Cingiz Ajtmatov / Rigoni Stern

 

Fu nella seconda metà degli anni ’60, ne ho un ricordo vago, poche immagini e tutte del crepuscolo, forse una giornata di tarda estate, forse un debole autunno: nella memoria la luce sembra ancora forte perché sia stato inverno ma manca la pienezza di vita propria dei mesi pieni, quali il lussureggiante maggio o il disilluso settembre. D’altronde, la libertà dai compiti di scuola e l’indecisione dell’ora che permetteva di attardarsi sotto gli alberi del giardino si addice più ad un primissimo ottobre. Non ricordo neppure qual era il motivo di quella visita insolita per un paese di per sé piccolissimo, addirittura con un’unica via che andava a morire nei campi perdendo la precisione dell’asfalto e la regolarità del percorso, fino a diventare strada bianca, polverosa e sconnessa. Era un paese così insignificante che si riesce a malapena a giustificare, nonostante ogni sforzo d’immaginazione, il motivo della visita di un gruppo di georgiani, uomini e donne in tipico costume, gli uni con una larga cintura a fasciare la vita, le altre con abiti lunghi ricamati. Sarà stata una compagnia di canto portata in visita a quel gruppo di case che pochi decenni prima era stato attraversato dalla furia nazista, così come sarà successo a loro, compagni di sventura della medesima follia. Certamente non c’erano stati preparativi o annunci e fu una grande sorpresa per tutti, senza il tempo di allarmarsi (una visita straniera allora era tanto insolita quanto vissuta con diffidenza) o di manifestare una felicità piena di stupore propria di coloro cui è donata una novità gratuita e elettrizzante.

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Alfred Kubin / Ludwig Angerer ~ Ero un bambino molto selvaggio

 

Ludwig Angerer; Crown Prince Rudolf von Oesterreich-Ungarn, Austria, 1863.

Ludwig Angerer; Crown Prince Rudolf von Oesterreich-Ungarn, Austria, 1863.

 

Io sono nato il 10 aprile 1877 a Leitmeritz, una piccola città della Boemia del Nord. Sui primi due anni della mia fanciullezza la mia memoria tace completamente. Verso il terzo anno ritrovo vaghi ricordi di balocchi, di verde fogliame inondato di sole e dello smunto, pallido viso di mia madre. Mio padre, ex ufficiale dei cacciatori, dopo la campagna del ’66 ottenne un impiego statale, come geometra. Lo incontrai per la prima volta a Salisburgo; aveva dovuto lasciare la sua giovane famiglia per due anni, per fare il suo dovere di soldato nella lontana Dalmazia. Nella nostra nuova dimora, dove la mamma e io ci eravamo installati così comodamente, egli irruppe un giorno all’improvviso e suscitò in me immediatamente un senso di ostilità. Ma, placata dal dono di un berretto dalmata rosso, la mia gelosia ben presto si calmò, e noi concludemmo, con riserva, la pace.

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Ingeborg Bachmann ~ Deserto

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

egitto-donna-mandragora

Donna che riceve e offre frutti di mandragora (Tomba di Nakht, Tebe)

 

Attraverso il deserto

Ancora ad Alessandria la paura, il caldo, la carne troppo speziata nei panini. Nella corriera, made in Iugoslavia, che è gremita fino all’ultimo posto, e ho io l’ultimo posto, ormai è mezzogiorno, gli occhi si aggrappano al made in, poi tento di leggere i numeri, i numeri arabi, è facile. Posto 37. La corriera lascia velocemente la città, per la quale non ho occhi, li ho solo per la prima sorpresa, la sabbia, nella quale sono state ancora costruite case, per i bei bambini in pigiama, per gli uomini in djellaba. I bambini e la sabbia, poi non c’è che la sabbia.

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Sardegna ~ Elio Vittorini

 

Giuseppe Biasi, Sposalizio a Nule

Giuseppe Biasi, Sposalizio a Nule (1914-15)

 

Sardegna come un’infanzia

 

Isole

Io so cosa vuol dire essere felice nella vita – e la bontà dell’esistenza, il gusto dell’ora che passa e delle cose che si hanno intorno, pur senza muoversi, la bontà di amarle, le cose, fumando, e una donna in esse. Conosco la gioia di un pomeriggio d’estate a leggere un libro d’avventure cannibalesche seminudo in una chaise-longue davanti a una casa in collina che guardi il mare. E molte altre gioie insieme; di stare in un giardino in agguato e ascoltare che il vento muove le foglie appena (le più alte) di un albero; o in una sabbia sentirsi screpolare e crollare infinita esistenza di sabbia; o nel mondo popolato di galli levarsi prima dell’alba e nuotare, solo in tutta l’acqua del mondo, presso a una spiaggia rosa. E io non so cosa passa sul mio volto in quelle mie felicità, quando sento che si sta così bene a vivere: non so se una dolcezza assonnata o piuttosto sorriso. Ma quanto desiderio d’avere cose! Non soltanto mare o soltanto sole e non soltanto una donna e il cuore di lei sotto le labbra. Terre anche! Isole! Ecco: io posso trovarmi nella mia calma, al sicuro, nella mia stana dove la finestra è rimasta tutta la notte spalancata e d’improvviso svegliarmi al rumore del primo tram mattutino; è nulla – un tram: un carrozzone che rotola, ma il mondo è deserto attorno e in quell’aria creata appena tutto è diverso da ieri, ignoto a me, e una nuova terra m’assale.

(…)
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Carlo Collodi e Fabrizio Peli ~ Pinocchio in aretino

 

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

 

 

COM’ ANDETTE CHE ‘L SÒR SARÉGIA, FALIGNAME, TROVÒ ‘N PEZZO DE LÉGNO, CHE PIÀGNIVA E RIDIVA COME ‘N CITTO BIGHJÌNO

 

C’éra ‘na volta …

– En re! – dirèno subbeto i citti che me stèno a sintì. Noe, citti, éte sbaglio. Céra ‘na volta ‘n pezzo de légno.
Unn’éra ‘n legno de queli bóni, ma ‘n tizzone de catèsta, de queli che de ‘nverno se metteno ‘n le stufe o ‘nnî camini per atizzère ‘l fóco e scaldà le stènze.

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