Grazia Marchianò ~ Pinocchio come sistema metafisico virtuale

 

Luigi Ontani, Pinocchio, 1972

Luigi Ontani, Pinocchio, 1972

 

Pinocchio come sistema metafisico virtuale

 

1. Il sogno come chiave

 

Al culmine delle sue avventure Pinocchio ha un sogno nel quale gli appare e lo bacia la fata. Al risveglio, lo stato del sognatore è mutato, e così pure l’aspetto del luogo in cui si trova. La stanzina dalle pareti di paglia è diventata una camera ammobiliata «con una semplicità quasi elegante». I frusti indumenti sono ora un completo impeccabile che il risvegliato indossa e rimira allo specchio. Ma il «doppio» che lo guarda è «un bel fanciullo con i capelli castagni e con gli occhi celesti, e un’aria allegra e festosa come una pasqua di rose». Chi è il ragazzo che guarda Pinocchio?

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Maurice Blanchot – La bestia di Lascaux

 

 

Fregio di Lascaux

Il fregio di Lascaux

 

LA BESTIA INNOMINABILE

La Bestia innominabile chiude il
cammino del gregge gentile,
come un buffo ciclope.
Otto bischerate gli fanno da ornamento,
dividono la sua follia
La Bestia rutta devotamente nel-
l’aria rustica.
I fianchi ripieni e cadenti sono
dolorosi, vanno a svuotarsi
della loro gravidanza.
Dallo zoccolo alle sue vane difese,
è avvolta di fetore

Così mi appare nel fregio di
Lascaux, madre fantasticamente
travestita,
La Saggezza dagli occhi pieni di
lacrime.

René Char

 

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Ghannis Ritsos / Moni Ovadia ~ Delfi

 

 

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Delfi

 

(Il sole è declinato. L’ombra, silenziosa, cristiana, si stende sul luogo fiammeggiante degli antichi templi, fin giù in fondo, sulla piana con lo sconfinato uliveto. Le due guide archeologiche, il Vecchio e il Giovane, s’incontrano sui propilei, dopo la fatica di una giornata estiva inondata di luce. Si danno la buonasera con uno stanco cenno del capo. Siedono sui marmi spezzati, caldi ancora dal solleone. A poco a poco rinfresca. Gitanti e turisti scendono verso la statale con in mano fiori selvatici, ginestre, guide turistiche in varie lingue, cartoline di statue nude o sacche acquistate poco prima nei negozietti d’artigianato popolare. Giù, sulla grande strada, s’ode il rumore delle auto, delle radio, dei venditori di limoni, degli autobus di gitanti: risa giovanili, gridi e canti, mentre qui è già sovrano il silenzio sacro, quasi circolare. Le grida delle ultime cicale e dei primi grilli assumono un’altra intonazione nel dominio delle rovine. S’incomincia a sentire anche la fonte. Le due guide avvertono lo scorrere dell’acqua, forse per il bisogno di pensare – immobili adesso loro due – a un movimento dal di dentro, che non li costringa a muoversi o a parlare, ma che li rinfreschi col senso dell’umidità e del flusso. Con gesto simultaneo, si asciugano entrambi il sudore della fronte. Nonostante la differenza d’età, in questo istante li accomuna la stessa stanchezza fisica e la stessa voglia di parlare; non delle solite cose di lavoro apprese a memoria – date, definizioni approssimative e facili valutazioni – ma due chiacchiere tutte loro, così da spendere – o da guadagnare – un po’ del proprio tempo per sé stessi. Il Giovane intanto tace, come per una decisione o per un’antichissima, inspiegabile collera. Parla il vecchio):

 

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