Egon Schiele ~ Diario dalla prigione di Neulengbach

 

Egon_Schiele_-_Die_eine_Orange_war_das_einzige_Licht19-4-1912

«In mezzo al grigio sporco della coperta il colore brillante di una arancia, l’unica luce che brilla nella stanza.» (19 aprile 1912)

 

Prigione di Neulengbach, 16 aprile 1912

 

Finalmente! – Finalmente! – Finalmente! – finalmente la pena è alleviata! Finalmente carta, matita, pennelli, colori, per disegnare e per scrivere. Strazianti sono state queste ore selvagge, disordinate, terribili, queste ore indistinte, informi, monotone, totalmente grigie, che ho dovuto trascorrere come un animale, spogliato, nudo tra muri freddi e spogli. Questo stato di debolezza interiore avrebbe condotto alla pazzia, e questa sarebbe stata presto anche la mia sorte, se fossi rimasto a lungo, per giorni, come vuoto; così mi sono messo a dipingere, lacerato fin nelle radici della mia attività, e per non diventare realmente pazzo, con il dito tremante immerso nello sputo amaro, utilizzando le macchie dell’intonaco; ho dipinto personaggi e teste nel muro della cella, e li ho visti poi asciugarsi a poco a poco e sbiadire, perduti nella profondità del muro, come fatti sparire da una mano invisibile, magica.

Per fortuna ho di nuovo il materiale per disegnare e scrivere; mi hanno ridato anche il pericoloso temperino. Posso essere attivo, e così sopporterò quello che prima mi era insopportabile. Per riavere le mie cose mi sono sottomesso, mi sono umiliato, ho chiesto, ho pregato, mendicato e avrei anche piagnucolato se non ci fosse stato nient’altro da fare. Oh, Arte! – Cosa non potrei fare per te!

 

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