Ingeborg Bachmann ~ Deserto

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

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Donna che riceve e offre frutti di mandragora (Tomba di Nakht, Tebe)

 

Attraverso il deserto

Ancora ad Alessandria la paura, il caldo, la carne troppo speziata nei panini. Nella corriera, made in Iugoslavia, che è gremita fino all’ultimo posto, e ho io l’ultimo posto, ormai è mezzogiorno, gli occhi si aggrappano al made in, poi tento di leggere i numeri, i numeri arabi, è facile. Posto 37. La corriera lascia velocemente la città, per la quale non ho occhi, li ho solo per la prima sorpresa, la sabbia, nella quale sono state ancora costruite case, per i bei bambini in pigiama, per gli uomini in djellaba. I bambini e la sabbia, poi non c’è che la sabbia.

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Théophile Gautier ~ L’hashish

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

Caccia all'unicorno

Caccia all’unicorno, arazzo(fine XV secolo)

 

Da molto tempo sentivamo parlare, senza crederci troppo dei meravigliosi effetti provocati dall’hashish. Conoscevamo già le allucinazioni causate dall’oppio fumato; ma l’hashish ci era noto solo di nome. Parecchie volte alcuni amici orientali avevano promesso di farcelo assaggiare; ma sia per la difficoltà di procurarsi la famosa pasta sia per qualche altro motivo, il progetto non era ancora stato realizzato. Finalmente è accaduto ieri, e l’analisi delle nostre sensazioni sostituirà la recensione delle commedie che non sono andate in scena[1].

Da sempre gli orientali, la cui religione proibisce l’uso del vino, hanno cercato di soddisfare cin diversi preparati il bisogno di eccitazione intellettuale comune a tutti i popoli e che le nazioni dell’Occidente appagano per mezzo di alcolici e bevande fermentate. Il desiderio dell’ideale è così forte nell’uomo da fargli cercare di allentare, finché esso è in lui, i legami che tengono l’anima unita al corpo; e siccome l’estasi non è alla portata di tutte le nature, allora beve l’allegria, fuma l’oblio e mangia la pazzia sotto forma di vino, tabacco e hashish. – Che strano problema! Un po’ di liquore rosso, una boccata di fumo, una cucchiaiata di una pasta verdastra, e l’anima, essenza impalpabile, è modificata all’istante! Le persone serie fanno mille stravaganze; le parole sgorgano involontariamente dalla bocca dei taciturni: Eraclito ride a crepapelle e Democrito piange.

 

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Walter Benjamin ~ Verbale di esperimento con l’hashish

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

Paul Klee - Angelus Novus, (1920)

Paul Klee – Angelus Novus, (1920)

 

Walter Benjamin, « 29 settembre 1928. Sabato, Marsiglia »

Verso le sette di sera, dopo lunghe esitazioni, ho preso l’hashish. Quel giorno ero stato a Aix. Annoto quanto segue al solo scopo di constatare se sopravvengono degli effetti, giacché, essendo solo, non ho alcun’altra possibilità. Accanto alla mia stanza c’è un neonato che piange e ciò mi disturba. Penso che siano già trascorsi tre quarti d’ora. In realtà ne è passata solo mezza. Di conseguenza… A parte una lieve pesantezza di testa, non sento nulla. Steso sul letto, leggo e fumo. Di fronte a me sempre questa veduta nel ventre di Marsiglia. (Ora le immagini cominciano a prendere il sopravvento su di me). La strada che ho visto tanto spesso mi appare come un taglio tracciato da un coltello.
L’ultimo stimolo a prendere l’hashish me lo hanno dato certe pagine nel Lupo nella steppa che ho letto stamattina.
A questo punto sento chiaramente l’effetto. Principalmente un effetto negativo, giacché leggere e scrivere mi riesce difficile. Sono trascorsi tre quarti d’ora (abbondanti). No, non sembra che accadrà molto.

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Gérard de Nerval ~ L’hashish

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

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Peri, 1875, Kalighat Pat

 

Si era oltre l’anno 1000 dei cristiani, dunque nel quarto secolo dell’egira musulmana. Sulla riva destra del Nilo, in prossimità del porto di Fostat dove si trovano le rovine del vecchio Cairo, non lontano dalla montagna del Mokatam che domina la città nuova, sorgeva un villaggio abitato in prevalenza da gente appartenente alla setta dei sabei.

Dalle ultime case allungate sul fiume si gode una vista incantevole; il Nilo avvolge nei suoi flutti carezzevoli l’isola di Roddah come un canestro di fiori portato a braccia da uno schiavo. Sulla riva opposta si scorge Gizeh. Quando il sole è calato le Piramidi squarciano con i loro giganteschi triangolo il brumoso anello viola che si stende sull’occidente. Le cime delle palme dum, dei sicomori e dei fichi si staccano nere sul fondo chiaro.

Mandrie di bufali che la sfinge sembra sorvegliare da lontano, accovacciata sulla pianura come un cane all’erta, scendono in lunghe file ad abbeverarsi, e le luci dei pescatori costellano di punti dorati l’ombra opaca delle sponde.

Il punto più favorevole per godere di quella vista era un okel bianco immerso tra i carrubi con una terrazza a sbalzo sul fiume; ogni notte i barcaioli che scendevano o risalivano il Nilo potevano scorgervi i lumini tremolanti nei pozzetti d’olio.

Un curioso che si fosse trovato su una canga in mezzo al fiume avrebbe potuto facilmente distinguere attraverso le arcate i viaggiatori e i clienti abituali all’interno, seduti davanti ai tavolini su sgabelli di legno di palma o su divani ricoperti di stuoie, e certamente si sarebbe meravigliato del loro strano contegno. I gesti stravaganti seguiti da un’immobilità ebete, le risate abnormi, le grida inarticolate che di tanto in tanto si lasciavano sfuggire, avrebbero rivelato l’esistenza di uno di quei locali in cui sfidando i divieti, i miscredenti trovano l’ebbrezza nel vino, nella buza (birra) o nell’hashish.

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