Steve Lacy

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*Steven Norman Lackritz ovvero Steve Lacy (23 luglio 1934, New York City – 4 giugno 2004, Boston)

Uno dei più grandi sassofonisti soprano di tutti i tempi, definiva la sua attività come «la combinazione di oratore, cantante, ballerino, diplomatico, poeta, dialettico, matematico, atleta, animatore, educatore, studente, comico, artista, seduttore, in poche parole un bravo ragazzo».

 

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Mary Lou Williams

 

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Mary Lou Williams (8 maggio 1910, Atlanta, Georgia – 28 maggio 1981, Durham, North Carolina).

Duke Ellington la chiamò «perennemente contemporanea» e ne diede il miglior ritratto, mentre lei, cercando di porsi in un luogo più avanzato del sentire comune, voleva essere «uno specchio che mostra ciò che accadrà dopo». Contemporaneità, avanguardia e tradizione sono i tre poli problematici della sua personalità che tuttavia non si mettono a fuoco senza contraddizione e la cui forza mai fu percepita a pieno nel suo tempo.

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Roy Haynes

 

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«Nella mia testa sono in costante lavoro ritmico. Ricordo un insegnante di scuola che una volta mi ha mandato dal preside perché in classe stavo tamburellando con le mani sul banco. Mio padre invece diceva che ero solo nervoso. Io penso sempre ritmicamente, come lo facessi attraverso i tamburi. Quando ero molto giovane ho suonato un sacco di cose, non sempre cose speciali, ma è come se facessi continuamente pratica suonando. Ora mi sento come un medico che lavora su se stesso: lui sta facendo pratica su di me… quando faccio un concerto è la mia pratica. Posso suonare qualcosa che non ho mai sentito prima o che forse non si è mai sentita mai prima. Tutto è una sfida. Mi occupo di suoni e sono come un uomo pieno di ritmo. Questo io provo: penso l’estate, l’inverno, l’autunno, la primavera, il caldo e il freddo, veloce e lento… i colori, ma non faccio analisi. Ho suonato da professionista per più di 50 anni, ed è stato il mio modo di sorprendermi continuamente. La brutta sorpresa è quando questo non avviene, anche se di solito questo viene fuori. Se non suono per un lungo periodo, mi sento come un animale, un leone o tigre rinchiusi in una gabbia, e quando esco devo trattenermi e non devo esagerare. Mi piace essere in continuo movimento e diffondere il ritmo, come ha detto Coltrane: “Keep it moving, keep it crisp”».

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Roswell Rudd

Rudd e Lacy

Rudd e Lacy

Roswell Rudd (17 novembre 1935, Sharon, Connecticut).
Credo che sia per una ragione di coerenza musicale e “politica” se due americani bianchi come Steve Lacy e Roswell Rudd approdarono alla musica d’avanguardia attraverso il free, sì, ma provenendo direttamente dalla musica Dixieland, saltando cioè il bop che fu un linguaggio soprattutto “nero”. I due iniziarono a collaborare insieme a partire dagli anni 60. Rudd portò l’eredità di uno straordinario pianista dimenticato, Herbie Nichols, Lacy da par suo aveva iniziato una rivisitazione del mondo di Thelonious Monk che si protrarrà fino alla sua morte.
Per Roswell Rudd, tuttavia, la ragione di bypassare il bop era dettata dalla scarsa duttilità del trombone al linguaggio bop data la peculiare espressività tonale dello strumento e Rudd amava proprio quelle slides, quelle sbavature, i ringhi e i gemiti che il bop bandiva. Come dice Chris Kelsey, nelle sue mani il trombone perde la caratteristica di macchina che riproduce note per diventare «una sorta di sintetizzatore analogico a propulsione umana». Buon venerdì tredici!

Friday The 13th (Th. Monk)
[Roswell Rudd – trombone; Steve Lacy – soprano sax; Misha Mengelberg – piano; Kent Carter – bass; Han Bennink – drums]

Roswell Rudd, Steve Lacy, Misha Mengelberg, Kent Carter, Han Bennink ‎– Regeneration – Soul Note ‎– SN 1054 (Lp)

Registrato il 25 Giugno 1982 a Milano, Italy.