Wanda Wulz vs Wulz Wanda

 

Wanda Wulz, Io + gatto, 1932, Stampa su gelatina ai sali d’argento, cm 29,4 x 23,3, New York, Metropolitan Museum of Art

 

Wanda Wulz, Io+gatto, 1932

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Henry Roth / Lewis Hine ~ La strada

 

Lewis Hine, Street scene (1910)

Lewis Hine, Street scene (1910)

 

(…)

«Via, piccino mio», disse lei, baciando il suo viso che riemergeva. «Vai a giocare». Lo accompagnò verso la porta e la aprì. «Non troppo lontano. E ricordati, se non ti chiamo aspetta fino a che fischia la sirena».

Uscì fuori sul pianerottolo. Dietro di lui, al delicato richiudersi della porta la luce ammiccò e svanì, come al chiudersi di una palpebra. Saggiò le scale, che scivolavano sotto di lui nell’oscurità, e afferrando uno ad uno i sottili montanti della ringhiera, cominciò a scendere. Tutte le volte che si trovava a essere solo per quelle scale, David rimpiangeva che fossero coperte dalla guida. Come facevi a sentire il rumore dei tuoi piedi, nel buio, se c’era una guida che soffocava ogni passo che facevi? E se non potevi sentire il rumore stesso dei tuoi piedi né vedere niente, come potevi essere sicuro che eri veramente lì, e non stavi sognando? A qualche gradino del pianerottolo di fondo si fermò, e fissò irrigidendosi la porta della cantina. Era gonfia di oscurità. Avrebbe tenuto?… teneva! Saltò gli ultimi gradini e si precipitò lungo lo stretto corridoio verso la luce della strada. Volare attraverso il vano della porta fu come gettarsi a capofitto in un’onda: un abbagliante maroso di luce scoppiò sulla sua testa, lo sommerse in un accecante turbinio di splendore, e quindi si ritrasse… Una fila di case di legno immerse a metà in un’ombra trasparente, un lastricato pieno di buche, uno sbadigliante recipiente per la cenere – relitti galleggianti a riva, la sua strada.

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