Roy Haynes

 

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«Nella mia testa sono in costante lavoro ritmico. Ricordo un insegnante di scuola che una volta mi ha mandato dal preside perché in classe stavo tamburellando con le mani sul banco. Mio padre invece diceva che ero solo nervoso. Io penso sempre ritmicamente, come lo facessi attraverso i tamburi. Quando ero molto giovane ho suonato un sacco di cose, non sempre cose speciali, ma è come se facessi continuamente pratica suonando. Ora mi sento come un medico che lavora su se stesso: lui sta facendo pratica su di me… quando faccio un concerto è la mia pratica. Posso suonare qualcosa che non ho mai sentito prima o che forse non si è mai sentita mai prima. Tutto è una sfida. Mi occupo di suoni e sono come un uomo pieno di ritmo. Questo io provo: penso l’estate, l’inverno, l’autunno, la primavera, il caldo e il freddo, veloce e lento… i colori, ma non faccio analisi. Ho suonato da professionista per più di 50 anni, ed è stato il mio modo di sorprendermi continuamente. La brutta sorpresa è quando questo non avviene, anche se di solito questo viene fuori. Se non suono per un lungo periodo, mi sento come un animale, un leone o tigre rinchiusi in una gabbia, e quando esco devo trattenermi e non devo esagerare. Mi piace essere in continuo movimento e diffondere il ritmo, come ha detto Coltrane: “Keep it moving, keep it crisp”».

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Tony Williams

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Tony Williams (12 dicembre 1945, Chicago – † 23 febbraio 1997, San Francisco) è stato un batterista grandioso della seconda metà del XX secolo che ha attraversato più linguaggi musicali caratterizzandoli sempre in modo innovativo e stupefacente: un vero Re Mida della batteria. Ragazzo prodigio (a 11 anni fa già alcune apparizioni in jazz club), non ha compiuto ancora ventanni ed è subito protagonista di una particolarissima scena musicale, una delle più originali degli anni ’60 ai confini dell’hard bop e del free, che si caratterizzò proprio per una forte vena sperimentale. Suona infatti con Sam Rivers, Jackie McLean, Eric Dolphy, Grachan Moncur III e Andrew Hill, con ognuno dei quali non si adegua semplicemente alle loro geniali idee ma le arricchisce della sua naturale vitalità. Ma se tutto questo non fosse poco, Williams è chiamato da Miles Davis che vuole rifondare il suo quintetto e quell’ancora giovanissimo talento sembra divenirne il centro vitale e propulsivo: “Tony was the fire, the creative spark” dirà Miles. Quando lascia Davis forma con John McLaughlin e Larry Young il suo Lifetime che anticiperà la fusion del decennio successivo.
Come tutti i grandi morì “giovanissimo” a poco più di 51 anni, lui che aveva iniziato a calcare le scene appena quarant’anni prima.

Nomadic (Grachan Moncur III)

[Trombone – Grachan Moncur III – Trombone; Wayne Shorter – Tenor Saxophone; Herbie Hancock – Piano; Cecil McBee – Bass; Anthony Williams – drums]

Grachan Moncur III ‎– Some Other Stuff – Blue Note ‎– BST 84177
Registrato il 6 luglio 1964.

Discografia essenziale ma molto parziale:

Come leader
Life Time (1964)
Emergency! (1969)
(Turn It Over) (1970)
Believe It (1975)
The Joy of Flying (1979)
Foreign Intrigue (1986)
Civilization (1987)
The Story of Neptune (1992)
Tokyo Live (1993)

Con Jackie McLean
Vertigo (rec. Feb 1963)

Con Eric Dolphy
Out To Lunch (rec. Feb 1964)

Con Grachan Moncur III
Evolution (rec. Nov 1963)

Con Andrew Hill
Point of Departure (rec. Mar 1964)

Con Miles Davis
Seven Steps to Heaven (1963)
Four and More (1964)
My Funny Valentine (1964)
E.S.P. (1965)
Miles Smiles (1966)
Sorcerer (1966)
Nefertiti (1967)
Miles in the Sky (1968)
Filles de Kilimanjaro (1968)
In a Silent Way (1969)

Con Herbie Hancock
Empyrean Isles
Maiden Voyage
My Point of View

Con John McLaughlin e Jaco Pastorius
Trio of Doom

Wynton Kelly

Wynton Kelly and Charlie Persip

Wynton Kelly (Brooklyn, 2 dicembre 1931 – Toronto, 12 aprile 1971)

« Mi piaceva molto come suonava Wynton, una specie di combinazione tra Red Garland e Bill Evans. Sapeva suonare praticamente tutto e in più era un mostro quando accompagnava un solista. Cannonball e Trane ne andavano matti e io pure» (Miles Davis).

Someday My Prince Will Come (F.E. Churchill, L. Morey)

[Miles Davis  – Trumpet; Hank Mobley – Tenor Saxophone; John Coltrane – Tenor Saxophone; Wynton Kelly – piano; Paul Chambers – bass; Jimmy Cobb – drums]

Miles Davis Sextet ‎– Someday My Prince Will Come – Columbia ‎– CS 8456

Registrato il 20 marzo 1961

Jimi Hendrix

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James Marshall detto Jimi Hendrix (27 novembre 1942, Seattle, Washington) oggi avrebbe 72 anni come Brian Jones che morì ancora più giovane. Hendrix è uno di quei personaggi dove la morte riverbera e amplifica la propria importanza nella storia artistica e anche dal gioco del “cosa sarebbe stato” nasce la sua mitologia. D’altronde, Miles Davis di anni ne avrebbe avuti 88, Ernesto Guevara e Eric Dolphy 86, Roland Kirk e Scott LaFaro 78, e quel gioco non finirebbe mai. Ma i nomi non sono a caso. In una morte fantasticata e quindi sempre presente, Hendrix aveva immaginato il suo funerale come un’esplosione di musica e trasgressione dove non ci sarebbe stato spazio per la musica dei Beatles (grande Jimi!) ma molto blues, qualche pezzo di Eddie Cochran (anche lui morto da ragazzo a 21 anni) e, se lo avessero gradito, proprio Roland Kirk e Miles Davis.

Sul rapporto con il jazz di Hendrix si è scritto molto e si è continuato a giocare pensando al ruolo che avrebbe potuto avere ancora vivo nella fusion o nell’elettro jazz. Si è voluto immaginare oltre il dovuto anche quale sviluppo la relazione di stima reciproca tra Jimi e Miles Davis avrebbe avuto. Esercizi puri di retorica in un personaggio che rimane uno degli elementi mitologici più grandi del nostro tempo. Il problema è che il chitarrista di Seattle ebbe con il jazz un rapporto solo di ritorno più che di andata/ritorno e fu il più grande musicista, fondamentalmente estraneo al jazz, a influenzarlo così profondamente, sia nel suo bagaglio compositivo che nel suo immaginario.

In questo riconoscimento unilaterale Gil Evans, con l’umiltà non spocchiosa dei grandi, fu un maestro e ne fu il più grande interprete.

Up from the Skies (Jimi Hendrix – arranged by Gil Evans)

The Gil Evans Orchestra Plays The Music Of Jimi Hendrix – Bluebird NL 88409

Registrato il 12 giugno 1974.

Discografia essenziale:

Are You Experienced – 1967

Electric Ladyland – Track Records 1968

Band of Gypsys – Capitol Records 1970

Link utili:

http://www.scaruffi.com/vol2/hendrix.html

http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2156:il-numero-zero-di-jimi-hendrix&catid=1:articoli&Itemid=10