Henri Michaux ~ Poesie dall’Ecuador

 

Henri Michaux, 1925

Henri Michaux, 1925, Paris, France, photo Claude Cahun

 

Un uomo che non sa viaggiare né tenere un diario ha composto il presente diario di viaggio. Ma, al momento di firmare, colto da improvviso spavento, si scaglia la prima pietra. Questa.
L’AUTORE (1928)

 

 

 

Quito, 28 gennaio (1928)

 

Arrivo a Quito

 

Salute a te, dopo tutto, paese maledetto dell’Ecuador.
Ma sei ben selvaggio tu,
Regione di Huygra, nera, nera, nera,
Provincia del Chimborazo, alta, alta, alta,
Gli abitanti degli altopiani, così numerosi, strani, severi.
«Laggiù, guardate, è Quito».
Perché batti così forte, mio cuore?
Andiamo in casa di amici, siamo aspettati.
«Quito è dietro quella montagna».
Ma che cosa c’è dietro quella montagna?
Quito è dietro quella montagna.
Ma che cosa vedrò dietro quella montagna?
E sempre questi Indios…
I sobborghi, la stazione, la banca centrale,
La piazza San Francisco.
Come si trema dentro un’automobile.
Ora siamo arrivati.

 

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René Char ~ Poesie dalla Resistenza

 

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«Non scriverò versi d’accettazione» (114)
[C’è un tempo della Resistenza dove l’uomo si pone oltre sé stesso, nel non ancora e nel mai più, una sospensione che non è -differenza dall’anarchismo individuale di un Jünger – puro godimento, ebbrezza dell’azione, consapevolezza del dovere o della sola possibilità che rimane, ma attesa disincantata, necessità ed esercizio della pratica di ciò che ancora non è conosciuto, un futuro non predeterminato. Questa assenza di positiva riconciliazione con la Storia e la sua possibile non realizzazione, fu in Char lo sguardo originale sulla lotta armata e di liberazione dal nazismo. La poesia di Fogli d’Ipnos non è celebrativa né riflette con inquietudine la contraddittorietà delle scelte e delle azioni, non sono poesie della o sulla Resistenza ma dalla Resistenza.]

 

6

L’effort du poète vise à transformer vieux ennemis en loyaux adversaires, tout lendemain fertile étant fonction de la réussite du projet, surtout là où s’élance, s’enlace, décline, est décimée toute la gamme des voiles où le vent des continent rend son cœur au vent des abîmes.

Lo sforzo del poeta mira a trasformare vecchi nemici in leali avversari: ogni domani fecondo è funzione del buon esito del progetto, specie là dove svetta, s’intrica, declina, è decimata tutta la gamma delle vele ove il vento dei continenti rende il suo cuore al vento degli abissi.

 

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Edmond Jabès

 

Edmond Jabès

 

“ Di questo libro, mi ero ripromesso di non dir nulla. Ci sono opere che confidano nella nostra discrezione. Indicandole facciamo loro torto: o, più propriamente, le sottraiamo al loro spazio che è quello della riservatezza e dell’amicizia. Ma arriva un momento in cui quella specie di austerità che è il centro di ogni libro importante, sia pure il più tenero e il più doloroso, lo libera da noi e rompe ogni legame. Il libro ormai è privo di appartenenza, ed è questo a consacrarlo libro”.

Maurice Blanchot

 

 

1

 

« Io ti ho dato il mio nome, Sarah, una via senza uscita. »

(Diario di Yukel)

« Io grido. Io grido. Yukel. Noi siamo l’innocenza del grido. »

(Diario di Sarah)

 

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Joë Bousquet

 

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«Tu scrivi per aprire con la tua solitudine un largo sentiero verso altri»

 

Ho visto giungere a me uomini e donne. Dotati di sensi certamente più delicati dei miei, capivano meglio di me le mie parole; non erano con le loro orecchie che mi ascoltavano, ma con ciò che loro stessi avevano da dire. Ho sentito l’obbligo di rispondere alle loro richieste e mi lasciavo guidare dalla fiducia che mi testimoniavano…

Non sono cosciente di ciò che do. Non sono neppure cosciente di possedere qualcosa. Provo vergogna di possedere tutto ciò che ho tra le mani, sapendo da dove mi viene.

Più triste e più umile di tutti, sono come perduto nella folla di coloro che credono che io esista. Vedo il loro errore…

Tuttavia è questo malinteso ad avere più probabilità di dare un senso alla mia vita. Lo sforzo che compio per uscirne traccia la linea che posso seguire ad occhi chiusi.

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