Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (XVI – XVIII)

 

[D’improvviso Cankar, e per lui il servo Bortolo, getta la maschera e in un drammatico discendendo siamo trascinati là dove fin dalla prima pagina sapevamo di giungere. Bortolo non è l’ingenuo servitore che oppone una sciocca e impossibile logica al realismo dell’ingiustizia; non è neppure l’eroe che smaschera l’ipocrisia del potere, quello che si veste indistintamente i panni del simile e del ricco. Bortolo agisce con calcolata e caparbia volontà un percorso di escavazione il cui termine non è la Giustizia ma la Verità, e non si ferma alla radice dell’albero, né si piega alla fissità della pietra o alle tenebre della fossa. Scavare significa togliere i fondamenti fasulli dell’imbroglio sociale e mostrare che non serve trovare giustificazione al Male se questo è contrario nel suo principio a quello che è semplicemente visibile come Bene. Nel racconto uomini e donne, bambini irriverenti e ciechi anziani, spietati servitori e sordi giudici, uomini della burocrazia e ubriachi da osteria, docili studenti e veloci cittadini, tutti oppongono all’evidenza della parola il medesimo ghigno di difesa, e Cankar ci ha lasciato credere che la favola dello sciocco servitore trovasse in un qualche punto del vasto Impero una soluzione riparatrice. Ma la riparazione sarebbe servita solo alla nostra coscienza e avrebbe ricomposto un quadro frantumato senza darci una giustificazione. Persino Dio se n’accorge e si nasconde silenzioso dietro il più blasfemo dei preti che sa opporre la forma divina alla cosa umana. Per questo abbiamo percorso per intero il racconto con un senso quasi di disappunto. Nella nostra presa delle parti infatti non vi era compassione o comprensione per il povero Bortolo, ma solo inadeguatezza e inconcludenza. Come nella reazione di Saba, da cui siamo partiti.]

 

Anton Zoran Music

Anton Zoran Music – Noi non siamo gli ultimi

 

 

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Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (XIII – XV)

 

[Mano a mano che il racconto di Cankar prosegue e più siamo avvinti nell’idea che la ingenua volontà di giustizia di Bortolo è speculare alla illogica ma realistica ingiustizia del diritto. Le critiche al giudice, accusato di aver imprigionato la giustizia, provocano il carcere al servo Bortolo che pare invecchiare sempre più dopo ogni tentativo di riconoscimento. Uscito, ma non rassegnato, è deciso ad arrivare nel punto più alto che la terra prevede: l’imperatore, capo di tutte le nazioni e di tutte le lingue. Inizia l’ultimo viaggio…]

 

Anton Azbe

Anton Azbe, Studio di uomo vecchio (1886)

 

 

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Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (X – XII)

 

[Nel suo tormentato e instancabile viaggio verso il riconoscimento da parte della Giustizia, Bortolo non finisce di trovare rassegnazione e disillusione. Prima è il contadino a invitarlo alla rassegnazione e a scaricarlo come un visionario, poi due ubriachi all’osteria: la madre di un bimbo cieco, se ce ne fosse ancora bisogno, lo zittisce persino sulla presunta giustizia divina. Ma Bortolo è ostinato ed arriva alla città, a Lubiana esisterà pure un palazzo di giustizia con giudici giusti! La città è frenetica, tutti corrono, tutti sembrano sapere dove andare: Bortolo deve chiedere aiuto ai signori cittadini che lo deridono e si prendono burla di lui, «ci vuole un avvocato… si deve scrivere la querela». Condotto da quello che dovrebbe essere un giudice giusto, di nuovo il povero servo si sente dire che la legge va a braccetto con l’ingiustizia e non resta che volgersi altrove. Segue l’invettiva contro il grande palazzo, dove la giustizia è stata imprigionata «perché non la conoscano gli uomini! L’avete rinchiusa a chiave, l’avete suggellata nove volte».]

 

Ivan Grohar

Ivan Grohar, Mož_z_vozom, 1910

 

 

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Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (IV – VI)

 

[Bortolo, scacciato dal giovane Sitar dopo la morte del padre, non si dà pace e, rifiutando la via della pietà, chiede a chiunque giustizia, ricevendo in cambio derisione e rifiuto.]

 

Milko Bambic, Senza titolo

Milko Bambic, Senza titolo

 

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Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (I – III)

 

[Il “raccontino” di Umberto Saba, A Trieste, ruotava attorno ad un «romanzetto» di un autore sloveno il cui nome sfuggiva al poeta triestino. Una giovane slovena aveva invitato Saba alla lettura di quello che lei definiva «il più grande libro che fosse mai stato scritto al mondo». Si trattava de «Il servo Bortolo e il suo diritto» un lungo racconto di Ivan Cankar, scritto nel 1907 (Saba ne sbagliava il titolo chiamandolo «Il servo Bortolo e il suo padrone»). Il libro era stato tradotto in Italia nel 1925 dalla tipografia Paternolli di Gorizia nella traduzione di Giovanni Lorenzoni ed è probabile che Saba facesse riferimento a questa edizione perché il suo ricordo rimandava alla metà degli anni Venti, quando, egli dice, «era uscita (…) la prima traduzione italiana». Un’edizione successiva fu fatta dalla Parnaso di Trieste, cui manca la data e che aveva la traduzione di Ivan Regent e G. Sussek, primo titolo della Collezione di letterature slave. Il testo infine era accompagnato dai disegni del triestino Milko Bambič.
È da questa traduzione che pubblichiamo il racconto.]

 

Milko Bambic, Testa, 1932 ca.

Milko Bambic, Testa, 1932 ca.

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