera (*)

 

«Bambini, non andate alla palude,
il sole ormai declina, affaticata
ronza l’ape nel volo sonnolento,
e basso ondeggia a terra un velo smorto.
Il Vecchio arriva!»

Ma il gioco non lo smettono, al confine,
strappano l’erba, lanciano dei sassi,
sguazzano nel fossetto dello stagno,
acchiappano falene tra le canne,
e sono allegri quando un ragno d’acqua (**)
scampa tra i giunchi sulle lunghe gambe.

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Gunnar Ekelöf ~ Ogni uomo è un mondo

 
ekelof 4
 
 

En värld är varje människa

En värld är varje människa, befolkad
av blinda varelser i dunkelt uppror
mot jaget konungen som härskar över dem.
I varje själ är tusen själar fångna,
i varje värld är tusen världar dolda
och dessa blinda, dessa undre världar
är verkliga och levande, fast ofullgångna,
så sant som jag är verklig. Och vi konungar
och furstar av de tusen möjliga inom oss
är själva undersåtar, fångna själva
i någon större varelse, vars jag och väsen
vi lika litet fattar som vår överman
sin överman. Av deras död och kärlek
har våra egna känslor fått en färgton.
 
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John Matthews ~ Nato dal calderone

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

nlw Peniarth, ms. 2. Llyfr Taliesin, folio  22r (p. 45)

nlw Peniarth, ms. 2. Llyfr Taliesin, folio 22r (p. 45)

 

Non è il voto di segretezza che vieta all’iniziato di svelare ciò che ha appreso. E neanche il desiderio di tenersi la verità imparata. Egli vede la verità stessa, intera, così tremenda che non osa parlarne, neanche a se stesso. Non è il mio voto solenne che infrango dicendovi quanto segue; è la mia paura che supero.

Sono Taliesin e sono poeta. Come tale mi è noto il potere delle parole, la sovrapposizione di una sillaba all’altra, l’allineamento dei vocaboli in un ordine che ne fa un’incontestabile, unica verità… Un tempo, prima di tutto ciò, portavo un altro nome. Mi chiamavo Gwion ed ero il servo della Vecchia. Non c’era bisogna troppo sozza o miserabile per Gwion, fosse pure pulire dietro al figlio, il mezzo scemo Avaggdu, o rimestare nel vaso nero sospeso sul fuoco quando lei combinava dei nuovi, atroci infusi per appestare il mondo degli uomini. Credevo che tutti i malanni del mondo provenissero dal calderone; adesso so che la verità, se è dato conoscerla, la trovi entro quell’orlo freddo, la verità terribile, accettabile o no che sia. Non dire che è bene o male: è lì e basta, spassionata, quieta come un liquido specchio o uno stagno tranquillo in mezzo ad alberi bianchi…

 

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