Carlo Collodi e Fabrizio Peli ~ Pinocchio in aretino

 

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

 

 

COM’ ANDETTE CHE ‘L SÒR SARÉGIA, FALIGNAME, TROVÒ ‘N PEZZO DE LÉGNO, CHE PIÀGNIVA E RIDIVA COME ‘N CITTO BIGHJÌNO

 

C’éra ‘na volta …

– En re! – dirèno subbeto i citti che me stèno a sintì. Noe, citti, éte sbaglio. Céra ‘na volta ‘n pezzo de légno.
Unn’éra ‘n legno de queli bóni, ma ‘n tizzone de catèsta, de queli che de ‘nverno se metteno ‘n le stufe o ‘nnî camini per atizzère ‘l fóco e scaldà le stènze.

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Umberto Eco et alii ~ Povero Pinocchio

 

Roberto Innocenti, Pinocchio

Roberto Innocenti, Pinocchio

 

 

Povero Pinocchio

 

Povero Papà (Peppe)
palesemente provato penuria, prende prestito polveroso pezzo pino
poi, perfettamente preparatolo, pressatolo, pialla pialla, progetta,
prefabbricane pagliaccetto.
Prodigiosamente procrea, plasmando plasticamente, piccolo pupo pel
palato, pieghevole platano!
Perbacco!

 
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Mario N. Leone ~ Indice, quasi e altre 21 poesie

 

Mario Leone, Bambino col canestro

Mario N. Leone, Bambino col canestro, San Polo, Ar, Anni ’50, Archivio famiglia Leone

 

La poesia di Mario N. Leone, rimane ancora un tesoro nascosto, sconosciuto ai più e oggetto di culto per i pochi che ne ascoltarono la lettura dalla sua voce calda e profonda. Mario era un artista a tutto tondo e poesia e arte visiva, fotografia e disegno erano unite in lui senza soluzione di discontinuità. Come un Mario Scipione, un Dino Buzzati, un Carlo Michelstaedter o un Emilio Praga (senza parlare di chi ha unito alla pratica poetica l’esercizio critico, tra i tanti Yves Bonnefoy e Alessandro Parronchi), Leone non affiancò una disciplina all’altra ma ne compenetrò l’intima e comune essenza. È probabile che il disegno di illustrazione narrativa (romanzi colti e d’appendice, racconti, storie di fantascienza e fumetti) sia stato il “mestiere”, così come la fotografia sia stata la passione, la carta d’identità visibile ai più. La poesia, appartenendo alla sfera intima dell’artista, in questo contesto rischia di essere vista come un aspetto dell’«unica anima sensibile». Al contrario, credo ne sia il motore sotterraneo che tutto muove.
 
Note al testo
Le poesie, esposte per la prima volta a Giardino d’arte 2015 (Meleto Valdarno), per la cura di Francesco Gavilli, sono gentilmente concesse dalla famiglia Leone, scelte e trascritte con macchina da scrivere su cartoncino da parte della nipote Alessandra, che ringraziamo.
Si è scelto di disporle in ordine cronologico laddove è indicata la data; in caso incerto ci si è attenuti all’indicazione della famiglia Leone.
La poesia A Viareggio un odore di colonia è posta all’inizio e da noi indicata come senza data: sul cartoncino infatti è indicata come data Agosto 1925, che probabilmente era il titolo dato al ricordo ricostruito di una vacanza della primissima infanzia.
Nella poesia Indice, quasi si è corretto Beiderbeke con Beiderbecke, cornettista jazz degli anni Venti.

 

 

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