Luigi Malerba ~ Strategie del comico (3)

 

Kienerk

Giorgio Kienerk, Sorrisi (1900)

 

Torte in Faccia

 

Un signore in frac e cilindro, una signora con cappello di piume e collana al collo, sono obiettivi ideali per la torta in faccia. Anche l’ambiente deve essere «alto» per dare forza alla trasgressione. La porta viene portata nel luogo della festa e i personaggi importanti e eleganti sono dentro la festa (la festa si trasforma in farsa per mezzo delle torte in faccia). Si ride nel vedere imbrattati di panna e crema i personaggi che in un altro luogo umiliano il prossimo con la loro autorità e con il loro potere. Il riso che trasgredisce questa autorità sta dalla parte dell’umile che, ridendo del potente, ha la sua rivincita. Dunque il riso della torta in faccia, che appare fra tutti come il più innocente e gratuito, quasi un riso infantile, in realtà è un ridere sociale, ha una decisa connotazione «politica». Esso ristabilisce per un momento degli equilibri sociali perduti, segna la rivincita momentanea di una classe inferiore che copre di crema e di ridicolo quella superiore.
La goffaggine del cameriere può essere autentica, ma l’inciampo è consciamente o inconsciamente premeditato e la torta andrà a colpire l’obiettivo giusto sempre e con precisione. La torta in faccia non perdona (probabilmente la torta in faccia è stata inventata da comici ebrei).

  Continua a leggere

Luigi Malerba ~ Strategie del comico (2)

 

The Moschophoros, 570 a.C. circa, scultura, marmo dell'Imetto, Museo dell'Acropoli, Atene

The Moschophoros, 570 a.C. circa, scultura, marmo dell’Imetto, Museo dell’Acropoli, Atene

 

Comico soggettivo

 

Racconta Šklovskij (Il punteggio di Amburgo) che in una casa di Amburgo suonavano sul mandolino Eterna memoria, una celebre marcia funebre, e che in una stanza c’era gente che piangeva mentre in una stanza attigua altri ballavano al suono della stessa musica. Dunque una musica, un gesto, un discorso, un atteggiamento, può provocare nello stesso tempo il riso o il pianto. Dunque il riso come fenomeno del tutto soggettivo? Il comico come segno invertibile? In una sala di gente andremo alla ricerca di una persona che piange. E questa non sarà l’eccezione che conferma la regola, ma la coincidenza degli opposti annidata nei meccanismi segreti del comico.

Continua a leggere

Luigi Malerba ~ Strategie del comico (1)

 

Medardo Rosso, La vecchia (La mezzana), 1883

Medardo Rosso, La vecchia (La mezzana), 1883

 

Arguzia truffaldina

 

Todie il furbo chiede in prestito un cucchiaio d’argento a Lyzer lo spilorcio. Dopo qualche giorno gli restituisce il cucchiaio assieme a un cucchiaino d’argento. «E questo cosa significa?» domanda Lyzer. Todie gli racconta che il cucchiaio ha dato alla luce il cucchiaino e lui ora gli restituisce la madre insieme al neonato. Buono per lo spilorcio, che è stracontento. Dopo qualche giorno Todie il furbo chiede in prestito otto candelieri d’argento a Lyzer lo spilorcio. Ottenuti in prestito i candelieri, corre a venderli e intasca il denaro. Quando arriva il giorno della restituzione dice a Lyzer che non può «perché sono morti». «Com’è possibile che dei candelieri muoiano?» dice lo spilorcio. E il furbo risponde: «Se i cucchiai possono partorire, i candelieri possono morire».

L’arguzia truffaldina messa in opera dal sillogistico furbastro Todie è raccontata da Isaac Bashevis Singer in Quando Shlemiel andò a Varsavia. L’arguto personaggio di Singer riesce dunque a impossessarsi di otto candelieri d’argento con l’investimento di un cucchiaino e di due battute. L’arguzia, forma verbale del comico, è un’arma a doppio taglio, di offesa e di difesa, usata tradizionalmente dal povero contro il ricco, dal servo contro il padrone, dall’oppresso contro l’oppressore.

Nella narrativa tradizionale la truffa non ottiene quasi mai risultati stabili e alla fine viene ripristinato l’equilibrio, restituito il maltolto o comunque acquietata la vittima. Il risultato dell’arguzia invece non viene mai contestato, esattamente come la vincita di una scommessa che rimane al vincitore, il quale fruisce di una legalità clandestina e abusiva, sancita da rigorosi codici d’onore («debito di gioco, debito d’onore»: il gioco di denaro è fondato sulla scommessa). Il comico nobilita la truffa e garantisce l’impunità per il truffatore arguto.

Continua a leggere

Peter-Paul Zahl ~ L’avvocato del terrore

L’avvocato del terrore (*)

servendosi del piede di porco
s’introduce nella mia casa
irrompe nella mia stanza da letto
mi minaccia tra le lenzuola
e dice: vengo da parte di Baader
eccetera

 

di chi?
borbotto addormentato
ah sì
Baader
in piedi! in piedi! dice l’avvocato terrorista
e fino all’alba
cospiriamo

 

poi seguendo gli ordini
comincio a terrorizzare a destra e a manca
qui rapino una banca
là faccio secco qualche poliziotto
e costruisco delle bombe
grandi come obelischi

 

succede
quello che deve succedere
dal momento che non ho imparato
il mestiere di terrorista
(non sono né capitalista
né burocrate)
vengo arrestato e ho ancora appena il tempo
tatà tatà
di stendere tre fruttivendoli

 

finisco dentro
lì è fantastico
prima colazione: pollo arrosto
a mezzogiorno: bistecche
e la sera concludiamo con prosciutto e asparagi
senza dimenticare: il sigaro avana

 

attraverso la corrispondenza col mio avvocato
mi faccio indottrinare:
leggo il manuale dei ranger
il codice di procedura penale
e i «briganti» di Schiller

 

ma giorno e notte
prigionieri infuriati ruggiscono:
«basta con il Baader-Meinhof
il maledetto assassino senz’anima!»
chiedo perciò una cella più tranquilla

 

mi viene concessa
tutto solo nella sezione sorvegliati speciali mi godo
il silenzio
dispongo di 560 libri di argomenti terroristi
di un mitra (oh scusate:
volevo dire «macchina da scrivere») della TV a colori

 

trattato con grandissimo tatto e con rispetto
penso invece solo a mentire
a ingannare a uccidere
invento così storie di rappresaglie e di segregazioni
eccitato dal mio avvocato e da lui rifornito
di pervitin
anfetamine
alcool e preludin

 

eseguo il suo ordine
di diventare martire e di suicidarmi –
inizio perciò lo sciopero della fame
visitato ogni giorno da avvocati terroristi
le cartelle straripanti
di bombe a mano
pizze e torte rosse
respingo ostinatamente – vengo nutrito in segreto! –
medici e specialisti
rifiuto anche di farmi esaminare
dagli psichiatri di stato

 

instancabile scrivo lettere
che minacciano la sicurezza e l’ordine
della prigione (e che «passano agli atti»)
invento squadre di punizione
e mi succhio la repressione
da tutte le dita

 

il posto più sicuro dove continuare
a dipanare la rete del terrore
è la cella di sicurezza qui al fresco
i miei avvocati trascinano fuori sacchi pieni
di messaggi clandestini per i miei complici

 

io ordino loro
di demolire interi quartieri della città
di avvelenare fiumi e canali
di aumentare le imposte e gli oneri sociali
di diminuire i salari

 

ho la simpatia e il sostegno
della stampa infiltrata dagli estremisti
ogni giorno
le radio rosse diffondono i miei comunicati
come il ragno al centro della tela
io dirigo la fitta rete del terrore

 

mentre il mio avvocato terrorista seduce ragazzi e ragazze di questo paese
e li arruola per liberarmi
io do precise istruzioni alla commissione di sorveglianza
oh scusate
volevo dire: al gruppo
alla banda

 

partendo dai covi del terrore
paranoici e fedeli a Pechino
psicopatici eccitati scavano
tunnel profondi
fin sotto al carcere e fino alla mia cella
io faccio saltare le sbarre

 

con la dinamite introdotta segretamente dal mio avvocato
balzo verso la libertà
mi cambio gli abiti
e me la filo in un baleno
mentre il mio avvocato terrorista
e i suoi lacché ghignando aprono il fuoco
su dei deliziosi guardiani
che non sospettano di nulla
(e che risultano sempre padri di bambini!)

 

con un passamontagna calato sul viso e stivali da cospiratore
impudente
perfido
depravato
nemico di ogni disciplina & regolamento
straripante di energia
criminale
mano nella mano
braccio sottobraccio
dormendo a fianco
con l’avvocato terrorista

 

io proseguo le mie infami macchinazioni
il cui seguito potrete leggere
nella stampa semiufficiale della repubblica federale
BILD
Welt e Bayernkurier

 

traduzione di Nanni Balestrini

 

 

(*)

Nanni Balestrini tradusse per “Alfabeta”, n. 14 giugno 1980, pp. 13-14 questa poesia tratta da Am Beispiel Peter-Paul Zahl (Per esempio Peter-Paul Zahl), a cura del «Comitato Peter-Paul Zahl», Verlag Neue Kritik, Myliusstr. 58, Frankfurt a. M. e in Der Fall Peter-Paul Zahl (Il caso Peter-Paul Zahl), documentazione in tedesco inglese e francese, a cura dello stesso comitato. Da notare che nel linguaggio dei media tedesco-occidentali di allora il termine Terroristenanwalt (l’avvocato dei terroristi) diveniva sic et simpliciter Terroranwalt (l’avvocato terrorista).

§

 

[Riprendere una nota biografica del 1980 sembrerà esercizio inutile e sviante. Nel frattempo infatti una vita si è compiuta, ha deviato da quel percorso tracciato, soprattutto ha mostrato la defettibilità del presente del passato, il suo angolo prospettico parziale e inattuale. Il ricorso, in questi casi, all’onnipotenza esplicativa della rete, alle pacificanti e condivise notizie di Wikipedia, vuole in realtà definire, nel senso di de-limitare, una vita. Nel riprendere perciò le note di Nanni Balestrini non aggiungerò il «seguito di una vita» che ognuno riempirà come crede, in fondo è un altro modo di riflettere sul reale e sulla (pretesa) potenza salvifica della poesia.

Si noterà solamente che della produzione del romanziere, poeta e saggista Peter-Paul Zahl in Italia non è mai stato pubblicato niente: solo le edizioni Socrates hanno in catologo pubblicazioni successive alla sua storia carceraria, quando era ormai “esiliato” in Giamaica.

Peter-Paul Zahl (13 marzo 1944, Freiburg im Breisgau – † 24 gennaio 2011, Port Antonio, Giamaica).]

Peter-Paul Zahl

Peter-Paul Zahl

Ci siamo finalmente sbarazzati di questa gente che vuole cambiare il sistema. È una necessità politica ora fare in modo che i topi non escano più dalle loro fogne.

Franz Heinrich Ulrich, portavoce della direzione della Deutsche Bank al Congresso dell’Harvard Club del 1972

 

Peter-Paul Zahl nasce nel 1944 a Freiburg im Breisgau. Passa la sua infanzia a Feldberg (Mecklenburg) nella Germania Orientale, dove i suoi genitori possedevano una piccola casa editrice, per bambini. Quando la famiglia fugge all’Ovest, si trova in condizioni difficili, e Peter-Paul, terminato il liceo, lavora come apprendista tipografo. Ottenuto il diploma, nel 1964 si trasferisce a Berlino Ovest. L’anno seguente si sposa, e con un prestito dei suoceri apre una piccola tipografia, dove lavora con la moglie stampando soprattutto manifesti, opuscoli e giornali della sinistra extraparlamentare. Comincia anche a pubblicare articoli, poesie, racconti.

La tipografia comincia a essere tenuta d’occhio dalla polizia, e nel ’69 avviene una prima massiccia perquisizione, per sequestrare un numero della rivista Agit 883. Da allora le incursioni della polizia nella tipografia e nell’abitazione degli Zahl si succedono a ritmo regolare, con i pretesti più disparati. Nell’autunno del ’71 la moglie di Peter-Paul, madre di un bambino di 8 mesi e nuovamente incinta, non resiste alla guerra di nervi e deve essere ricoverata in una clinica per «delirio di persecuzione». Lo stesso anno Zahl viene condannato a 6 mesi dal giudice Brandt (ex nazista) per aver stampato un manifesto per il 1° maggio recante la scritta «Libertà per i prigionieri politici».

Sono gli anni in cui nella Repubblica Federale Tedesca gli organi di stato e i mass-media attuano una strategia di guerra per l’annientamento di ogni forma di opposizione. La tipografia Zahl è ormai controllata in permanenza dalla polizia. Nel giugno del ’72, approfittando dell’isteria provocata dalle imprese del gruppo Baader-Meinhof, essa è oggetto di un vero assalto di guerra, che occupano i tetti e bloccano le strade circostanti. Zahl è assente, viene a sapere che si volevano catturare dei terroristi nascosti, che lui stesso è ricercato per una rapina in banca, e decide di lasciare Berlino.

Il 14 dicembre ’72 viene rintracciato a Düsseldorf da due poliziotti in borghese. Si dà alla fuga, i poliziotti sparano contro di lui ferendolo. Anche Zahl, nel tentativo di bloccare i suoi inseguitori, spara due colpi con una pistola che portava con sé. Un poliziotto viene ferito leggermente. Zahl getta l’arma e si arrende.

L’arresto porta all’arresto di un terrorista facente parte della (mai esistita) «armata rossa del Reno». Ma l’avvocato di Zahl non riuscirà a prendere visione del mandato di arresto per cui era ricercato.

Nel 1974 ha luogo il processo. La corte, riconoscendo che Zahl aveva fatto fuoco senza l’intenzione di uccidere, lo assolve dall’accusa di tentato omicidio e lo condanna a 4 anni per resistenza alla forza pubblica e lesioni.

Ma il P.M. si appella, e due anni dopo il tribunale accoglie la sua tesi secondo cui l’azione dell’imputato derivava dalla sua «personalità politica» di nemico dello stato. Zahl viene condannato a 15 anni per duplice tentativo d’omicidio.

In carcere Peter-Paul Zahl è stato sottoposto per lunghi periodi all’isolamento totale (denunciato da Amnesty International come una forma di tortura che può portare alla morte). È stato sottoposto al blocco totale di ogni informazione e comunicazione (proibizione di ascoltare la radio, cassette di musica e di lezioni di lingue, di ricevere libri e giornali, di scrivere e ricevere lettere, anche al e dal suo avvocato).

Gli è proibito attualmente di frequentare i laboratori e le attività sportive del carcere, di avere contatto con altri detenuti. È sottoposto a continue perquisizioni nella sua cella, a visite corporali prima e dopo i colloqui, la cui durata è stata ridotta a un quarto d’ora ogni 15 giorni, con la proibizione di abbracciare i visitatori. Parenti e amici vengono spiati, schedati, minacciati nella vita privata.

A Zahl è stato proibito di accordare interviste alla stampa e di incidere le sue poesie per la radio tedesca. Gli è vietato di conservare in cella una copia del discorso di difesa da lui pronunciato in tribunale. La poesia satirica «L’avvocato del terrore» è stata sequestrata «perché avrebbe potuto essere utilizzata come prova contro di lui». Gli è stata pure sequestrata la traduzione di un romanzo di Victor Serge che eseguiva per un editore tedesco, e il manoscritto del suo romanzo Isolation perché «diffamatorio e suscettibile di nuocere all’ordine e alla sicurezza interna del carcere». Contro queste misure il Pen Club e l’Unione Scrittori hanno protestato a più riprese. E Zahl ha reagito con numerosi scioperi della fame.

«Secondo la Corte Costituzionale – ha scritto Peter O. Chotjewitz su Die Zeit – è contrario alla costituzione distruggere con una pena troppo dura la personalità di un individuo che ha agito secondo la sua coscienza». Nel gennaio di quest’anno [1980] è stato conferito a Peter-Paul Zahl il premio Bremen di poesia. (N.Balestrini)

 

altre notizie preziose:

[qui]

“Il fascino discreto della «retroguardia»” in alcune immagini de “Il Novecento italiano” di Rossana Bossaglia

*

Nel 1979 uscì per Feltrinelli Il Novecento italiano: storia, documenti, iconografia di Rossana Bossaglia, un’opera che contribuì in modo fondamentale alla riscoperta dell’arte figurativa italiana del secolo scorso senza il timore di essere identificata come la riscopritrice nostalgica di una cosiddetta arte fascista. “Alfabeta”, mensile d’informazione culturale che iniziò le pubblicazioni quel medesimo anno, ne diede conto nel numero 11 del marzo 1980, con un articolo di recensione di Renato Barilli e una ricca carrellata, in rigoroso b/n da giornale degli anni settanta, di significative opere di quella stagione artistica. A.P. (evidentemente Antonio Porta) firmava l’editoriale dal titolo Il fascino discreto della «retroguardia» che qui trascrivo insieme alla riproduzione a colori di alcune di quelle immagini.

 

Piero Marussig, Nudo (o Venere addormentata), 1926 (Biennale di Venezia 1930)

Piero Marussig, Nudo (o Venere addormentata), 1926 (Biennale di Venezia 1930)


 

Continua a leggere