Franco Loi ~ Poesie del silenzio

 

Rauschenberg

Robert Rauschenberg, White Painting [three panel], 1951; latex paint on canvas, 182.88 cm x 274.32 cm; Collection SFMOMA, New York, NY

 

Silensi

 

1.

Me sun perdü tra i scal, cercavi i port
e û truâ un silensi che spetava
növ, pien de mì e del cercà la sort…
… i scal ne la matina se perdeven
e mì slentavi el pass per mai rivà…
… ah, dré di veder el fiâ della campagna!
bèj firàgn de l’üga ch’j se sgrana,
la lüs del sû ch’aj castenmatt se sfa,
la gioia de la tusa’ m’encantada…
… cume se fa a dì queèl sbandunàss?
quèl stà suspes tra i port sensa parola?
La vûs sculta la vûs per retruàss,
el temp che dré del temp se fa de aria…
… L’è lì, la sta sül fil de la campagna,
e par che nel tasè l’è un recurdàss…

 
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Andrea Zanzotto ~ «Mistieròi» / Piccoli, poveri mestieri

 

Giovanni Grevembroch, Acquaroli, 1753 Disegno a penna su carta con colorazioni ad acquerello

Giovanni Grevembroch, Acquaroli, 1753 Disegno a penna su carta con colorazioni ad acquerello

 

 

MISTIERÒI

 

Come élo che posse ‘ver corajo
de ciamarve qua, de farve segno con la man.
‘Na man che no l’è pi de la só onbría
cagnina e caía,
anzhi ‘na sgrifa, ma tèndra ‘fa molena.
Epuro ades calcossa la tien sú,
no so se ‘n sgranf o se ‘na forzha;
par quel che l’é, l’é tuta vostra,
e voi dèghe l’polso par ciamarve.
Dèghe ‘na pena che no la se schiche,
fè che la ponta sul sfój no la se inciónpe.
Me par de ‘ver gnent da méter-dò
par scuminzhiar ‘sto telex
che tut al gnent bisogna che ‘l traverse
(tut al gran seramént
che ‘l brusa come solfer
che l’incaróla e l’intrunis).
Ma proarò la trazha, almanco, de ‘n amor –
fora par là inte ‘l scur
orbo dei pra del passà.
Cussì
……………………………….
[                                                                          ]

 

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Massimo Lippi ~ «Nel tramestio del giorno…»

 

Massimo Lippi, Creatura del suono odoroso, 1998, creta, metallo, cm 17x21x11

Massimo Lippi, Creatura del suono odoroso, 1998, creta, metallo, cm 17x21x11

 

 

“Nel tramestio
del giorno
un altro
giorno
s’apparecchia
solare
il turno
de la memoria.
Quelle pagine
scritte
nel buio
trascrivi
per dopo
l’aire
il tonfo lieve
del cominciamento”
(a Francesco, Massimo, 20.3.MMV)

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Piero Bigongiari ~ Poesie e “Autoritratto poetico” (1959)

 
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Questa campagna piovosa, piena di colori dolorosamente maturi, vicini a morire, quest’aria fredda, questo cielo bianco, sono i miei luoghi, il mio tempo. Quando al Cappellini indicavo questi colori indecisi del cielo, vicino alla sera, con l’albero ormai spoglio che ci si innalza tremando al leggero vento – sai? l’albero davanti alla mia casa – ha detto che noi siamo malati, che noi, lui … te … amiamo le cose anormali, vicini a cadere.
Lettera a Ciattini, Pistoia 13 novembre 1933
 
Era triste, forse piangeva

 

Eco in un’eco

 

Ti perdo per trovarti, costellato
di passi morti ti cammino accanto
rabbrividendo se il tuo fianco vacuo
nella notte ti finge un po’ di rosa.

Quali muri mutevoli, tu sposa
notturna, quale spazio abbandonato
arretri al niveo piede, al collo armato
del silenzio dei cerei paradisi

che in festoni di rose s’allontanano?
Eco in un’eco, mi ricordo il verde
tenero d’uno sguardo che dicevi
doloroso, posato non sai dove

di te, scoccato dentro il misterioso
pianto ch’era il tuo riso. Oh. non io oso
fermarti! non i muri che dissipano
di bocci fatui un’ora inghirlandata.

Odi il tempo precipita: stellata,
non so, ma pure sola Arianna muove
dalla sua fedeltà mortale verso
dove il passo ritrova l’altra danza.

 
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Mario N. Leone ~ Indice, quasi e altre 21 poesie

 

Mario Leone, Bambino col canestro

Mario N. Leone, Bambino col canestro, San Polo, Ar, Anni ’50, Archivio famiglia Leone

 

La poesia di Mario N. Leone, rimane ancora un tesoro nascosto, sconosciuto ai più e oggetto di culto per i pochi che ne ascoltarono la lettura dalla sua voce calda e profonda. Mario era un artista a tutto tondo e poesia e arte visiva, fotografia e disegno erano unite in lui senza soluzione di discontinuità. Come un Mario Scipione, un Dino Buzzati, un Carlo Michelstaedter o un Emilio Praga (senza parlare di chi ha unito alla pratica poetica l’esercizio critico, tra i tanti Yves Bonnefoy e Alessandro Parronchi), Leone non affiancò una disciplina all’altra ma ne compenetrò l’intima e comune essenza. È probabile che il disegno di illustrazione narrativa (romanzi colti e d’appendice, racconti, storie di fantascienza e fumetti) sia stato il “mestiere”, così come la fotografia sia stata la passione, la carta d’identità visibile ai più. La poesia, appartenendo alla sfera intima dell’artista, in questo contesto rischia di essere vista come un aspetto dell’«unica anima sensibile». Al contrario, credo ne sia il motore sotterraneo che tutto muove.
 
Note al testo
Le poesie, esposte per la prima volta a Giardino d’arte 2015 (Meleto Valdarno), per la cura di Francesco Gavilli, sono gentilmente concesse dalla famiglia Leone, scelte e trascritte con macchina da scrivere su cartoncino da parte della nipote Alessandra, che ringraziamo.
Si è scelto di disporle in ordine cronologico laddove è indicata la data; in caso incerto ci si è attenuti all’indicazione della famiglia Leone.
La poesia A Viareggio un odore di colonia è posta all’inizio e da noi indicata come senza data: sul cartoncino infatti è indicata come data Agosto 1925, che probabilmente era il titolo dato al ricordo ricostruito di una vacanza della primissima infanzia.
Nella poesia Indice, quasi si è corretto Beiderbeke con Beiderbecke, cornettista jazz degli anni Venti.

 

 

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