Il Principe dell’Inferno nel Trittico del Regno Millenario di H. Bosch letto da Wilhelm Fraenger

 

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Hieronymus Bosch, Trittico del Regno millenario, Giardino dell’Eden, anta interna sinistra, Regno millenario, tavola centrale, Inferno, anta interna destra. Comunemente chiamato Il giardino delle delizie. 1480-1490 circa. olio su tavola. 220 × 389 cm. Madrid, Museo del Prado.

 

Satana

 

I sermoni dei libero-spirituali traevano gran parte della loro efficacia dal fatto di essere tenuti nella lingua madre: un tedesco vigoroso e diretto. Anche Bosch ha espresso le sue satire in immagini d’umore tutto popolaresco: dal conflitto tra mondo e antimondo, principio cosmico divino e principio anticosmico satanico, ha saputo far sprizzare le scintille di un sarcasmo corrosivo, di un umorismo profondo.

Bosch ci mostra l’uomo in tutta la sua nudità, intrappolato nelle insufficienze, nelle debolezze e nelle perfidie della sua natura animale, lui che era destinato a sondare le zone più sublimi dello spirito. Egli ci fa sentire la Caduta in tutta la sua profondità, mostrandoci come l’uomo, divinamente creato, si è volontariamente reso schiavo del demonio, erigendo il male a proprio idolo. Con ironia mordente e sarcastica, mette a nudo gli atteggiamenti scimmieschi e le smisurate pretese luciferine dell’uomo. Questo processo di smascheramento ha termine solo quando l’«orrore dell’assurdo» di queste maschere viventi dilacerate è reso manifesto. In questo corpo a corpo faustiano con l’Inferno, l’umorismo era il solo talismano che poteva evitargli la follia, secondo la formula di Nietzsche:

Chi ora non può ridere, non deve leggere qui!
Poiché se non ride lo coglie «il mal caduco».[1]

 
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Michel Leiris ~ Specchio della tauromachia (2)

 

Veronese, Ratto di Europa

Paolo Caliari, detto il Veronese, Il ratto di Europa, 1580, olio su tela, 340×370 cm, Palazzo Ducale, Venezia

 

 

 

L’amore e la tauromachia

 

Così la tauromachia più che uno sport, è un’arte tragica, in cui l’armonia apollinea appare distorta [gauchie] dall’insorgere di forze dionisiache[1]. La questione che ora si pone è la seguente: che cos’è questa incrinatura attraverso la quale si manifesta l’elemento oscuro? Che cos’è questa crepa di dove salgono gli effluvi di un delirio panico?

Se, in materia d’arte, la nozione stessa di “bellezza” comprende, tra le altre idee, quella di un’attrazione sessuale che si esercita in modo più o meno indiretto[2], in materia sessuale si trova l’arte, anche quando non si tratta dell'”erotismo” propriamente detto.

Stricto sensu, l’erotismo può essere definito, in effetti, come un'”arte dell’amore”, una sorta di estetizzazione del semplice amore carnale, che si tratta di organizzare in una serie di esperienze cruciali. Ma, lato sensu, esso si confonde con l’insieme delle “opere della carne”, nel significato cristiano del termine; e ci si può anche chiedere se alcuna eccitazione sessuale sarebbe mai possibile senza l’intervento di un minimo d’erotismo, sia sotto forma dell’idea di peccato (concepito in modo romantico o, inversamente, come licenziosità), sia sotto forma d’un’idea di gioco, di lusso, di piacere goduto al di fuori di ogni considerazione utilitaria, vale a dire sotto forma d’un’idea in qualche modo estetica.

 
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Luigi Russolo vs Russolo Luigi

 

Luigi Russolo, Autoritratto, 1912, olio su canvas, 350×350, Collezione privata

 

Luigi Russolo, Autoritratto 1912, olio su canvas

 

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