Michel Leiris ~ Specchio della tauromachia (2)

 

Veronese, Ratto di Europa

Paolo Caliari, detto il Veronese, Il ratto di Europa, 1580, olio su tela, 340×370 cm, Palazzo Ducale, Venezia

 

 

 

L’amore e la tauromachia

 

Così la tauromachia più che uno sport, è un’arte tragica, in cui l’armonia apollinea appare distorta [gauchie] dall’insorgere di forze dionisiache[1]. La questione che ora si pone è la seguente: che cos’è questa incrinatura attraverso la quale si manifesta l’elemento oscuro? Che cos’è questa crepa di dove salgono gli effluvi di un delirio panico?

Se, in materia d’arte, la nozione stessa di “bellezza” comprende, tra le altre idee, quella di un’attrazione sessuale che si esercita in modo più o meno indiretto[2], in materia sessuale si trova l’arte, anche quando non si tratta dell'”erotismo” propriamente detto.

Stricto sensu, l’erotismo può essere definito, in effetti, come un'”arte dell’amore”, una sorta di estetizzazione del semplice amore carnale, che si tratta di organizzare in una serie di esperienze cruciali. Ma, lato sensu, esso si confonde con l’insieme delle “opere della carne”, nel significato cristiano del termine; e ci si può anche chiedere se alcuna eccitazione sessuale sarebbe mai possibile senza l’intervento di un minimo d’erotismo, sia sotto forma dell’idea di peccato (concepito in modo romantico o, inversamente, come licenziosità), sia sotto forma d’un’idea di gioco, di lusso, di piacere goduto al di fuori di ogni considerazione utilitaria, vale a dire sotto forma d’un’idea in qualche modo estetica.

 
Continua a leggere

Michel Leiris ~ Specchio della tauromachia (1)

 

Francisco Goya - Agilità e audacia di Juanito Apinani nell'arena di Madrid, 1816, acquatinta a inchiostro

Francisco Goya – Agilità e audacia di Juanito Apinani nell’arena di Madrid, 1816, acquatinta a inchiostro

 

 

Uno spettacolo rivelatore

 

Come Dio – coincidenza dei contrari secondo Nicolò Cusano[1] (vale a dire: quadrivio, intersezione di tratti, biforcazione di traiettorie, piattaforma mobile o terreno incolto dove s’incontrano tutti gli erranti) – ha potuto essere patafisicamente definito “il punto di tangenza dello zero e dell’infinito”[2], così vi sono, tra gli innumerevoli fatti che costituiscono il nostro universo, delle specie di nodi o punti critici che si potrebbero geometricamente rappresentare come i luoghi dove ci si sente tangenti al mondo e a sé stessi.

Certi siti, certi eventi, certi oggetti, certe circostanze rarissime, in effetti, quando avviene che si presentino davanti a noi o che vi siamo coinvolti, dànno l’impressione che, nell’ordine generale delle cose, abbiano la funzione di metterci in contatto con quanto c’è di più intimo, vale a dire, ordinariamente, con quanto c’è di più torbido, se non di più impenetrabilmente nascosto, nel fondo di noi stessi. Sembrerebbe che tali siti, eventi, oggetti, circostanze abbiano il potere di condurre per un brevissimo istante alla superficie piattamente uniforme tramite la quale aderiamo abitualmente al mondo, alcuni degli elementi che appartengono più intimamente alla vita del nostro profondo, prima di lasciarli tornare – scivolando lungo l’altro ramo della curva – verso la fangosa oscurità di dove erano saliti.

Continua a leggere

Clarice Lispector ~ “Uma história de tanto amor” e “Uma esperança” [3]

 

Lasa Segall, Fugura com pássaro, 1955

Lasar Segall, Figura com Pássaro, 1955

 

 

Una volta ho detto che scrivere è una maledizione. Non ricordo di preciso perché l’ho detto, e sinceramente. Oggi lo ripeto: è una maledizione, ma una maledizione che salva.
(…) È una maledizione perché si impone e trascina con forza come un vizio penoso da cui è quasi impossibile liberarsi , poiché niente lo sostituisce. Ed è una salvezza.
Salva l’anima prigioniera, salva la persona che si sente inutile, salva il giorno che si vive e che mai si capisce a meno che non si scriva. Scrivere è cercare di capire, è cercare di riprodurre l’irriproducibile, è sentire fino in fondo il sentimento che altrimenti rimarrebbe solo vago e soffocante. Scrivere è anche benedire una vita che non è stata benedetta.
Che peccato che io sappia scrivere solo quando la «cosa» arriva spontaneamente. In questo modo mi trovo in balia del tempo. E, fra uno scrivere sincero e l’altro, possono passare anni.
Sto ripensando con nostalgia al dolore di scrivere libri.

(Scrivere, 14 settembre 1968)

 

 

Uma história de tanto amor

 

C’era una volta una bambina che osservava così intensamente le galline da riuscire a leggere la loro anima e i loro intimi turbamenti. La gallina è ansiosa, mentre il gallo prova angosce quasi umane: sente la mancanza di un amore vero in quella specie di harem, e oltre a ciò deve vegliare quasi tutta la notte per non perdere il primo dei più remoti chiarori e cantare il più sonoramente possibile. È il suo compito e la sua arte. Tornando alle galline, la bimba ne possedeva due tutte per sé. Una si chiamava Pedrina e l’altra Petronilla.

 

Continua a leggere

Lu Xun ~ «Eremiti» e «Morire in segreto»

 

up_14260573610473543_0
 

Eremiti

 

25 gennaio 1935

 

Quello di eremita è sempre stato un bel nome, anche se qualche volta viene preso in giro. Fra i più notevoli, i versi di satira su Chen Meigong [sec. XVIII], citati ancora oggi

Veloce una gru fra le nubi
Vola avanti e indietro dallo yamen del primo ministro

Credo che vi sia qui un malinteso. Da parte sua, egli «presumeva troppo di sé», per cui negli altri si generava una «sopravvalutazione»; dalle due parti «ci si è dimenticati di chi si trattava» e non si riusciva a «intendersi», ma non si rinunciava a «esprimersi»; dal che venne un gran questionare.

 

Continua a leggere

Gottfried Benn

 

 

foto_gottfried_benn

 

 

Raschiamento

 

Riversa se ne sta come nell’atto
di quando concepì,
divaricate le cosce
nell’anello di ferro.

Un dilagare il capo, e senza durata,
come se gridasse:
dammi, dammi, gorgoglio i tuoi brividi
giù fin in fondo in me.

Ancor forte la carne di poco ètere
e s’avventa:
dopo di noi il diluvio e il poi
solo tu, solo tu…

Crollano le pareti, stracolmi son tavolo e sedie
di vive sostanze, sitibondi
d’emorragia, d’anelante tumulto
e d’un imminente morire.

 

Continua a leggere