Carmina Priapea, 86

 

Villa Romana del Casale, Piazza Armerina

Mosaico, Villa Romana del Casale, III-IV sec. d. C., Piazza Armerina (En)


 

86. Salve, Priapo, padre di tutte le cose,
salve. Dammi una rigogliosa gioventù,
fa’ che ai buoni ragazzi e alle fanciulle
piaccia il mio portentoso sesso
e coi tanti scherzi e sollazzi
possa dissipare gli affanni dolorosi
e ch’io non senta troppo il peso della vecchiaia
o tema la misera morte che tutti
trascina giù nell’ostile Averno,
dove il re rinchiude le anime mortali
e ogni ritorno i fati negano.
Salve, salve, santo padre Priapo!

 
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Carmina Priapea, 66- 78

 

Alma-Tadema, Saffo e Alceo

Sir Lawrence Alma-Tadema, Saffo e Alceo, 1881

 

66. Tu che per non vedere quello che di me fa grande,
scantoni l’angolo come conviene alla donna pudica,
non mi fai meraviglia, ma la paura di guardare
è pari al tuo desiderio di averlo in pancia.

 

LXVI – Tu, quae, ne videas notam virilem / Hinc averteris, ut decet pudicam, /: Nil mirum, nisi quod times videre, / Intra viscera habere concupiscis.

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Carmina Priapea, 14 – 26

 

Peruzzi, Villa Farnesina o del Chigi

Baldassarre Peruzzi, Villa Farnesina, Roma

 

14. Ehi, ehi, chiunque sei, non credere
di scansare il sacello del dio sozzone.
E se hai passato la notte con la femmina,
non c’è motivo di temere ad entrare.
Lascia ogni finezza agli dèi severi:
noi siamo robetta, dèi minori
di campagna, lo vedi, stiamo con le palle al vento sotto gli occhi di Giove.
E allora, la porta è aperta per tutti, anche se qua
è ancora tutto nero sporco di bordello.

 

14 – Huc huc, quisquis es, in dei salacis / Deverti grave ne puta sacellum. / Et si nocte fuit puella tecum, / Hac re quod metuas adire, non est. / Istud caelitibus datur severis: / Nos vappae sumus et pusilla culti / Ruris numina, nos pudore pulso / Stamus sub Iove coleis apertis. / Ergo quilibet huc licebit intret / Nigri fornicis oblitus favilla.

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Carmina Priapea, 1 – 13

 

Albero dei peni

Anonimo, L’albero dei peni, secolo XIII, Massa Marittima

 

 

1. Se ti appresti a leggere questi versi audaci ma alla buona
non aggrottar le ciglia come farebbe un palloso Latino.
Mica sono la sorella di Apollo, o una Vesta qualunque,
o quell’altra che uscì dalla testa di un Giove!
Sono il rosso custode degli orti, dotato di un membro fuori dal normale,
che non ci penso neppure a tenerlo nascosto con un panno.
Se ti schifa, copri con la tonaca quello che vuoi coprire,
altrimenti leggi questi versi con gli occhi con cui lo guardi.

 

1. Carminis incompti lusus lecture procaces, / Conveniens Latio pone supercilium. / Non soror hoc habitat Phoebi, non Vesta sacello, / Nec quae de patrio vertice nata est, / Sed ruber hortorum custos, membrosior aequo, / Qui tectum nullis vestibus inguen habet. / Aut igitur tunicam parti praetende tegendae, / Aut quibus hanc oculis adspicis, ista lege.

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