Carlo Collodi e Fabrizio Peli ~ Pinocchio in aretino

 

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

 

 

COM’ ANDETTE CHE ‘L SÒR SARÉGIA, FALIGNAME, TROVÒ ‘N PEZZO DE LÉGNO, CHE PIÀGNIVA E RIDIVA COME ‘N CITTO BIGHJÌNO

 

C’éra ‘na volta …

– En re! – dirèno subbeto i citti che me stèno a sintì. Noe, citti, éte sbaglio. Céra ‘na volta ‘n pezzo de légno.
Unn’éra ‘n legno de queli bóni, ma ‘n tizzone de catèsta, de queli che de ‘nverno se metteno ‘n le stufe o ‘nnî camini per atizzère ‘l fóco e scaldà le stènze.

Continua a leggere

Mario N. Leone ~ Indice, quasi e altre 21 poesie

 

Mario Leone, Bambino col canestro

Mario N. Leone, Bambino col canestro, San Polo, Ar, Anni ’50, Archivio famiglia Leone

 

La poesia di Mario N. Leone, rimane ancora un tesoro nascosto, sconosciuto ai più e oggetto di culto per i pochi che ne ascoltarono la lettura dalla sua voce calda e profonda. Mario era un artista a tutto tondo e poesia e arte visiva, fotografia e disegno erano unite in lui senza soluzione di discontinuità. Come un Mario Scipione, un Dino Buzzati, un Carlo Michelstaedter o un Emilio Praga (senza parlare di chi ha unito alla pratica poetica l’esercizio critico, tra i tanti Yves Bonnefoy e Alessandro Parronchi), Leone non affiancò una disciplina all’altra ma ne compenetrò l’intima e comune essenza. È probabile che il disegno di illustrazione narrativa (romanzi colti e d’appendice, racconti, storie di fantascienza e fumetti) sia stato il “mestiere”, così come la fotografia sia stata la passione, la carta d’identità visibile ai più. La poesia, appartenendo alla sfera intima dell’artista, in questo contesto rischia di essere vista come un aspetto dell’«unica anima sensibile». Al contrario, credo ne sia il motore sotterraneo che tutto muove.
 
Note al testo
Le poesie, esposte per la prima volta a Giardino d’arte 2015 (Meleto Valdarno), per la cura di Francesco Gavilli, sono gentilmente concesse dalla famiglia Leone, scelte e trascritte con macchina da scrivere su cartoncino da parte della nipote Alessandra, che ringraziamo.
Si è scelto di disporle in ordine cronologico laddove è indicata la data; in caso incerto ci si è attenuti all’indicazione della famiglia Leone.
La poesia A Viareggio un odore di colonia è posta all’inizio e da noi indicata come senza data: sul cartoncino infatti è indicata come data Agosto 1925, che probabilmente era il titolo dato al ricordo ricostruito di una vacanza della primissima infanzia.
Nella poesia Indice, quasi si è corretto Beiderbeke con Beiderbecke, cornettista jazz degli anni Venti.

 

 

Continua a leggere

Montepulciano ~ John Addington Symonds

 

05_montepulciano_wiki

 

 

Uno sguardo esausto d’immensità 

 

Piovve a dirotto la notte. Al mattino l’aria era tersa, con nuvole tempestose che incombevano in disordinati squadroni provenienti dal temibile acquartieramento marino. Eppure è proprio questo il tempo in cui il paesaggio toscano dà il meglio di sé. Le immense distese di bigie colline ondulate hanno bisogno della luminosità di un sole fresco d’acque, dei colori esaltati dall’ombra delle nubi, della morbidezza perlacea dei vapori salienti, per essere private di quel certo cipiglio che incute timore. La via maestra di Montepulciano procede diritta verso l’alto per un buon tratto fra scuri palazzi, poi sale mediante una scala a zigzag sotto incombenti, mastodontiche masse murarie e alla fine sfocia in una piazza. Nel corso dell’ascesa, a intervalli, l’occhio è affascinato dalle vedute di nordest sulla Valdichiana, verso Cortona, il Trasimeno, Chiusi; del sud e dell’ovest sul monte Cetona, Radicofani, il monte Amiata, la valle dell’Ombrone e il contado senese. Mura grigiastre coperte d’edera, archi di mattoni incupiti dal tempo e la massa arcigna di case scolpite nel solido travertino incorniciano questi squarci di spazio aereo. La piazza è al di sopra di tutto. Ci sono il duomo, il palazzo comunale che sembra una copia di quello fiorentino, col Marzocco sul frontale, il pozzo fra due colonne curiosamente scolpite e il vasto palazzo Del Monte, dalla pesante architettura rinascimentale, che si dice sia opera di Antonio da Sangallo. Salimmo sulla torre del palazzo comunale e ci trovammo a duemila piedi sul mare.

Continua a leggere

Francesco Redi

 

a beppe contin

 

Giovanni Bellini, Festino degli Dei (1514), National Gallery of Art di Washington

Giovanni Bellini, Festino degli Dei (1514), National Gallery of Art di Washington

 

 [I vini di Arezzo e dintorni]*

 

Han giudizio, e non son gonzi [i]
quei Toscani bevitori,
che tracannano gli umori
della vaga e della bionda,
che di gioia i cuori innonda,
malvagia [ii] di Montegonzi; [iii]
allor che per le fauci, e per l’esofago
ella gorgoglia e mormora,
mi fa nascer nel petto
un’indistinto [iv] incognito diletto,
che si può ben sentire,
ma non si può ridire.
Io nol nego, è preziosa
odorosa
l’Ambra [v] liquida Cretense;
ma tropp’alta ed orgogliosa
la mia sete mai non spense;
ed è vinta in leggiadria
dall’Etrusca Malvagia: [vi]
ma se fia mai, che da Cidonio [vii] scoglio
tolti i superbi e nobili rampolli [viii]
ringentiliscan su i Toscani colli,
depor vedransi il naturale orgoglio, [ix]
e qui dove il ber s’apprezza
pregio avran di gentilezza.
Chi la squallida Cervogia [x]
alle labbra sue congiugne
presto muore, o rado giugne
all’età vecchia e barbogia: [xi]
beva il Sidro d’Inghilterra [xii]
chi vuol gir presto sotterra;
chi vuol gir presto alla morte
le bevande usi del Norte:
fanno i pazzi beveroni [xiii]
quei Norvegi, e quei Lapponi;
quei Lapponi son pur tangheri, [xiv]
son pur sozzi nel loro bere;
solamente nel vedere
mi fariano uscir de’ gangheri:
ma si restin col mal die [xv]
sì profane dicerie,
e il mio labbro profanato
si purifichi, s’immerga,
si sommerga
dentro un pècchero [xvi] indorato
colmo in giro [xvii] di quel vino
del vitigno
sì benigno, [xviii]
che fiammeggia in Sansavino;
o di quel che vermigliuzzo,
brillantuzzo
fa superbo l’Aretino,
che lo alleva in Tregozzano,
e tra’ sassi di Giggiano. [xix]
Sarà forse più frizzante,
più razzente [xx] e più piccante,
o coppier, se tu richiedi
quell’Albano,
quel Vaiano,
che biondeggia,
che rosseggia
là negli orti del mio Redi. [xxi]
Manna dal ciel sulle tue trecce piova, [xxii]
vigna gentil, che questa ambrosia [xxiii] infondi;
ogni tua vite in ogni tempo muova
nuovi fior, nuovi frutti e nuove frondi; [xxiv]
un rio di latte in dolce foggia, [xxv] e nuova
i sassi tuoi placidamente innondi:
né pigro giel, né tempestosa piova [xxvi]
ti perturbi giammai, né mai ti sfrondi:
e ‘l tuo Signor nell’età sua più vecchia
possa del vino tuo ber colla secchia.
Se la druda di Titone [xxvii]
al canuto suo marito
con un vasto ciotolone
di tal vin facesse invito,
quel buon vecchio colassù
tornerebbe in gioventù. [xxviii]

 

Tiziano Vecellio, Baccanale degli Andrii (1523–1526), Museo del Prado di Madrid.

Tiziano Vecellio, Baccanale degli Andrii (1523–1526), Museo del Prado di Madrid.

 

note:
[i] gonzi: creduloni, stupidi
[ii] malvagia: malvasìa, uva di sapore dolce e di delicato profumo
[iii] Montegonzi: paese del comune di Cavriglia (Arezzo) La Malvasia di Montegonzi è un raro vitigno che prende il nome dalla zona di origine. È considerata un vino raro e antico per vari fattori: ristretta zona di produzione, quantità ridotte e difficoltà di vinificazione. In tempi recenti, si sta tentando di riprendere questa vecchia tradizione enologica. Le quantità prodotte rimangono comunque limitate anche perché la vinificazione di questa “malvasia” è molto particolare: il mosto fiore viene estratto per sgrondatura delle uve ”diraspate” e non per pressatura, come accade invece nel normale processo di produzione di vino rosso. Il mosto ottenuto viene fatto fermentare a temperatura controllata ed è soggetto a un paio di travasi per eliminare gli elementi in sospensione (notizie tratte dal sito del Comune di Cavriglia).
[iv] un’indistinto: nell’edizione del 1685 è scritto con l’apostrofo
[v] Ambra: vino di Creta, dall’odore di ambra, chiaro e forte, ma incapace di spegnere la sete troppo alta
[vi] Etrusca Malvagia: vino ricavato dall’uva malvasia della Toscana
[vii] Cidonio scoglio: Appartenente all’isola di Creta, detta Cidònia dal nome di un’antica località sulla costa settentrionale, vicino all’odierna Canea
[viii] rampolli: presi dallo scoglio cidonio, i  nobili germogli possano ringentilire
[ix] depor vedransi il naturale orgoglio: le viti trapiantate dall’isola Cidonia in Toscana, perdendo il naturale e primitivo sapore, avrebbero acquistato un nuovo sapore, più gentile e quindi più gradevole al palato
[x] Cervogia: birra
[xi] barbogia: rimbambita
[xii] Sidro d’Inghilterra: vino di mele, quello d’Inghilterra era considerato il migliore
[xiii] beveroni: bevande senza gusto né sapore, che si dava agli animali per farli ingrassare
[xiv] tangheri: gente villana, di costumi rozzi
[xv] ma si restin col mal die: restino col male della vita, che solo il vino può guarire
[xvi] pècchero: dal tedesco Becher, grande bicchiere
[xvii] colmo in giro: colmi fino all’orlo
[xviii] sì benigno: di un vino Albano parla anche Marziale, che lo definisce benigno
[xix] Tregozzano … Giggiano (attuale Ciggiano): sono paesi dei dintorni di Arezzo
[xx] razzente: spumeggiante
[xxi] Redi:  i vini prodotti dal Redi sarebbero quindi l’Albano e il Vaiano
[xxii] Manna dal ciel sulle tue trecce piova: riferimento a Petrarca, fiamma dal ciel sulle tue trecce piova (Canzoniere, Sonetto 136)
[xxiii] ambrosia: il vino è come il nettare degli dei, anche perché allontana i mali dall’uomo
[xxiv] ogni tua vite … nuove frondi: in Omero (Odissea, 7) le piante degli orti di Re Alcinoo sono sempre fiorite e le vigne sono cariche d’uve, con le viti in parte fiorite, in parte con uva ancora acerba, in parte con uva matura e in parte con uva già raccolta e pigiata
[xxv] un rio di latte in dolce foggia: battendo col tirso per terra le Baccanti facevano scaturire ruscelli di vino, o di latte, o di acqua
[xxvi] né pigro giel, né tempestosa piova: né gelo né pioggia ti sconvolga o ti strappi le foglie
[xxvii] druda: amante, colei che ama; qui è Aurora, o Eos, che ama Titone, figlio di Laomedonte, e lo rapisce per la sua straordinaria bellezza; per lui la dea chiese l’immortalità, e la ottenne, ma non pensò a chiederne anche l’eterna giovinezza
[xxviii] quel buon vecchio … tornerebbe in gioventù: il vecchio Titone sarebbe tornato giovane se l’amante Aurora gli avesse dato da bere una gran ciotola di vino, e quindi lo avrebbe tolto dalla sua solitudine

 

Statua di Francesco Redi nel Piazzale degli Uffizi a Firenze. Ai suoi piedi una copia di Bacco in Toscana

Statua di Francesco Redi nel Piazzale degli Uffizi a Firenze. Ai suoi piedi una copia di Bacco in Toscana

 

Tratto da:
Francesco Redi, Bacco in Toscana ; a cura di Gabriele Bucchi – Roma – Padova : Antenore, 2005 – Collezione · Scrittori italiani commentati ; 13 – [ISBN] 88-8455-592-2 · Classificazione Dewey · 851.5 (21.) Poesia italiana, 1585-1748

 

Francesco Redi (Arezzo, 18 febbraio 1626 – Pisa, 1º marzo 1697) medico, naturalista e letterato italiano

Da Ponte a Buriano a Anchisa passando per Levanella ~ Michel Eychem de Montaigne

 

PonteBuriano1-800

 

Ponte a Buriano

1° maggio 1581

 

Ponte Boriano, un piccolo casale, diciotto miglia. Cattiva la locanda, come le tre precedenti e le più in queste contrade. Sarebbe una gran pazzia il condurre buoni cavalli da queste parti, visto che non vi si trova fieno.

Dopo pranzo proseguimmo per un’ampia distesa tutta percorsa da orrende spaccature stranamente prodotte dalle acque, sì che penso la sia ben brutta d’inverno; però stanno riparando la strada. Alquanto prima di mangiare ci eravamo lasciata sulla sinistra la città di Arezzo, a circa due miglia da noi in questa medesima pianura; tuttavia essa parrebbe trovarsi in una posizione qualche po’ soprelevata. Attraversammo l’Ambra su un bel ponte di pietra assai grande, e ci portammo per cena a

 

 

815201330507612

 

 

Levanella

1°-2 maggio 1581

 

Lavanelle, dieci miglia. La locanda si trova un miglio, o pressappoco, prima del paese, ed è famosa; la si considera come la migliore di tutta Toscana, e ben a ragione ché – in confronto con le osterie italiane – è davvero fra le più buone. Se ne fanno tanti elogi, e – dicono – la nobiltà vi si raduna di frequente come al «Moro» di Parigi o da Guillot ad Amians. Vi si serve con piatti di stagno: cosa assai rara; si tratta di una casa isolata in una bellissima posizione sulla pianura, con una fonte per suo uso esclusivo.

Ne ripartimmo la mattina dopo e, procedendo lungo un bonissimo percorso in questa pianura, transitammo per quattro cittadine, o borghi fortificati: Montevarca, S. Giovanni, Fligine e Anchisa; e venimmo per pranzo a

 

 

 

landing

 

Pian della Fonte

2 maggio 1581

 

Pian de la Fonte, dodici miglia. Locanda abbastanza cattiva, dove c’è pure una sorgiva [proveniente da] un po’ sopra di esso borgo d’Anchisa, sito nella val d’Arno e di cui parla il Petrarca. Si pensa che costui sia nato appunto in Anchisa, o almeno in una casa distante un miglio, della quale non si trovano più che pochi miseri resti, i quali tuttavia segnano il luogo. Allora vi stavano seminando poponi frammezzo ad altri già in via di spuntare, e si sperava di raccoglierli in agosto.

Quella mattina mi prese una pesantezza al capo con un disturbo alla vista come durante le mie vecchie emicranie, quale da dieci anni non avevo più sofferto. Un tempo la valle in cui passammo era tutta una palude: Livio è del parere che Annibale sia stato costretto ad attraversarla sul dorso d’un elefante e che, a causa dell’avversa stagione, vi abbia perso l’occhio. Per vero si tratta d’una zona assai bassa e uniforme, oltre che molto soggetta al corso dell’Arno. Non volli pranzare e me ne pentii: questo mi avrebbe aiutato a vomitare, ciò che costituisce il modo più rapido di guarire; altrimenti debbo sopportare per un giorno o due questa pesantezza, come appunto mi accadde. Trovammo la strada piena di gente dei dintorni che portava a Firenze varie specie di viveri. Arrivammo a Firenze.

 

Gravier_Firenze_Foligno_mini

 

 

Tratto da:

 

Michel de Montaigne, Viaggio in Italia ; introduzione di Giovanni Greco ; traduzione e note di Ettore Camesasca – Milano : Biblioteca universale Rizzoli, 2003 – 544 p. ; 18 cm. – Collezione · BUR. Classici – [ISBN] 88-17-10642-9 – Traduzione di Journal de voyage en Italie par la Suisse et l’Allemagne en 1580 et 1581 – Classificazione Dewey · 848.303 (21.) Scritti Miscellanei Francesi, 1500-1599. Diari, Memorie, Taccuini, Ricordi.