Carmina Priapea, 86

 

Villa Romana del Casale, Piazza Armerina

Mosaico, Villa Romana del Casale, III-IV sec. d. C., Piazza Armerina (En)


 

86. Salve, Priapo, padre di tutte le cose,
salve. Dammi una rigogliosa gioventù,
fa’ che ai buoni ragazzi e alle fanciulle
piaccia il mio portentoso sesso
e coi tanti scherzi e sollazzi
possa dissipare gli affanni dolorosi
e ch’io non senta troppo il peso della vecchiaia
o tema la misera morte che tutti
trascina giù nell’ostile Averno,
dove il re rinchiude le anime mortali
e ogni ritorno i fati negano.
Salve, salve, santo padre Priapo!

 
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Carmina Priapea, 53 – 65

 

Solin, Salona

Iscrizione muraria a carattere osceno scherzoso, Salona (Solin, Croazia) [*]

 

53. Bacco s’accontenta di qualche grappolino d’uva
mentre gli alti tini a malapena trattengono il mosto
e ai capelli di Cerere, quando scarseggia la grande aia
di messi feconde, si appende una piccola corona.
Segui, o dio minore, l’esempio dei grandi:
anche se poca cosa, accontentati di queste mele.

 

LIII – Contentus modico Bacchus solet esse racemo, / Cum capiant alti vix cita musta lacus; / Magnaque fecundis cum messibus area desit, / In Cereris crines una corona datur. / Tu quoque, dive minor, maiorum exempla secutus, / Quamvis pauca damus, consule poma boni.

 
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Carmina Priapea, 27- 39

 

Sileno e Eros

Sileno ed Eros, Bassorilievo del I secolo

 

27. Quinzia, delizia del popolo, straconosciuta al grande Circo,
esperta insuperabile nel muovere il culo,
cimbali e crotali, armi che lo fanno rizzare, a Priapo
dedica e aggiunge pure i timpani assordanti.
In cambio, chiede, piaccia sempre al suo pubblico
e che la schiera dei suoi ammiratori lo tengano dritto come il dio.

 

27 – Deliciae populi, magno notissima Circo, / Quintia, vibratas docta movere nates, / Cymbala cum crotalis, pruriginis arma, Priapo / Ponit et adducta tympana pulsa manu. / Pro quibus, ut semper placeat spectantibus, orat, / Tentaque ad exemplum sit sua turba dei.

 
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Carmina Priapea, 1 – 13

 

Albero dei peni

Anonimo, L’albero dei peni, secolo XIII, Massa Marittima

 

 

1. Se ti appresti a leggere questi versi audaci ma alla buona
non aggrottar le ciglia come farebbe un palloso Latino.
Mica sono la sorella di Apollo, o una Vesta qualunque,
o quell’altra che uscì dalla testa di un Giove!
Sono il rosso custode degli orti, dotato di un membro fuori dal normale,
che non ci penso neppure a tenerlo nascosto con un panno.
Se ti schifa, copri con la tonaca quello che vuoi coprire,
altrimenti leggi questi versi con gli occhi con cui lo guardi.

 

1. Carminis incompti lusus lecture procaces, / Conveniens Latio pone supercilium. / Non soror hoc habitat Phoebi, non Vesta sacello, / Nec quae de patrio vertice nata est, / Sed ruber hortorum custos, membrosior aequo, / Qui tectum nullis vestibus inguen habet. / Aut igitur tunicam parti praetende tegendae, / Aut quibus hanc oculis adspicis, ista lege.

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