Annette von Droste-Hülshoff ~ «… come una doppia luce»

 

196095

 

da Heidebilder [Quadri della brughiera]

 

Il Vecchio della brughiera (*)

 

«Bambini, non andate alla palude,
il sole ormai declina, affaticata
ronza l’ape nel volo sonnolento,
e basso ondeggia a terra un velo smorto.
Il Vecchio arriva!»

Ma il gioco non lo smettono, al confine,
strappano l’erba, lanciano dei sassi,
sguazzano nel fossetto dello stagno,
acchiappano falene tra le canne,
e sono allegri quando un ragno d’acqua (**)
scampa tra i giunchi sulle lunghe gambe.

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Gottfried Benn

 

 

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Raschiamento

 

Riversa se ne sta come nell’atto
di quando concepì,
divaricate le cosce
nell’anello di ferro.

Un dilagare il capo, e senza durata,
come se gridasse:
dammi, dammi, gorgoglio i tuoi brividi
giù fin in fondo in me.

Ancor forte la carne di poco ètere
e s’avventa:
dopo di noi il diluvio e il poi
solo tu, solo tu…

Crollano le pareti, stracolmi son tavolo e sedie
di vive sostanze, sitibondi
d’emorragia, d’anelante tumulto
e d’un imminente morire.

 

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Else Lasker-Schüler / Georg Trakl ~ Poesie e lettere

 

Else Lasker-Schüler e Georg Trakl si conobbero nel marzo del 1914 a Berlino. Poco sappiamo di quella relazione, mentre è evidente la distanza delle due personalità, eccentricamente visionaria la poetessa ebrea tedesca, angosciosamente avvinto nella propria coscienza ossessionata dal male il poeta austriaco. Entrambi appartenevano alla prima generazione dell’espressionismo ma non sembrano poter mai trovare un punto d’incontro, tanto è animata da una fascinazione fantastica e strettamente legata alla cultura ebraica lei, quanto colto in un punto di irrimediabile non ritorno dell’Occidente lui. Ne è testimonianza la poesia Abendland, dedicata a Else solo in un secondo momento rispetto alla composizione, dove vita e crollo, bellezza e putredine convivono in un equilibrio poetico stupefacente. Lei invece gli parla di ebbrezza, rapina, evasione, bellezza piena. Trakl le scrisse una cartolina pochi giorni prima la morte per suicidio chiedendole di raggiungerlo all’ospedale di Cracovia dove era ricoverato per una grave forma dissociativa a seguito della battaglia di Grodek. Ma la cartolina arrivò solo dopo la morte e la Lasker-Schüler ne fu colpita tanto da non riuscire neppure a comunicare la notizia alla famiglia. Vagheggiò allora presentimenti recenti e incontri immaginari avuti con lui lontano nel tempo, ma scrisse un ricordo poesia che più che un necrologio è la restituzione del poeta ad un’infanzia mai avuta, ancorato com’era allo stato di Ungeborener, non nato, ma per questo innocente.

 

Lasker-Schüler

 
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Georg Trakl ~ «Canto del dipartito» e «Grodek»

 

Ramon Trinca - Georg Trakl

Ramon Trinca – Georg Trakl

 

«Le immagini evocate da Trakl nelle sue liriche si impongono alla nostra attenzione con un particolare carico di autonomia, ricche di senso eppure inspiegabili. Vivono di vita propria, si abbarbicano a noi per non più lasciarci, ombre fatte tangibili, venute da un mondo ignoto, che si intuisce di insondabile profondità, da una zona archetipica della psiche catturata dalla capacità ordinante della scrittura». Così scrive Ida Porena in una lettura di Georg Trakl (1887-1914), poeta austriaco che visse il breve arco di una vita drammatica e oscura. Poesia forte e tutta risolta sulla rarefazione di situazioni non riconoscibili come esperienza ma che trovano un’adesione interiore inattesa seppure sempre ignota. Si raffrontano quattro traduzioni di due sue note poesie, Gesang des Abgeschiedenen (Canto del dipartito) e Grodek, al fine di sottolineare come la traduzione, in testi di così sottile possibilità di fuoriuscita da un senso evocato e non tangibile, porti sempre ad un tradimento misterioso e ad una impossibile restituzione di un infranto mondo interiore.
Il canto del dipartito (o solitario, appartato) ruota attorno al concetto Abgeschiedenheit, termine difficilmente traducibile e che contiene in sé il senso di distacco, separatezza e lontananza. Il nipote è l’ultimo discendente che porta in sé il dramma dell’estinzione della stirpe, colto nel momento preesistente all’esistere, il non nato. Grodek fu composta dopo la battaglia nei pressi di questo paese polacco fra l’11 settembre e il 7 ottobre, quando Trakl addetto alla farmacia nell’esercito austroungarico si trovò a dover fronteggiare in un granaio, da solo e senza mezzi, quasi cento soldati feriti circondato dai cadaveri dei contadini ruteni impiccati agli alberi: da quella dura esperienza avrebbe manifestato la decisione del suicidio, sentendosi «ormai quasi al di là del mondo» e fu trovato morto la mattina del 3 novembre, forse per una dose eccessiva di cocaina.

 

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Bertolt Brecht

 

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Liriche giovanili

 

 

Visione  in bianco. Salmo 1

 

Di notte mi sveglio madido di sudore per la tosse, che mi chiude la gola. La mia stanza è troppo stretta. È piena di arcangeli.

Lo so: ho amato troppo. Troppi corpi ho riempito, troppi cieli arancioni ho consumato. Devo essere annientato.

I bianchi corpi, i più morbidi fra loro, hanno rubato il mio calore, se ne sono andati via tutti. Ora mi sento gelare. Mi coprono con tanti letti, soffoco.

Ho un sospetto: mi si vuole stanare col fumo d’incenso. La mia stanza è sommersa dall’acqua santa. Questo poi è mortale.

Le mie amanti portano un po’ di calce in quelle mani, che ho baciato. Devo pagare per i cieli arancioni, i corpi, e tutto il resto. Io non posso pagare.

Meglio morire. Mi appoggio indietro. Chiudo gli occhi. Gli arcangeli battono le mani.

 

1920

 

Vision in Weiß. 1. Psalm

Nachts erwache ich schweißgebadet am Husten, der mir den Hals einschnürt. Meine Kammer ist zu eng. Sie ist voll von Erzengeln.

Ich weiß es: ich habe zuviel geliebt. Ich habe zuviel Leiber gefüllt, zuviel orangenen Himmel verbraucht. Ich soll ausgerottet werden.

Die weißen Leiber, die weichsten davon, haben meine Wärme gestohlen, sie gingen dick von mir. Jetzt friere ich. Man deckt mich mit vielen Betten zu, ich ersticke.

Ich argwöhne: man wird mich mit Weihrauch ausräuchern wollen. Meine Kammer ist überschwemmt mit Weihwasser. Sie sagen: ich habe die Weihwassersucht. Das ist dann tödlich.

Meine Geliebten bringen ein bisschen Kalk mit, in den Händen, die ich geküsst habe. Es wird die Rechnung präsentiert über die orangenen Himmel, die Leiber und das andere. Ich kann nicht bezahlen.

Lieber sterbe ich. – Ich lehne mich zurück. Ich schließe die Augen. Die Erzengel klatschen.  

 

 

Hybris. Salmo 2

 

I miei calzoni sanno spudoratamente d’amore. Non mi laverò mai più: nuoto nella piscina per giovani, con il viso rivolto in basso.

Ogni tanto il mio angelo custode vuole tirarmi per i capelli fuori dall’acqua. Allora perdo il pelo come un cane a novembre. Ma in acqua sto anche calvo.

Spesso egli mi presta il capo pieno d’aria, affinché io lo porti verso l’alto. Io però mi ostino nella zostera, poiché le teste sono malfide.

Un ostensorio non mi basta, le ostie mi vanno sempre di traverso, bensì uova e cacao. di cui è assetata la mia anima: Così è.

 

1920

 

Hybris. 2. Psalm

 

Mein Hosen riechen schamlos nach Liebe. Ich wasche mich nie mehr: Ich scwimme in Bassin für Jugendliche, mit dem Gesicht nach unten.

Mein Schutzengel will mich von Zeit zu Zeit an meinem Haar aus dem Wasser ziehen. Dann lasse ich Haare wie ein Hund im November. Aber im Wasser bleibe ich auch unzuverlässig.

Nicht eine Monstranz reicht mir, ich verschlucke mich immer an Hostien, sondern aber reicht mir Eier und Kakao, nach welchen meine Seele dürstet. So ist es.

 

 

Dell’andare in altalena. Salmo 4

 

Si devono spingere le ginocchia in avanti come una puttana maestosa, quasi ad esse sospesi. Sono assai grandi. E purpuree cadute mortali nel nudo cielo, e in alto si vola, ora col didietro, ora col davanti. Siamo completamente nudi, il vento palpa tra le vesti. Così siamo nati.

La musica non smette mai. Angeli soffiano in un piccolo girotondo panico, che quasi scoppia. Si vola nel cielo, si vola sulla terra, sorella aria, sorella! Fratello vento! Il tempo passa, la musica mai.

La notte alle 11 si chiudono le altalene, perché il buon Dio possa continuare a dondolarsi.

 

1920

 

Vom Schiffschaukeln. 4. Psalm

 

Man muß die Knie vorwerfen wie eine königliche Dirne, als ob man an Knien hinge. Die sehr groß sind. Und purpurne Todesstürze in den nackten Himmel und man fliegt nach oben, bald mit dem Steiß, bald mit dem vorderen Gesicht. Wir sind völlig nackt, der Wind tastet durch die Gewänder. So wurden wir geboren.

Nie hört die Musik auf. Engel blasen in einem kleinen Panreigen, daß er fast platzt. Man fliegt in den Himmel, man fliegt über die Erde, Schwester Luft, Schwester, Bruder Wind! Die Zeit vergeht und nie Musik.

Nachts um 11 Uhr werden die Schaukeln geschlossen, damit der liebe Gott weiterschaukeln kann.

 

 

traduzione di Francesca Lari

 

in Poesia, anno V, Novembre 1992, N° 56

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Bertolt Brecht, nato Eugen Berthold Friedrich Brecht (Augusta, 10 febbraio 1898 – † Berlino Est, 14 agosto 1956)