Egon Schiele ~ Diario dalla prigione di Neulengbach

 

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«In mezzo al grigio sporco della coperta il colore brillante di una arancia, l’unica luce che brilla nella stanza.» (19 aprile 1912)

 

Prigione di Neulengbach, 16 aprile 1912

 

Finalmente! – Finalmente! – Finalmente! – finalmente la pena è alleviata! Finalmente carta, matita, pennelli, colori, per disegnare e per scrivere. Strazianti sono state queste ore selvagge, disordinate, terribili, queste ore indistinte, informi, monotone, totalmente grigie, che ho dovuto trascorrere come un animale, spogliato, nudo tra muri freddi e spogli. Questo stato di debolezza interiore avrebbe condotto alla pazzia, e questa sarebbe stata presto anche la mia sorte, se fossi rimasto a lungo, per giorni, come vuoto; così mi sono messo a dipingere, lacerato fin nelle radici della mia attività, e per non diventare realmente pazzo, con il dito tremante immerso nello sputo amaro, utilizzando le macchie dell’intonaco; ho dipinto personaggi e teste nel muro della cella, e li ho visti poi asciugarsi a poco a poco e sbiadire, perduti nella profondità del muro, come fatti sparire da una mano invisibile, magica.

Per fortuna ho di nuovo il materiale per disegnare e scrivere; mi hanno ridato anche il pericoloso temperino. Posso essere attivo, e così sopporterò quello che prima mi era insopportabile. Per riavere le mie cose mi sono sottomesso, mi sono umiliato, ho chiesto, ho pregato, mendicato e avrei anche piagnucolato se non ci fosse stato nient’altro da fare. Oh, Arte! – Cosa non potrei fare per te!

 

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Michel Leiris ~ Specchio della tauromachia (2)

 

Veronese, Ratto di Europa

Paolo Caliari, detto il Veronese, Il ratto di Europa, 1580, olio su tela, 340×370 cm, Palazzo Ducale, Venezia

 

 

 

L’amore e la tauromachia

 

Così la tauromachia più che uno sport, è un’arte tragica, in cui l’armonia apollinea appare distorta [gauchie] dall’insorgere di forze dionisiache[1]. La questione che ora si pone è la seguente: che cos’è questa incrinatura attraverso la quale si manifesta l’elemento oscuro? Che cos’è questa crepa di dove salgono gli effluvi di un delirio panico?

Se, in materia d’arte, la nozione stessa di “bellezza” comprende, tra le altre idee, quella di un’attrazione sessuale che si esercita in modo più o meno indiretto[2], in materia sessuale si trova l’arte, anche quando non si tratta dell'”erotismo” propriamente detto.

Stricto sensu, l’erotismo può essere definito, in effetti, come un'”arte dell’amore”, una sorta di estetizzazione del semplice amore carnale, che si tratta di organizzare in una serie di esperienze cruciali. Ma, lato sensu, esso si confonde con l’insieme delle “opere della carne”, nel significato cristiano del termine; e ci si può anche chiedere se alcuna eccitazione sessuale sarebbe mai possibile senza l’intervento di un minimo d’erotismo, sia sotto forma dell’idea di peccato (concepito in modo romantico o, inversamente, come licenziosità), sia sotto forma d’un’idea di gioco, di lusso, di piacere goduto al di fuori di ogni considerazione utilitaria, vale a dire sotto forma d’un’idea in qualche modo estetica.

 
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Michel Leiris ~ Specchio della tauromachia (1)

 

Francisco Goya - Agilità e audacia di Juanito Apinani nell'arena di Madrid, 1816, acquatinta a inchiostro

Francisco Goya – Agilità e audacia di Juanito Apinani nell’arena di Madrid, 1816, acquatinta a inchiostro

 

 

Uno spettacolo rivelatore

 

Come Dio – coincidenza dei contrari secondo Nicolò Cusano[1] (vale a dire: quadrivio, intersezione di tratti, biforcazione di traiettorie, piattaforma mobile o terreno incolto dove s’incontrano tutti gli erranti) – ha potuto essere patafisicamente definito “il punto di tangenza dello zero e dell’infinito”[2], così vi sono, tra gli innumerevoli fatti che costituiscono il nostro universo, delle specie di nodi o punti critici che si potrebbero geometricamente rappresentare come i luoghi dove ci si sente tangenti al mondo e a sé stessi.

Certi siti, certi eventi, certi oggetti, certe circostanze rarissime, in effetti, quando avviene che si presentino davanti a noi o che vi siamo coinvolti, dànno l’impressione che, nell’ordine generale delle cose, abbiano la funzione di metterci in contatto con quanto c’è di più intimo, vale a dire, ordinariamente, con quanto c’è di più torbido, se non di più impenetrabilmente nascosto, nel fondo di noi stessi. Sembrerebbe che tali siti, eventi, oggetti, circostanze abbiano il potere di condurre per un brevissimo istante alla superficie piattamente uniforme tramite la quale aderiamo abitualmente al mondo, alcuni degli elementi che appartengono più intimamente alla vita del nostro profondo, prima di lasciarli tornare – scivolando lungo l’altro ramo della curva – verso la fangosa oscurità di dove erano saliti.

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Joë Bousquet

 

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«Tu scrivi per aprire con la tua solitudine un largo sentiero verso altri»

 

Ho visto giungere a me uomini e donne. Dotati di sensi certamente più delicati dei miei, capivano meglio di me le mie parole; non erano con le loro orecchie che mi ascoltavano, ma con ciò che loro stessi avevano da dire. Ho sentito l’obbligo di rispondere alle loro richieste e mi lasciavo guidare dalla fiducia che mi testimoniavano…

Non sono cosciente di ciò che do. Non sono neppure cosciente di possedere qualcosa. Provo vergogna di possedere tutto ciò che ho tra le mani, sapendo da dove mi viene.

Più triste e più umile di tutti, sono come perduto nella folla di coloro che credono che io esista. Vedo il loro errore…

Tuttavia è questo malinteso ad avere più probabilità di dare un senso alla mia vita. Lo sforzo che compio per uscirne traccia la linea che posso seguire ad occhi chiusi.

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Guido Cagnacci

 

Guido Cagnacci (19 gennaio 1601, Santarcangelo di Romagna – † Vienna, 1663) ovvero l’evidenza erotica nell’arte del Seicento.

 

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Guido Cagnacci, Nudo femminile (disegno), Museo Nacional de Bellas Artes

 

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Guido Cagnacci, La morte di Cleopatra, 1658, Olio su tela, 140×159,5, Vienna, Kunsthistorisches Museum.

 

 

 

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Guido Cagnacci, Marta rimprovera Maria per la sua vanità, dopo il 1660, Olio su tela, 229×266 cm, Pasadena, Norton Simon Museum

 

 

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Guido Cagnacci, Allegoria della vita umana, Olio su tela, 110 x 86,5, Collezione privata

 

 

approfondimento su:

http://barbarainwonderlart.com/2014/12/18/guido-cagnacci-e-il-seicento-dimenticato/