John Matthews ~ Nato dal calderone

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

nlw Peniarth, ms. 2. Llyfr Taliesin, folio  22r (p. 45)

nlw Peniarth, ms. 2. Llyfr Taliesin, folio 22r (p. 45)

 

Non è il voto di segretezza che vieta all’iniziato di svelare ciò che ha appreso. E neanche il desiderio di tenersi la verità imparata. Egli vede la verità stessa, intera, così tremenda che non osa parlarne, neanche a se stesso. Non è il mio voto solenne che infrango dicendovi quanto segue; è la mia paura che supero.

Sono Taliesin e sono poeta. Come tale mi è noto il potere delle parole, la sovrapposizione di una sillaba all’altra, l’allineamento dei vocaboli in un ordine che ne fa un’incontestabile, unica verità… Un tempo, prima di tutto ciò, portavo un altro nome. Mi chiamavo Gwion ed ero il servo della Vecchia. Non c’era bisogna troppo sozza o miserabile per Gwion, fosse pure pulire dietro al figlio, il mezzo scemo Avaggdu, o rimestare nel vaso nero sospeso sul fuoco quando lei combinava dei nuovi, atroci infusi per appestare il mondo degli uomini. Credevo che tutti i malanni del mondo provenissero dal calderone; adesso so che la verità, se è dato conoscerla, la trovi entro quell’orlo freddo, la verità terribile, accettabile o no che sia. Non dire che è bene o male: è lì e basta, spassionata, quieta come un liquido specchio o uno stagno tranquillo in mezzo ad alberi bianchi…

 

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Margarete Riemschneider ~ Il vaso delle Danaidi

 

Federica Ferzoco, Danaidi, 2010, Palazzo Branda Castiglioni, Castiglione Olona, Installazione

Federica Ferzoco, Danaidi, 2010, Palazzo Branda Castiglioni, Castiglione Olona, Installazione

 

Il pessimo fra i mali sembra essere, per i Greci, l’insuccesso. Sisifo spinge su per un’erta il masso, che però rirotola in basso ogni volta, e gli tocca ricominciare. All’assetato Tantalo viene a mancare l’acqua non appena si china, sfuggono i frutti non appena stende la mano a coglierli. Le Danaidi si sforzano di vuotare un recipiente con un colino, versano acqua in un vaso forato. Ma mentre le prime due punizioni sono associate al tormento, lo svuotamento col colino sarà irritante, ma non è una pena tremenda per le 49 ragazze. Fra l’altro un recipiente solo non sarebbe sufficiente, se debbono affollarsi tutte insieme. Il motivo dell’insuccesso si trasferisce su di loro forse per analogia con Sisifo e Tantalo? Ma perché debbono affaccendarsi attorno a un vaso?

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José Lezama Lima ~ Miti e stanchezza classica (2)

 

Altamira

Grotte di Altamira, Pittura murale

 

Un altro degli strumenti che possiamo usare per la ricerca di quelle entità naturali e culturali immaginarie, è offerto dalle forme sottili, consigliate da Klages, per acquisire una totale differenza tra ricordo e memoria. Ricordare è un fatto dello spirito, ma la memoria è un plasma dell’anima, essa è sempre creativa, spermatica, giacché memorizziamo fin dalla radice della specie. Anche nella pianta esiste la memoria che la porterà ad acquistare la pienezza della sua forma, poiché il fiore è il figlio della memoria creativa. Klages reca un curioso esempio. Se vengo a sapere che i fiammiferi sono stati inventati nel 1832, riesco solo ad assicurare un ulteriore strato della dimenticanza. Ma se tengo conto che quel fatto coincide con la data della morte di Goethe, e se l’accompagno alla sua frase: più luce!, è difficile che torni a sfuggirmi l’insignificante elogio cronologico dell’invenzione del fiammifero. Non a caso i tedeschi considerano i procedimenti per memorizzare come forme del «witz», dell’ingegno.

 

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José Lezama Lima ~ Miti e stanchezza classica (1)

 

Limbourg. Settembre

Fratelli Limbourg, Très riches heures du duc de Berry. Septembre, 1412-1416 ca.

Solo il difficile è stimolante; solo la resistenza che ci sfida e ci provoca è capace di forzare, suscitare e mantenere il nostro potere di conoscenza; ma in definitiva cos’è il difficile? Forse soltanto ciò che è sommerso nelle materne acque dell’oscuro? Forse ciò che è originario ma privo di causalità, d’antitesi o di logos? Esso è la forma in divenire nella quale un paesaggio procede verso un significato, un’interpretazione o una semplice ermeneutica, per poi dirigersi verso la propria ricostruzione, che in definitiva è ciò che segna la sua efficacia, o il suo disuso, la sua forza pedante o la sua spenta eco, che è la sua visione storica. Una prima difficoltà sta nel suo significato; l’altra, più grande, è l’acquisizione d’una visione storica. Ecco qui, dunque, la difficoltà del significato e della visione storica. Significato oppure scoperta d’una casualità esibita dalle valutazioni storiciste. Visione storica, che è quel contrappunto o tessuto consegnato dall’immagine, dalla immagine che partecipa della storia.

 

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Wolfgang Kliege ~ Helios-Elias

Wolfgang Kliege Helios-Elias, 2011 Legno, acciaio 80 x 340 x 162 cm Collezione del’ artista

 

Wolfgang Kliege, Helios-Elias, 2011 – Legno, acciaio – 80 x 340 x 162 cm – Casa Masaccio, Centro per l’arte contemporanea, San Giovanni Valdarno (Ar) – foto di Filippo Boni

 

 

 

Helios-Elias, piattaforma mobile dell’immaginario

 

La collocazione dell’opera Helios-Elias di Wolfgang Kliege nel Salone dell’Allocco (Villa Barberino, Meleto Valdarno, Ar – I), donata dall’artista alla collezione d’arte contemporanea della Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno, ha anche una motivazione extra artistica, fatta di coincidenze e piccole scommesse che riflette l’imponderabilità dell’arte e la difficile ricostruzione dei suoi percorsi. All’interno di Giardino d’arte infatti l’opera notevole e impegnativa per le sue dimensioni era inserita in un contesto inusuale, oltreché inutile e improprio, “aggravando” e leggendo un suo nuovo possibile significato . Nel percorso di Zig Zag quel concetto di imprevedibilità si amplia e la contestualizzazione in un nuovo, benché identico, scenario potenzia il valore individuale dell’opera: siamo spinti infatti a riconsiderare la città, intesa come un mobile tessuto connettivo oltre la dimensione urbana, in un territorio che ridisegna la propria geografia. Nella presentazione di Contemporary City si parla di una città in «movimento», «luogo del conflitto», «sempre in pericolo», ma anche luogo di «cura», «zona autonoma temporanea», luogo che permette di «allargare il dominio della coscienza o dell’esperienza». Questa doppia significazione, una sottile ambivalenza che non è opposizione tra un negativo e un positivo ma dinamica interazione inerente al «caos», è espressa dalla parola «ospitale». Ospite è colui che giunge e viene accolto ma anche colui che sta e riceve chi arriva: il luogo ospitale così esprime una sospensione piuttosto che un’ambiguità, permettendo un continuo spostamento, una permanente instabilità della propria condizione. Noi qui riceviamo come temporanei cittadini la presenza dell’Helios-Elias di Kliege, ma siamo anche accolti nel suo visionario fare artistico.

 

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