Massimo Lippi ~ «Nel tramestio del giorno…»

 

Massimo Lippi, Creatura del suono odoroso, 1998, creta, metallo, cm 17x21x11

Massimo Lippi, Creatura del suono odoroso, 1998, creta, metallo, cm 17x21x11

 

 

“Nel tramestio
del giorno
un altro
giorno
s’apparecchia
solare
il turno
de la memoria.
Quelle pagine
scritte
nel buio
trascrivi
per dopo
l’aire
il tonfo lieve
del cominciamento”
(a Francesco, Massimo, 20.3.MMV)

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Piero Del Giudice ~ «Cara Maria Luisa» – Lettere dallo “speciale”

 

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Vedi i giovani venire avanti coi corpi nudi come nude cose e spogliarsi di tutto, spogliarsi anche dell’ultima merce loro rimasta (il loro corpo), vedi la loro inermità, il loro rifiuto e la loro lotta…

 

22/5/81 Cuneo

Cara Maria Luisa

… ho letto con emozione la tua lettera, ma oggi è una giornata meno tranquilla di altre (senso di incertezza e confusione e un filo di disperazione), però decido lo stesso di scriverti; altrimenti la posta partirebbe tra due giorni (domani è sabato) e mi sembra troppo.
Ci sono cose in quello che scrivi che mi turbano e ci sono cose che mi aiutano; quando parli di “equilibrio” incrinato mi prende un po’ di panico, quando affermi che un rapporto è “impegno concreto, quotidiano” mi sento più al sicuro.
Io di questo rapporto parlo e questo rapporto cerco di certificare. Tutte le cautele sono dovute al mio attuale e di futuro immediato stato di dipendenza; è una condizione che può determinare ambiguità, perché è una condizione di assoluto bisogno. Convengo sulla episodicità frammentaria – come la chiami – della nostra memoria (meno convengo sul “mai scandita da me”); ma sono d’accordo che o ci diamo una continuità che attraversa questa nuova condizione, o – appunto – memoria rimane.

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Tre interventi su Lettera a una professoressa: Giovanni Giudici (3)

 

 

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[Dei tre interventi su Lettera a una professoressa questo di Giovanni Giudici sembra il più diretto, il più umano, ancora sotto la forza di un incontro notturno milanese tra un sacerdote austero, avvolto in un mantello nero, alto e stempiato, e un intimidito poeta, intellettuale «condizionato dalla vanità» che si mostra inutile di fronte alla intellettualità, seppure «di città», mossa da uno «scopo concreto di lotta». Rimane così nudo e pieno del fascino del ricordo il tema della recezione della novità rivoluzionaria e della sua difficile e a volte impossibile traduzione contemporanea al suo manifestarsi.]

 

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Tre interventi su Lettera a una professoressa: Franco Fortini (2)

 

 

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[Il secondo dei tre interventi a caldo su Lettera a una professoressa che i quaderni piacentini dedicarono al libro fu questo lucido e controcorrente articolo saggio di Franco Fortini. A rileggerlo oggi due mostri del Novecento, Fortini e Milani, sembrano confrontarsi alla distanza nell’agone minoritario del dibattito fuori le mura della cultura ufficiale. Impressiona la critica pungente, storicamente inquadrata e ruvida del critico poeta toscano. Presto il cattolicesimo radicale di don Milani si sarebbe spento nelle passeggiate a Barbiana di tanti improbabili suoi seguaci, in una ritualità santificata e innocua, come le marce della pace annuali ad Assisi, mentre il pensiero di Fortini continua a non trovare la sua giusta collocazione teorica e politica. Curioso è pensare, come questi due toscani provenissero entrambi da una certa tradizione laico ebraica.]

 

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Luigi di Ruscio

 

luigi di ruscio

 

1.
 

per quaranta anni non ho fatto che guardare anche quando dormivo
in compenso ho preferito non essere guardato neppure da sveglio
e se li incontravo continuavo a camminare come se non esistessero o io non esistessi
quello che guardo non viene affatto cambiato dalla mia guardata
in compenso sono io a cambiare per cambiare un punto di vista
se fossi in parte simile a quello che guardo non sarebbe un guardare ma un riconoscere
infatti guardo anche i miei sogni senza riconoscermi
non potendo un altro mettere i piedi dove io li ho messi
posso considerarmi un punto di vista unico e mi scontro con altri punti di vista unici
quando la vidi nuda non mi riconobbi ma cercai di ingravidarla
ed è avvenuto che si lasciasse ingravidare e non ci riconoscemmo
in compenso ci siamo incontrati e poi lavati
prendere una parola non soggetta volta ad un altro sospesa fino a che rimarrà
un punto di nono possibile arrivo dove tendono ad arrivare
un tiro a segno che fa colpire tutto meno quel segno
per colpire il tasto giusto toccare la maggior parte dei tasti
mettere i versi in un ordine che mi è ancora ignoto
versi che devono aprirmi altri versi sino alla consumazione di tutta la carta
esce dalla vagina a testa in giù in un precipitare
ad immagine del primo precipitato e riscattato per mezzo della croce magnifica
la rivoluzione perché estremamente felici con la speranza in astratta fede
produrre instancabilmente oggetti non mi interessa affatto
sapere a che serviranno
il chiarore è sulle carte
entra da una finestra passa perfettamente ad oriente
mentre la macchina da scrivere è rivolta
al polo ai puri freddi
(e travolto mi alzo da questo zero
e da questo zero scrivo)

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