Trieste e altri luoghi dell’Italia invisibile ~ Guido Ceronetti

 

 

La gamba ancora inferma, e troppi libri nella valigia. Il bagaglio mi pesa, qualcuno dovrebbe portarmelo, apparendo e sparendo al momento giusto. Prenderò treni, corriere, battelli, taxi; andrò a piedi. L’Italia non la troverò più, ma so viaggiare nell’invisibile, dove la ritroverò.

Ho con me Petrarca, Manzoni, La Vita Nuova, la Chartreuse di Stendhal e anche il sillabario in arabo per imparare a memoria la fâtiha. Ho una prova notturna della potenza della bàsmala: c’erano tre o quattro animali feroci, ma più di tutti un leone, che qualcuno, senza volto, teneva al guinzaglio, o dentro una gabbia. Pre provare la forza preservatrice della bàsmala gli grido di lasciare libero il leone. Ed ecco il leone si lancia su di me mentre grido bismillàhi rachmàni e mi sfiora appena le gambe, allontanandosi. Allora, con gratitudine, ripeto la bàsmala più volte. (Dopo violenta emorragia dal naso, essendomi tolto il tampone per dormire meglio. Il resto della notte tranquillo).

L’Asia comincia da Trieste, ma al di qua di Trieste l’Asia è forse finita? La differenza è tra un’Asia della piattezza e del terrore, e un’Asia alchemica e sottile, che ha le sue vie e i suoi rami. L’Italia spirituale nasce in Provenza, dalla morte di un’eresia asiatica. L’Asia che comincia al di là di Trieste è maledetta e triste, e Trieste di tristezza ne ha già della sua. Questo viaggio io volevo iniziarlo da Montségur, montagna asiatica sacrificale, vagina della più segreta Italia.

 

Mario Magajna

 

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